Giancarlo De Cataldo, Nelle mani giuste

Dopo il successo di “Romanzo criminale”, era davvero difficile per Giancarlo De Cataldo tornare in pista. Lo ha fatto ripartendo, cronologicamente, dal punto conclusivo di “Romanzo criminale”. “Nelle mani giuste” racconta la storia di un momento epocale per la recente storia italiana, il biennio 92-93, quello della morte dei giudici Falcone e Borsellino, dell’avvento di Mani pulite che getta scompiglio nel marcio della politica italiana, determinando la fine della Prima Repubblica e la messa in crisi dei delicati equilibri tra Stato e mafia, a cui si aggiungono le stragi, sempre di stampo mafioso, della primavera-estate del 93, a Roma, Firenze e Milano.
Questa è la macrostoria, lo sfondo all’interno del quale si innervano i destini personali dei protagonisti, le microstorie che si intrecciano sulla scena di questo dramma collettivo: ci sono le mattanze e gli ammazzamenti di 'u zu’ Cosimo, il capomafia cinico, spregiudicato e paziente che si muove in una Sicilia spettrale. C'è Nicola Scialoja, già presente in “Romanzo criminale”, che ricopre il ruolo di cardine segreto tra Stato e criminalità organizzata, con il difficile compito di scendere a patti con la mafia. Con lui lavorano il carabiniere Camporesi e l'affascinante Patrizia, anche lei presente nel romanzo sulla Banda della Magliana, che però fa il doppio gioco e ha una relazione con Stalin Rossetti, il quale a sua volta stringe rapporti con Angelino Lo Mastro, un boss siciliano in ascesa.
E l’elenco dei protagonisti potrebbe continuare. Come dimenticare Pino Marino, spalla destra del truce Stalin Rossetti, con la passione per la pittura, che si innamora di Valeria, tossica da redimere ed amare, o Maya, moglie di Ilio Donatoni, imprenditore che si lascia travolgere nel vortice di azioni dalle quali non si può tornare indietro.
In questa rappresentazione malata dell’Italia di un passato davvero prossimo non mancano i politici. Un romanzo che maneggia una materia difficile da plasmare narrativamente proprio perché ancora troppo calda e recente. De Cataldo fa centro, crea un romanzo che, pur nella costruzione di un mondo possibile, e come tale fittizio, amplia gli orizzonti di comprensione di quegli anni spettrali.

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