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Il rimedio perfetto di Lucrezia Lerro

Pubblicato: 13 giu 2007 da Manila Benedetto

Ricevo e volentieri pubblico un intervento dell’operatore culturale Mauro Marino, di Lecce, che condivide (tra oggi e domani) con noi due sue letture.

La letteratura svela ciò che è nascosto, dice dove c’è il balbettio e il non volere della malattia. Le “scritture” ci aiutano ad indagare “mondi”. Vi entriamo portati da narrazioni sempre più (o è sempre stato così?) tentate da una definizione dell’inquietudine, dell’oscuro, del mistero, della piega dove l’umano si nasconde o trova rifugio.
Conosciamo - pur rimanendo spesso candidamente inconsapevoli - la nostra epoca, traversata e travagliata da continue fibrillazioni: è il dolore il parametro per meglio interpretarla, un dolore che prorompe nell’ordinario, nella quotidianità. Quello che l’esterno impone come condizione, recinto esistenziale, vestito dei giorni, con cui fare i conti, confrontarsi per crescere e quello inventato, importato in sé, impiantato, coltivato, accudito come “risorsa” di sottrazione e di annullamento di ogni resistenza. Due libri di Bompiani, di recente pubblicazione ci raccontano due storie per molti versi esemplari per tentare di comprendere l’universo della “crescita”, del venire e del farsi al Mondo, nel e con il dolore. Farsi deboli e fortificarsi, soccombere e resistere nell’agio che genera paura e nel disagio che rende consapevoli quando accolto e affrontato. Dolore, mancanza, orgoglio e sconfitte si intrecciano svelando due Italie, due condizioni, due tracciati di vita


Il rimedio perfetto di Lucrezia Lerro

Con il “Il rimedio perfetto”, Lucrezia Lerro - poetessa trentenne alla sua seconda prova narrativa - ci porta in una storia dove disagio ed inquietudine esistenziale coincidono con un tessuto sociale degradato, quasi primitivo e a tratti surreale. Se non fosse per il nome delle cose, intorno: il camioncino con la scritta Algida, la felpa della Parmalat, la Singer della madre, cadremmo in un tempo straniato, fiabesco. Tuttavia le conseguenze significanti che fanno la fiaba permangono e si addensano nel racconto. E’ come Cenerentola, la protagonista, messa al lato dalla vita! “Un Alice, senza nessuna meraviglia intorno” se non lo squallore di una Campania, densa di pioggia e d’umido, di pidocchi e di cimici, ritratta dopo il terremoto del 1980. Solo i dolci la consolano. Se li procura, con astuzia e determinazione rubando e ingannando i commercianti, nascondendosi in pertugi improbabili, costruendosi un mondo (quasi) parallelo di incanti impossibili che l’aiutano a resistere. “Dovevo raggiungere presto il mio nascondiglio. Solo lì mi sentivo al sicuro, solo lì, sotto le scale. …Rubavo e andavo a nascondermi, poi mi torturavo i capelli per ore senza sapere perché.”
Ma bisognerà pur fuggire, un giorno, per cercar fortuna e riscatto, crescere per essere capaci di trovare rimedio. Per fare la vita, Vita!
Alleva gli occhi al bene Alice in un ordinario anaffettivo, crudo e privo di pietas lei trova l’amore. L’amore, “il rimedio di tutto”.
La costruzione della sua ‘fuga’ è un percorso di accoglimento e di comprensione del disagio degli altri. C’è la nonna-Strega, che violenta ed autoritaria porta avanti la famiglia. La madre, la Rossa la chiamavano, che cuce e tesse amori: tanti, segreti, tutti unici, raccontati dentro corsivi-lettere che attraversano il libro. Il padre considerato lo scemo del paese che “non sapeva cosa farsene del tempo” dice di sé: “Io non sono pazzo, sono soltanto malinconico”. Le sorelle che la ignorano, la escludono con cattiveria dalla loro vita e la maestra che la umilia in ogni modo. Una vita di resistenze, una vita di perdite nella perenne mancanza d’una quiete certa. Una vita che intreccia solitudini dove la “felicità è non pensare” e la vita si fa nella fuga. Staccarsi, andare, slegare i destini. Farsi forti è nella pena del crescere, trattenere il dolore “nel groviglio dei ricordi” per quel germoglio che prima o poi muterà destino e vita.
Un libro crudo e crudele e insieme positivo, che incoraggia!

Lucrezia Lerro
Il rimedio perfetto
Bompiani, pp184, euro 14.00

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