Ok, ok…I politici oramai non fanno più solamente i politici, ma se la spassano alla grande, tra comparsate tv, festini, partite a golf, a risiko, senza mai lasciarsi sfuggire la possibilità di lasciare dichiarazione su ogni argomenti, dal Caso Visco-Speciale, alla formazione del Milan nella finale di Champions League, Totti in nazionale, etc…
Sono dei privilegiati, lo sappiamo. Rimborsi, indennità, auto blu a cani e porci.
Privilegiati che con il passare degli anni hanno aumentato esponenzialmente la loro forza, il loro potere.
Sono riusciti a cannibalizzare porzioni sempre più vaste del nostro immaginario collettivo.
E, adesso, c’è anche un libro, che da settimane domina le classiche di vendita, La casta, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo che, come se non lo sapessimo, sottolinea tutte le storture insite nel sistema politico italiano. Con cifre alla mano.
I costi della politica sono esorbitanti. I nostri politici se la godono e hanno tanti di quei privilegi che a chi vive con meno di 1000 euro al mese viene da piangere.
Ora, e il successo di vendite del libro lo sottolinea, siamo tutti convinti che la nostra politica è da cambiare.
Ma chi legifera vuole davvero questo?
runner_rocker_
12 giu 2007 - 14:36 - #1Avrei paura a comprare questo libro… per quello che potrei leggervi…
doz
21 giu 2007 - 15:26 - #2Servono 500.000 firme entro Settembre. Leggete sul sito
per avere maggiori informazioni e magari aderire anche al comitato per
essere la quel giorno ed aiutare a raccogliere le firme.
FIRMA LA PETIZIONE DI SUPPORTO ALLA RICHIESTA DI”REFERENDUM”
PER ABBASSARE I
PRIVILEGI E LE PENSIONI DEI POLITICI ITALIANI
http://www.mpie.eu/index.htm
Redazione Moderatamente
24 set 2007 - 09:56 - #3ECCO I CONTRIBUTI STATALI AI GIORNALI
Moderatamente.com (http://www.moderatamente.com/articolo.asp?val=1) apre una finestra sulle caste, dopo quella politica, della quale hanno parlato, in maniera esauriente, i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel caso editoriale dell’anno “La casta”.
L’articolo parla dei contributi che lo Stato ha concesso ai giornali più importanti e non del nostro Paese per l’acquisto della carta, pubblicando l’elenco di quanti ne hanno beneficiato. Nel 2004 sono state 624 le domande per accede a questi contributi, ma 397 le imprese ammesse per un importo complessivo di euro 84.872.506,74. Ci sono poi altre forme di agevolazioni, sempre destinate a quotidiani e periodici, che riguardano le tariffe telefoniche, con l’abbattimento del 50% di quelle ordinarie, le tariffe elettriche e soprattutto tariffe agevolate per la spedizione in abbonamento postale. Per capirci, il francobollo per mandarci a casa il giornale. In questo ultimo caso la cifra è cospicua: il rimborso complessivo richiesto dalle Poste Italiane allo Stato, per le riduzioni del costo di quel francobollo è di 280.805.080,54 Euro per il 2004, a 303.159.739,11 per l’anno 2005 e a 307.788.562,71 Euro per l’anno 2006.
marco2112
30 ott 2007 - 09:36 - #4Lettera aperta a Veltroni, Prodi, Berlusconi e altri……
Be perché direte questa lettera aperta a tutti i maggiori responsabile della politica Italiana? Perché negli ultimi anni hanno e stanno governando un Paese che sta andando e sta sicuramente da molti anni alla deriva delleconomia europea ed Internazionale a causa della incompetenza o forse vogliamo dire dell’immobilismo e conflittualità tra interessessi propri e di partito e gli interessi di noi Italiani. Italiani con la I maiuscola perché siamo noi che diamo lavoro a questa casta irriverente. I filosofi greci scrissero che chi fa politica lo fa all’insegna della buona politica e non puo governare chi ha avuto pendenze penali. Socrate,Platone insegnano che fare politica è un’arte non una possibilita di avere un lavoro strapagato e una pensione d’oro, mentre il popolo soffre la fame e non ha lavoro. Questa lettera vuole puntualizzare che l’articolo 1 della Costituzione Italiana recita che il cittadino italiano ha il diritto, badate bene, il diritto alla salute e al lavoro. In questi ultimi anni la Legge Biagi ha introdotto forme di lavoro schiavite chiamate da tutti ormai volgarmente precariato o se volete… schiavismo. Ma i parlamentari perché non possono lavorare a proggetto? Oppure a somministrazione di lavoro? Cari veltroni, Berlusconi , Prodi,ecc, è facile parlare quando si ha uno stipendio di decine di migliaglia d’euro e scaldare una poltrona. Avete rovinato un paese che dopo la fine della seconda guerra mondiale ha saputo rinascere, grazie ai veri politici dell’epoca, dalle ceneri delle devastazioni. E dire che c’è un politico con la p minuscola che ancora derire il Grande Garibaldi e Cavour che hanno unito e combattutto per un Paese chiamato Italia e dato il sangue come tutti coloro che sono andati in tutte le ultime guerre. Indipendenza 1 e 2 guerra mondiale caro Bossi. Chi vilipendia la bandiera negli altri Stati con la S maiuscola va in galera. Cosa vuol dire “precariato”???
