Intervista a Fabrizio Valenza

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Tra i tanti scrittori su carta, abbiamo scovato in rete un appassionati di fantasy che ha deciso di pubblicare il suo romanzo prima a puntate sul suo sito, e poi in un ebook scaricabile gratuitamente.
Si tratta di Thoor, ovvero Fabrizio Valenza. Abbiamo posto anche a lui delle domande sul fantasy italiano.

Il fantasy per ragazzi sta avendo una grande diffusione dopo il boum del maghetto della Rowling, Harry Potter. Ma quello che sembra essere solo per ragazzi, si svela, poi, appassionare anche gli adulti, tanto da portare alla nascita di un vero e proprio filone di fantasy per adulti. Dov’è nascosta la fortuna di questo genere di letteratura?

Quel che vive un ragazzo nell’età della sua formazione e del passaggio al mondo degli adulti è fondamentale. In qualche modo, un ragazzo si trova a vivere già i drammi che poi si ripresenteranno nella vita di ognuno in ogni età, ma ha dalla sua parte forze e coraggio che dopo, spesso, mancheranno. Credo sia questo il motivo per cui le storie di un ragazzo come Harry Potter o di eroi in erba interessano anche gli adulti: ci proiettiamo nella loro vita, vedendoci riflessi nelle loro scelte, nei dubbi che li attanagliano ma anche nelle loro sconfitte.

Molti scrittori si stanno cimentando nella stesura di questo genere di romanzi.
L’enorme diffusione di un genere, ne decreta la fine perché scade nella banalità? Non c’è il rischio di avere tanti cloni di una stessa storia, con personaggi (quasi) diversi?

Innanzitutto bisogna dire che in Italia è da poco tempo che il fantasy sta cominciando a diffondersi in modo più capillare, soprattutto il fantasy italiano. In ogni caso non credo che grande quantità debba significare per forza scadimento nella banalità. La banalità dipende, secondo me, dal voler imitare gli altri e nel volersi inserire a tutti i costi in un filone sfruttando stereotipi che funzionano. Ma se ogni scrittore mette davvero se stesso nella storia che racconta non c’è rischio di cadere nella clonazione.

Quale il futuro dei fantasy italiani ora che Harry Potter è giunto alla sua fine? Quale altra declinazione del fantasy può essere proposta al grande pubblico?

Penso che Harry Potter abbia costituito un formidabile ricostituente al genere e che abbia spinto a cercare nuove vie narrative. La Rowling ha mostrato come sia possibile scrivere romanzi appassionanti, divertenti e originali utilizzando materiale sempre presente nell’immaginario collettivo. Credo che una cosa simile possa essere fatta proprio in Italia. Abbiamo un tessuto diffuso di narrazioni fantastiche che può essere utilizzato per dare un colore assolutamente italiano e mediterraneo al fantasy. Come in quasi tutti i campi creativi, l’Italia ha la possibilità di dare la sua voce a un settore fantasy che prevedo in espansione e di successo. Io lo chiamerei Med-Fantasy, un fantasy che comprende situazioni e trae spunto dai miti e dalla ricchezza narrativa tipica delle terre che si affacciano sul Mare Nostrum.

Parliamo dei tuoi libri. Da cosa nascono le tue storie? E perchè?

Proprio a proposito di Med-Fantasy, direi che “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde” è un romanzo che si colloca in questa tipologia: coniuga l’avventura e il romanzo di formazione con i miti nostrani, in particolar modo con quelli del Nord-Italia e della mia città, Verona.
“Storia di Geshwa Olers” è un romanzo suddiviso in sette volumi. Il primo è quello che ho già pubblicato on-line e reso disponibile per il download. Nasce dal mio incontro con il Trascendente, dall’irruzione del divino nella mia vita. Le sofferenze vissute e le difficoltà incontrate nel mio percorso personale – ma che tutti viviamo – sono sfociate in questa grande narrazione, incentrata sulla vita di un ragazzo sedicenne che si apre al mondo e alle sue minacce. In qualche modo Geshwa Olers sono io, anche se posso rispecchiarmi in tutti gli altri personaggi del romanzo, così come negli ambienti e nei paesaggi descritti.

Perché la scelta di autoprodursi attraverso la diffusione on line? Visto il successo del genere, non sarebbe stato preferibile affidare la propria opera ad un editore?

A dire il vero “Storia di Geshwa Olers” è di difficile collocazione editoriale. Nasce monumentale. Sette volumi non sono pochi. Ma soprattutto nasce dalla mia esperienza spirituale. Nel romanzo entra il mio rapporto con Dio, un Dio preciso, Gesù Cristo. Non ne parlo mai in maniera diretta, anche perché lo svolgimento degli avvenimenti è situato in una preistoria fantastica, ma voler commercializzare questa storia – o per lo meno partire con quel piede – mi avrebbe dato l’impressione di voler lucrare su un rapporto personale. E’ di sicuro una strada diversa quella della pubblicazione on-line, che offre molte possibilità multimediali, e cerco di sfruttarle al massimo. Dall’immagine al video, dalla musica alla canzone, dall’ipertesto ai materiali aggiuntivi, sto tentando di creare un supporto multimediale che possa aiutare il lettore a immedesimarsi ed entrare nel mio mondo fino in fondo. E’ ancora in una fase embrionale, ma il sito www.stedon.it tenta di mettere in campo proprio questo progetto.

