Nazim Hikmet & la Turchia, storia di un amore tormentato

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…le mie poesie sono pubblicate
in trenta o quaranta lingue
ma nella mia Turchia
nella mia lingua turca
sono proibite…
(Autobiografia, 1962)

Le radici più profonde del grande poeta turco Nazim Hikmet, tra le più importanti figure del panorama culturale del XX° secolo, affondano nella terra e nella storia del suo paese d’origine. Ma la vicenda che lo unì ai destini della Turchia contemporanea è fatta di rifiuti, fughe, dolore e persecuzioni. Il piccolo Nazim è nato a Salonicco all’alba del ‘900, allevato nei versi del nonno Mustafa Celaleddin Pasha, alto funzionario dell’allora Impero Ottomano, e nell’amore per la Francia di sua figlia, dai numerosi talenti artistici, un attaccamento che non impedì alla fascinazione per la Rivoluzione d’Ottobre di spingere le sue rotte verso Mosca. Nella città russa si recherà a più riprese a partire dal 1922 e vi trascorrerà buona parte del suo tempo, intrecciando stretti rapporti con i futuristi, con Mayakovsky e Meyerhold e respirando a fondo buona parte del suo fervore intellettuale.

Intrattenne corrispondenze epistolari con Federico García Lorca, Louis Aragon, e Pablo Neruda, e sarà proprio una petizione organizzata a Parigi da Sarte e Picasso a fare in modo che venga scarcerato nel 1949. Ritornato in Turchia nel 1938 era stato infatti condannato a 28 ani di prigione a causa di uno dei suoi scritti, considerato dal governo in carica come un elogio alla rivolta, e a quel che resta del suo luogo di prigionia di Istanbul abbiamo già dedicato un post. Sofferente, non più giovane e strenuo pacifista militante contro la proliferazione degli armamenti nucleari, richiamato per il servizio militare in piena guerra fredda, fuggirà in Unione Sovietica, dove morirà in esilio e senza la nazionalità turca della quale era stato privato per colpa.

Diventato polacco per linea materna soffrirà l’ostilità della sua vera patria come una ferita aperta, che i numerosi viaggi in giro per il mondo (ma non negli USA che gli rifiutarono il visto per le sue “simpatie rosse”), non riusciranno a lenire. Ad oltre un secolo dalla sua nascita, ed in seguito alla petizione firmata da oltre mezzo milione di cittadini turchi, il governo di Ankara ha deciso di ridare a Nazim Hikmet la cittadinanza turca toltagli nel 1951.

…non sono sceso nei ricoveri
nel mezzo della notte
non ho camminato per le vie
sotto gli aerei in picchiata
ma verso i sessant’anni mi sono innamorato
in una parola compagni
anche se oggi a Berlino sono sul punto
di crepare di tristezza
posso dire di aver vissuto
da uomo
e quanto vivrò ancora
e quanto vedrò ancora
chi sa. (Autobiografia, 1962)

Immagine da 21stcenturysocialism.com

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