Un brutto incipit fa venire immediatamente voglia al lettore di smettere di leggere quello che potrebbe anche essere un bel romanzo. Un bell’incipit, d’altra parte, non può rivalutare del tutto un brutto libro, ma comunque aiuta. Alcuni incipit sono dei piccoli capolavori, quasi auto-sufficienti e pienamente godibili anche a sé stanti.
Qualsiasi lettore italiano conosce l’incipit dei “Promessi sposi”: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti […], così come per qualsiasi lettore americano è celebre l’attacco di Moby Dick: Chiamatemi Ismaele, o per i russi quello della Prospettiva Nevskij: Non c’è niente di meglio della prospettiva Nevskij, almeno a Pietroburgo, dove essa è tutto. Si tratta di frasi originali, efficaci, significative, che entrano di diritto nella cultura di un popolo.
Scegliere alcuni incipit nell’oceanico panorama della letteratura significa inevitabilmente tralasciarne troppi altri meritevoli, ma, rientrando nel gusto personale, se ne elencano qui due sicuramente molto apprezzati: Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio (Cent’anni di solitudine, Gabriel Garcìa Màrquez) e Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. (Lolita, Vladimir Nabokov).
Gli amanti degli incipit non potranno fare a meno di visitare (e passare qualche ora ripromettendosi infinite volte che “questo è l’ultimo”) www.incipitario.com, un’ampia raccolta online degli incipit della letteratura di tutto il mondo.
diabolik
17 set 2007 - 13:44 - #1mentre leggevo il post ho pensato subito all’incipit di cent’anni di solitudine…grz
AngeloVitale
17 set 2007 - 15:00 - #2E io vi segnalo i Fincipit (www.fincipit.it) per i quali non ci si può cimentare senza essere buon e attento lettore.