Il precariato è il contrario del lavoro stabile, ma stabile perché è sempre stato cosi. Non si puo fare una famiglia e andare via da casa con un progetto di tre mesi ogni anno. Perché, cari lettori mentre in Inghilterra lasci un proggetto ne trovi un altro dopo appena una settimana. Ma qui non è cosi. Io purtroppo ho perso il lavoro dopo la liquidazione di una grande Società Telefonica di 20.000 persone, e sono 4 anni che non riesco a trovare lavoro. Mi offrono lavori che , pur facendo, sono il sinonimo di schiavitù, sottopagato,senza contributi. O cosi o vai a casa. E il Ministro Schioppa Padoa dice che i bamboccioni stanno a casa. Vai a casa e comincia a fare mille domande al mese alle agenzie interinali e se hai una eta che supera I 35 ANNI per la società italiana sei un fallito, un relitto umano. E dire che la storia non insegna niente. Siamo usciti dalla rivoluzione industriale con lotta, morte e per merito di Sindacati e lavoratori veri che hanno dato la vita e non sono come questi di adesso pagati dagli imprenditori. Già, Montezemolo sta sempre su tutti i giornali ogni giorno a parlare e discutere dei soldi che il governo non da agli industriale mentre la Fiat, dopo trenta anni di sovvenzione, prestiti governativi e cassa integrazione è stata la sanguisuga del tesoro…ma per favore….. siamo seri. Io sono disoccupato a 42 anni, non mi posso sposare, non posso andare via da casa senza una lira, non posso neanche godermi un po della vita che il signore mi ha dato e voi ancora parlate,vi azzuffate,vi meravigliate se qualcuno come Grillo dice “andate a casa!!!!”
Be per me , e per finire, la ricetta giusta è ridurre di 2/3 i psarlamentari, mandare a casa tutti e ritrovare quelle virtù che i nostri Padri della Politica ci hanno insegnato, al di la del colore della Bandiera. E poi, un grazie a Mastella che a scarcerato con l’indulto tanta di quella genete che ha commesso omicidi. Hai la coscienza a posto…giusto no? Se andate avanti cosi non vi lamentate e stupite se tornera la guerra armata
e le brigate rosse o nere frutto della Vostra malvagità e ingordigia di soldi e potere.Viva l’Italia e garibaldi.
Marco Guarnieri
tyler
20 feb 2008 - 18:54 - #5Non vi sentite rappresentati da questa classe
politica? Non vi permettono di scegliere chi votare?
C’è una sola soluzione. Semplice.
Fare scheda bianca.
E vi spiego perchè.
Votare è un vostro DIRITTO, noi tutti scegliamo chi
deve governare… chi deve GESTIRE IL BENE COMUNE, la
comunità di cui facciamo parte.
Se non vi rappresenta nessuno, lasciate la scheda
BIANCA. Il messaggio sarà chiaro. Nessuno, tra quelli
presenti sulla scheda, vi rappresenta. Lo avrete detto
chiaramente.
Non andare a votare vuol dire rinunciare al vostro
diritto di scelta.
Scrivere insulti sulla scheda, la renderà nulla,
farete parte di quelli che hanno sbagliato a votare. E
in più, come beffa, gli insulti non arriveranno al
destinatario, ma li leggeranno solo gli scrutatori,
semplici cittadini, come voi.
Fare scheda bianca è l’unico modo per dire che
l’attuale classe dirigente non ci rappresenta più.
Provate a pensare a cosa succederebbe se le schede
bianche fossero il 10%.