Quanto tempo serve per far nascere un romanzo fantasy? E quali le difficoltà maggiori?

I tempi immagino siano quelli normali per la stesura di un romanzo qualunque. Dipende dal mondo e da tutto ciò che si vuole raccontare al suo interno. Più il mondo rappresentato è dotato di complessità e più tempo ci vuole per crearlo. Non è detto che si debba avere già tutto bello e pronto prima di mettersi a scrivere, però aiuta molto. In ogni caso, io ho cominciato a scrivere “Storia di Geshwa Olers” nell’ottobre del 1998 e fino ad oggi ho scritto quattro dei sette volumi. Una media di uno ogni due anni, grosso modo. Ho inventato la storia di Stedon (il mondo in cui è ambientato il romanzo), la sua evoluzione, i popoli, le lingue (cinque lingue, con tanto di regole grammaticali, pronuncia e scrittura), tradizioni letterarie e stili architettonici. Tutto questo mi diverte e ovviamente occupa un bel po’ del mio tempo.
La difficoltà maggiore che ho incontrato è stata la tentazione di rendere il progetto più commerciale, nella possibilità di renderlo accessibile a tutti e buono per ogni palato. Ma finora ho resistito.

Un tuffo nelle tue storie.

Vi narrerò l’inizio:
“La palude esalava vapori che si alzavano come aliti acidi dall’acqua, mentre il mago affondava un passo dopo l’altro nella terra fangosa. Le rovine lo circondavano da ogni parte, i loro contorni rotti tagliavano l’aria come tanti rasoi. Nel muoversi, non badava al nugolo di insetti che gli volteggiavano intorno, nè al fetore che lo circondava: la sua attenzione era completamente assorbita dalla costruzione megalitica che si ergeva davanti a lui.
Alta, nera e spaventosa, come un enorme albero bruciato, Tir Demàr – la Torre del Pianto – sorgeva al centro esatto della città antica.
Si guardò attorno con occhi spalancati, perché sapeva che non ci sarebbe stato nulla di semplice… anzi, l’angoscioso presentimento di essere un animale braccato aumentava all’aumentare dei suoi passi. Quando si trovò a soli dieci metri dal recinto crollato della torre percepì una strana vibrazione.”

Ovviamente continua, con l’ebook che potete scaricare da questi siti: http://geshwa.splinder.com oppure www.ludicamente.net.

