Vladimir Archipov, Design del popolo

La povertà aguzza l'ingegno. Si può sintetizzare con questa frase il contenuto di Design del popolo, bizzarro libro pubblicato da Isbn, frutto di un lavoro di ricerca atipico effettuato dall'artista Vladimir Archipov. Archipov ha girato per anni le città e le campagne russe alla ricerca di oggetti fai da te da inserire nella sua collezione. Ne è uscito fuori questo libro, che contiene 220 oggetti nati dalla necessità quotidiana, dal bisogno che stimola l'inventiva. Gli oggetti, inoltre, forniscono un lucido ritratto dell'Urss e degli anni della Perestrojka, prima della venuta al potere di Putin. Ad ogni immagine dell'oggetto schedato si accompagna una sorta di testimonianza dell'autore o dei familiari dell'autore, i quali raccontano le ragioni e i contesti che hanno determinato la nascita di simili oggetti.
Si va dalla mazza da hockey, costruita con legno di ciliegio e nastro isolante, al castello giocattolo, fatto di scatole, colla e tempera, dallo zerbino di tappi di birra alla vasca d'uccelli ottenuta dalla ruota di un trattore, dalla borsa termica, piena di polistirolo e gommapiuma, allo sturalavandini, creato con il piede di uno sgabello e un pallone tagliato.
E l'elenco è davvero sterimato. Ha perfettamente ragione il critico d'arte Diogot quando definisce questi oggetti "frammenti della civiltà sommersa del socialismo sovietico, esclusa dalle logiche di mercato".
La Russia di oggi, invece, è immersa nel mondo del consumismo globale, della replicablità delle merci d'acquistare.
Chissà se cì sono ancora netturbini che creano il proprio badile unendo un vecchio cartello stradale con un manico di scopa.
Le frange di irriducibili, non dimentichiamolo, sono dure a morire.

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