Il terzo partito d’Italia sarebbe quello di chi non si
sente rappresentato da questa classe dirigente
SUPERATA e anacronistica. Probabilmente qualcuno si
farebbe avanti, le persone per bene, i politici
relegati in terza fila. Un segnale forte per chi vuol
fare. C’è posto! Siamo stanchi di essere presi in giro
e usati da persone che NON HANNO A CUORE IL FUTURO DI
QUESTO STRAORDINARIO POPOLO E PAESE. NOI E L’ITALIA.
Lorenzo Pontiggia
14 set 2008 - 10:19 - #6LA CASTA IMPUTATA, SOCRATE PROCESSATO
Autore: il Poeta
Prefazione
Falsa democrazia, potere della casta, tangentopoli, politica speculativa, mafia e malaffare hanno avuto una forte influenza nella produzione letteraria attuale: gli scrittori sembrano coinvolti in queste tematiche, nelle trasformazioni, nelle denunce, nel rinnovamento della società e dell’uomo, eppure si avverte un clima crescente di tensione, di sofismo, di demagogie, di accondiscendenza al lassismo e al compromesso, di scelta di temi revisionisti o celebrativi. Che gli intellettuali del nostro tempo, sotto la pressione del consumismo, dell’edonismo, dell’omologazione progettuale e della perdita di identità non siano più in grado di darci risposte? E se gli stimoli a sentire come valore l’esigenza di operare nell’etica, di recuperare la dignità umana ci venisse da un poeta naìf?
Non ci sarebbe da stupirsi, visto che abbiamo perso la capacità di provare meraviglia, quella meraviglia che è alla base del filosofare con semplicità nel tentativo di conoscere la verità, di voler lavorare attorno alle questioni accumulando consapevolezza e un pizzico di saggezza.
Quella meraviglia che prova il poeta naìf quando riproponendoci, come passaggio dall’ignoranza al sapere, la semplice lettura del processo a Socrate, stentiamo a coglierne il messaggio.
E lui, da saggio, sente che oggi più che mai è necessario tornare alle origini della filosofia per ritrovare l’uomo e il suo senso.
Lo fa proponendoci un testo teatrale dalle forme linguistiche insolite, dalle strutture non convenzionali, dai toni di corrosiva ironia, di notevole intensità, nell’intreccio di una dimensione dell’io individuale e di una dimensione della realtà culturale e sociale.
IVANA RACCIS
I A T T O
Voce - In una città in cui la convivenza
è assicurata dagli interessi e
dalla paura del giudizio degli
altri, una persona che non si
lascia manipolare è un cittadino
reprobo e pericoloso.
Socrate - Non so voi cittadini, chiamati
a decidere del mio futuro, che
dite delle accuse mosse dai
miei accusatori con quel
castello di fumo…
Io non saprei che pensare, posso
solo ammirare le loro capacità
persuasive…
Ora dovrò superarmi per riuscire
a far emergere la giustizia
la verità insabbiata da cotali
accusatori, sul vuoto negativo,
alla mia persona.
Se non fossi chiamato in causa,
mi congratulerei con loro
per averla cantata soave,
girando il bene in male,
presentandomi come un diavolo
tentatore che minaccia il futuro
della nostra Città, nel traviare
i giovani a perdere tempo
con la retorica, nell’insidiarli
a giocare come consuetudine
del nostro ambiente…
Voglio farvi notare che son stato
amico della bella e sapiente Aspasia,
la concubina di Pericle, e a chi
si rivolgeva a me, chiedendo
sull’Amore di Cupido, il mio consiglio:
di rivolgersi all’etera Diotima.
Ho sposato Mirto ed avuto un figlio,
poi Santippe con due figli ancor giovani.
Nell’ambiente dei giovani capita
che ci si innamori del professore…
Vi racconto un fatto sul
bell’Alcibiade che lui stesso
confidò ad altri: desiderando
essere il mio ragazzo,
m’invitò a casa sua, e dopo aver
cenato e dialogato, non ebbe
il coraggio di farsi avanti,
cose che succedono quando
ci s’innamora, ma a me neanche
balenava l’idea, per la virtù che
ci tenevo a non macchiare.
Alcibiade innamorato studiò
un semplice piano, mi riinvitò
a casa, mi tenne al desco
a parlare e bere fino a tarda ora,
poi mi consigliò, essendo
già tardi, di fermarmi avendo
già fatto preparare un letto
per me.
Non trovando niente di strano,
accettai di rimanere, mi coricai;
il servitore uscì dalla stanza e
spense la candela; Alcibiade
si fece forte e mi si presentò
da innamorato dichiarandosi
disponibile, ma non risposi.