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  • nickname Commento numero 1 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Fabrizio e io avemmo un breve scambio di battute verso la fine del 2005. Mi rivelò del suo voluminoso progetto, ma non mi disse che riguardava il suo rapporto con lo spirito, bensì soltanto che aveva l'ambizione di scrivere qualcosa di profondo. Mi piace la sua intervista e m'incuriosisce il Cristo nel fantastico - cosa che non è così lontana come potrebbe apparire; perlomeno non lo è il rapporto con lo Spirito. Nella mole sempre più pericolante di "libri ancora da leggere" cercherò uno spazio per Geshwa Olers. Infatti, trovo più che comprensibile la scelta di sfruttare internet, quando gli editori non ritengono di pubblicare un progetto voluminoso. Avrei fatto lo stesso, se non avessi avuto fortuna. E sono tuttora pronto a fare altrettanto, nel caso di futuri progetti non accettati. Il mercato del libro non è così incline alla scrittura profonda. Il suo incipit, oltre tutto, mi convince che Geshwa Olers sia da tenere sott'occhio. Lo farò. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Ciao Andrea e grazie per le tue parole. Riguardo al rapporto tra fantastico, Cristo e Spirito, un giorno lo scrittore Giuseppe Genna mi ha detto che, secondo lui, il fantasy è tutto di ascendenza mistico-cristiana. Non sono però del tutto d'accordo, anche se il pensiero è molto sottile e profondo. A presto. Fabrizio Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    In effetti, Fabrizio, una simile affermazione andrebbe spiegata. Come te, non sono del tutto d'accordo, anzi… direi che lo sono poco. Vi sono troppi esempi di Fantasy assai poco mistica. Ma, certo, uno dei temi fondamentali del genere è la mistica (non così spesso cristiana, come vorrebbe lui, però). In ogni caso, spero presto di poter commentare il tuo primo (di sette!) romanzi. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Spero di avere questo onore! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 5 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Complimenti a Fabrizio per il lavoro che sta portando avanti e per i meritatissimi risultati che sta ottenendo. Ma sopratutto è bello vedere che esistono romanzi con contenuti cristiani in un momento in cui la Chiesa Cattolica sembra essere attaccata da più parti è giusto diffondere il messaggio di Cristo in ogni modo possibile, per questo faccio un grande tifo per Fabrizio e il suo Geshwa. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 6 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Rispetto ogni punto di vista, ma resto dell'idea che il messaggio di Cristo e la Chiesa siano piuttosto distanti. Non è un caso che la gente si sia allontanata… anche se, questo è vero, metà parte della colpa è della gente, che insegue dei pagani, come il successo, il denaro, l'apparenza, eccetera (American Gods di Neil Gaiman parla proprio di questo, tanto per restare in tema!). C'è una perdita di valori e la società ne è responsabile. Ma la Chiesa non è un grande esempio di valori, troppo spesso. La gente non ne può più di difese di casta, di buone prediche da pessimi razzolatori. Non so voi, ma io sento un pressante bisogno di pulizia… e vedo troppo lerciume in luoghi che dovrebbero essere lindi. In tutto questo, anche io sono felice che Fabrizio abbia voluto inserire un messaggio cristiano nei suoi libri; di più, che il messaggio cristiano sia cardine nella sua opera. Credo ve ne sia bisogno. E credo sia coraggioso da parte sua. Anche perché la Chiesa, tanto per dirne una, non approva la Fantasy (tanto per citare una delle cose più sciocche con cui la Chiesa sente il dovere di confrontarsi: ridicolo). E quando al buon senso si sostituisce una lotta per il mantenimento del potere di suggestione - come io credo che sia e non lo nascondo -, be'… d'istinto guardo altrove. E, Fabrizio, Questor, io parlo da credente. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 7 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    La Chiesa (o meglio: alcune parti della Chiesa perché la Chiesa siamo anche noi che siamo battezzati, anzi soprattutto noi!) non attacca il fantasy tout court. Anzi: ha sempre parlato bene di Tolkien, Lewis, di Harry Potter ne parla bene nonostante detrattori anche tra alte cariche (ma Civiltà Cattolica - che è il max organo di diffusione culturale della Chiesa - lo ha promosso) e di altri. E' vero comunque che ci sono grosse cadute di stile ma io le vedo di più non tanto come grosse cadute di stile della Chiesa, proprio perché la Chiesa è molteplice e ricca al suo interno, quanto di alcuni suoi membri. E proprio per le ragioni che dici tu, Andrea: per mantenere un potere di suggestione o, per dirlo in altre parole, per dar l'idea che la Chiesa abbia un punto di vista granitico, inattaccabile e, quindi, di cui ci si possa fidare. Ma la Chiesa non è così: la Chiesa è ricca, varia, ha molte idee al suo interno… Vabbé, scusate il predicozzo. :-) Fabrizio Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 8 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Forse hai ragione, dovrei dare meno ascolto al sensazionalismo dei giornalisti, che magari pubblicizzano soltanto le prediche di alcuni e non portano alla luce pareri più "illuminati" (dotati di buon senso). Esiste on-line "Civiltà Cattolica"? O, dove si possono reperire le sue opinioni? Ricordo, comunque, che uno dei maggiori detrattori proprio di Harry Potter fu colui che ora è Papa. Cosa non da poco. E, mi spiace, ma questo Papa mi allontana dalla Chiesa (parlo della Chiesa come istituzione e i suoi, umili, "funzionari"). Ben altra carica umana aveva Giovanni Paolo II, che riuscì a conquistarmi col suo calvario, nonostante certe oscenità dette per (volgare)coerenza negli anni precedenti alla sua malattia. E cosa dire dei Papa Boys? Il Papa non può potare la croce delle loro affermazioni, ma ne prende le distanze? Chiedo, perché non lo so. Se volete, magari continuiamo l'interessante discussione altrove. Sapete come contattarmi. Ma, insomma, non vorrei sembrare blasfemo o eretico o schierato aprioristicamente, proprio quando invece volevo sottolineare che il carattere cristiano/spirituale della tua opera è proprio ciò che mi attrae! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 9 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    No no, infatti, ti sono grato per aver sottolineato questa caratteristica. Anche a me è l'aspetto - quello spirituale - che più mi preme sottolineare. Ciao. Fabrizio Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 10 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Andrea, una volta la pensavo esattamente come te, ma quando fai l'incontro con Cristo capisci che esso non può essere disgiunto dalla sua Chiesa, ecco perchè so che Fabrizio non parla di Cristo senza parlare della sua Chiesa. Diciamo che se incontri Cristo ti riconcili anche con Ruini :) Cmq sì ne parliamo da un'altra parte, mi sembra più giusto. Andrea, ti dirò, che io il Papa di prima non l'ho amato molto, troppo "tarallucci e vino" questo lo sto amando, non perchè sia sempre d'accordo con lui, ma perchè lo capisco, parla il mio linguaggio ed è molto razionale nel farlo. Poi posso dissentire, ma apprezzo la sua chiarezza. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 11 su Intervista a Fabrizio Valenza

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    Thanks boys<br />4cc6cd40624a388aa97532e96353c8cd Scritto il Date —