Lui mi si adagiò contro
coprendosi col suo mantello.
Alla mattina raccontò:
- …era come se avessi dormito
con mio padre o mio fratello
maggiore -.
Ateniesi, il gran bene che può
capitare ad una persona,
è discorrere ogni giorno della
virtù per capire come va
coltivata, comportandosi da
uomo, tenendo presente che
una vita senza valori,
non è degna d’essere vissuta.
Ne consegue che non ho vizi
e nessuna paura.
- La verità non fa male, è il male
taciuto che s’irradia in metastasi -.
Nella gioia di viver la vita,
procedo con lealtà senza paura
di scontrarmi con chicchessia,
da generare invidia nel dire
le cose come stanno in cielo e
in terra.
Il mio fine è preparare il futuro
ai figli, ai figli d’Atene non
ancora concepiti, scolpendoli
quando li incontro, da maestro,
come Fidia, il Partenone,
insegnando ai giovani
i valori che il dio
Apollo fin da fanciullo
m’indicava per aiutare
il prossimo, il tutto in un
dialogo per crescere insieme
da stagliarmi nel gruppo fin
dall’adolescenza, da suscitare
sempre in alcuni compagni
un’ignara invidia per il modo
semplice di comportarmi;
essi, se era possibile, mi
scartavano dal gioco,
affidandomi già fin d’allora
epiteti che si sono evoluti
nell’attuale tafano, e parlando
male, non capendo l’AMORE
disinteressato che portavo nei
loro confronti.
La voce che io ero-non ero
cominciò a girare, d’essere
guardato con sospetto,
soprattutto perché aiutavo
i più sfortunati,
i più indigenti,
disinteressatamente, da far
pensare a quale mire in alto
miravo, poiché nemmeno
il cane muove la coda
per nulla.
Cittadini, le mie cellule
si riproducevano
armoniosamente in un
cantico d’innamoramento
alla Vita, nello scoprire
continui orizzonti del sapere
con la Riflessione Pura
(Riflente = Riflessione-mente),
donazione dell’Immanenza
del divino, d’affermare che
ogni giorno va vissuto
scoprendo il bello
del vivere, dono della Luce,
capire, nell’insegnare a dare
il meglio di sé senza nulla
chiedere…
Non come gli antidemocratici
o falsi sapienti che quel poco
che sanno, lo tengono stretto
per vantarsi e comandare
su gli altri, arrivando
a parlar male di chi più sa
di loro, per non
perdere i propri vantaggi,
da lasciare i vicini
nell’ignoranza per meglio
sfruttarli e riprenderli con
tono presuntuoso,
arrogante, se sbagliano,
sentendosi divinità…
Arrivano perfino a dare
falsi consigli nel mettere
in guardia non solo i giovani,
verso coloro che la pensano
diversamente per non
correre il rischio di perdere
i benefici di facciata.
Come fanno ora con voi
cittadini!
I miei Maestri sono stati
i miei genitori, mia madre
Fenarete, il suo lavoro,
la maieutica (levatrice),
mio padre Sofronisco, alle
dipendenze dell’architetto
Fidia. In sostanza agli
interlocutori estrapolavo
il loro sapere e glielo
scolpivo affinando il gusto
dell’apprendere razionale,
il cui fine era contribuire
a migliorare il futuro alla
nostra Città.
Ateniesi, giuro di non
aver mai raggirato nessuno,
e se per ipotesi è capitato,
ho sbagliato in buona fede,
per ignoranza, ugualmente
pronto serenamente a pagare
con tutto me stesso!
Durante il mio camminare,
m’accorsi d’essere una voce
nel deserto, ma la mia Virtù,
la mia amica, pur presa
di mira, non solo da
calunniatori incalliti,
aveva il sostegno della
Divina Provvidenza, nel pane
quotidiano, da fortificarmi,
non scalfirmi nel mio operare:
ero solo un numero, uno solo
ma col distinguo, non preso
dalla vorace democrazia
demoniaca speculativa
dal gioco dei numeri,
comprata venduta giocata,
ingannatrice di pedine, e di
giocatori giocati, creata e
difesa per il tornaconto della
cima della piramide, il duce,
il dio, le deità.
Oggi pago io, domani voi,
nell’alterare il mio sapere del
non sapere in sofismi senza
costrutto; arrivavano a
vendermi come prestigiatore
di parole, sofista incallito che
sfrutta l’ignorante arricchendosi
vendendo fumo!
Da far passar l’intelligenza per
furberia, ma l’intelligenza pura
è pura non furbizia…
Loro, per interesse, mancando
d’intelligenza, astutamente
affermano che son maestro di
vuota oratoria, che specula sul
nulla di vero in fraseggi
disordinati, spontanei che
nascono dalla mia mente
tendente alla pazzia, da
richiamarli ad allontanarsi
dalla mia follia, il tutto
ingigantito dalla casta che
per ragion di stato mi vuol
tener lontano.
A voi, giurati, capire il dramma
ordito dal potere che vi ritiene
ignoranti da non riconoscere
la sincerità…
A voi Ateniesi, gente di mondo,
chiedo venia se adopero parole
ripetitive, già dette in piazza o
altrove, che parecchi di voi già
conoscono, essendo diventato
vecchio in Atene, Atene che
amo più della mia vita,
a difesa dell’inganno sortito
nei miei, nei vostri confronti.
Prego, non mormorate,
lasciatemi come gallina
cuocere nel mio brodo nel
vivere come son vissuto.
So che chi opera per il popolo,
difficilmente è capito,
e deve sempre avere la valigia
pronta, nell’essere sempre
disposto a dare la vita per la
Democrazia Intellettiva Elettiva
della Patria nella realizzazione
di se stesso, nell’esempio di
donazione alla Sacra Libertà
del Popolo d’Atene.
Eolo si diverte a scombussolare
le menti deboli, da trovarmi a
settanta anni arrogante, e per la
prima volta in Tribunale,
paradossalmente, a chiedere
grazia per il mio modo
d’esprimermi, nell’essere
piacevole o meno a voi giurati
che non giudicate me, ma voi
stessi.
La virtù del giudice è giudicare,
dell’imputato riconoscere,
dell’oratore dire la verità!
Cittadini, rappresentanti del
Popolo, s’inizia col chiamare
in causa i primi accusatori, i
più micidiali, i quali non
possono che essere in
contumacia, per aver irrorato
la mia figura di tafano col
peggior ddt, ed aver permesso
l’arringa al ricco sfrontato
Anito, autentico democratico
(secondo la voce del popolo),
ambizioso, spregiudicato, che
vi avverte che Atene è in grave
pericolo per la mia presenza;
Meleto, eletto a principe
accusatore in cerca di fortuna;
Licone, agli ordini d’Anito
organizza il tutto, costruendo
dal nulla il teorema delle false
accuse, supportate dalla mafia.
Accuse sull’acqua in un
diluviare su me!
E pensare che perfino la mosca
nel vino riportavo in vita!
L’accusa paradossalmente
che mi potete fare è d’aver
fatto il mio dovere alla Patria,
la guerra per difenderla,
da cittadino di Atene!
Ateniesi, fin da fanciulli,
nelle vostre orecchie
risuonava che ero un
mangiafuoco e per la vostra
incolumità di non avvicinarvi:
“ alta tensione! “
Il potere dei furbi insinuava
nella mente del popolo che
io ero, demagogo, speculatore
di cose del cielo e di cose di
sottoterra, portatore di
sventure, che trasformava un
discorso debole in un
ragionamento razionale forte
a farvi credere negli dei,
negli uomini che vi
comandavano.
Non entro nei meandri
della retorica di chi più
o meno parla male di me
o di altri per sentito dire.
Chi vive di malalingua,
non conosce la felicità,
sta sempre sul chi va là,
e nell’ignoranza non
vuol ammettere che ignora,
da essere saccente, non
sapendo che il male che si
fa ricade ancor di più
sulla sua povertà, da perdere
il piacere di vivere in
armonia con se stesso
in perenne incontentabilità.
Essi, ricchi di se stessi,
non vogliono conoscersi,
vogliono apparire sapienti,
ma sapendo che io so che
non lo sono, m’infangano
con fumus persequi iniurias,
così girano la mia verità in
barzelletta da farmi passare
per pazzo.
Sono convincenti loro quanto
i miei accusatori, e vendono
bene la lezione, di star lontano
dal tafano, così nasce la catena
di S.Antonio, che gira rigira
non fa polenta, ma terra bruciata
alla verità, da sprofondarsi
sempre più nella palude in cui
vegetano, mai soddisfatti, da
imprecare alla propria sfortuna.
I sapientoni nella loro mirabile
accusa riescono con parole
vuote ad accusarmi di nulla,
convincendo voi burattini
della mia colpevolezza, avendo
dietro di loro la piramide:
il dio, il duce e le deità che
senza apparire applaudono!
Popolo d’Atene, la legge è legge
anche per me, finché non sarò
condannato sono innocente, da
chiedere democraticamente ai
tanti visibili/invisibili che mi
accusano di presentarmi un
chiaro atto di constatazione
d’accusa, da tacitare la vostra
incoscienza d’aver violato il
codice etico sociale della
Democrazia di Pericle.
La loro contumacia si fa forte
di voi cittadini, nel detto:
- La giustizia umana è verità
umana per non dire divina -.
Voi condannandomi, dando
ragione agli accusatori,
diventate correi di false accuse;
a voi resta il rimorso d’aver
condannato un innocente.
Voi giurati, ignorando
la verità, siete incolpevoli,
ma il dramma sta nel credere
alla loro gelosia tentacolare
che non muore, da emularli
nel sostenerli senza che possa
difendermi dalle calunnie,
giudicato senza via di
speranza.
La loro furbizia sta nel
presentarsi, d’aver l’alibi di
lavarsi le mani lasciando a voi
il giudizio inappellabile
risolutivo di un solo giorno,
pagando, con la potenza
del denaro, voti, anime.
So di combattere una guerra
persa contro l’arroganza del
potere, lontano dalla giustizia
divina, perciò tutti sono
innocenti e colpevoli, ed io
il capo espiatorio di
quest’infame società, vittima
del peccato d’empietà!
Sarà difficile, ma obbedirò
alla legge nel difendermi,
e poi, sarà come a dio piaccia
e vorrà ricevermi.
Gente di popolo, l’accusa
di Meleto nei miei confronti
eccola: “Socrate è accusato
dell’opera temeraria di cercare
le cose sottoterra e quelle in
cielo, e i suoi ragionamenti
non hanno senso creando
panico nel popolo!”
Aristofane, in Le Nuvole
fa parlare Lesina, contadino
attorniato da creditori, perché
il figlio Fedippede, giocando
alle corse di cavalli, s’è
indebitato. Lui lo consiglia di
rivolgersi a me, essendo io,
un gran pagatore di furbe
parole!
Il giovane non l’ascolta.
Il padre disperato mi cerca
al pensatoio del mercato,
appeso in una cesta
a contemplare il cielo.
Dialogo come faccio con
tutti e dico che m’impegno
a risolvere il loro problema
invocando le nuvole.
Chiedo a voi giurati, perché
non invitiate Aristofane, dotto
uomo, gran fantasista di
parodie; c’è da pensare che
questo processo sia una sua
invenzione, una nuova satira
che infanga di sterco, a destra
a manca, oltre la mia filosofia,
eminenti uomini politici,
poeti, musicisti, scienziati e
mette alla berlina ogni
innovazione culturale, con
l’ingegno primario di far
cadere la mia “tirannide”
che ostacola il suo divenire,
la sua figura, da togliere il
sano che donavo a chi
incontravo e lasciare andare
ancor più a rotoli la società
attuale!
La sua parodia diverte non
solo le teste incoronate,
sfrutta la mia ricerca della
verità per far quattrini, per
soddisfare i gufi dalla testa
ai piedi, nella calunnia,
arrivando a dirmi che sono
una testa che sa troppo,
quindi per ragion di stato
va fatta rotolare dalla rupe,
e che Poseidone l’infilzi tra
cielo e terra come avvertimento,
che non si può calunniare il
padrone del mondo, il potente
di turno che comanda, il dio,
il duce.
Voce Socrate, tu che non sei l’ultimo
arrivato, dicci come mai ti
hanno infangato e Meleto ti
ha chiamato a rispondere di
calunnia in Tribunale?
Socrate La causa che non è causa è
di Cherofonte che tutti
conoscono impulsivo: un
giorno gli viene in mente di
conoscere il nome dell’uomo
più sapiente, si reca a Delfo,
ad interrogare l’oracolo
d’Apollo. Non ridete alla
risposta della sacerdotessa
Pizia: “Nessuno è più sapiente
di Socrate”. Se fossi saggio,
sarei qui in tribunale?
Di questo fatto chiamo a
testimoniare il fratello che è
qui presente, essendo
Cherofonte nel mondo dei più,
affinché vi sia chiara l’origine
della calunnia.
Adoperando la Riflessione Pura,
cercai la risposta: che vorrà
il dio? Che nasconde nelle sue
parole?
Io non ho coscienza d’essere
sapiente, ma lui afferma che
sono sapientissimo!
Io so di non voler deludere
me stesso:
“non deludendo se stessi,
non si deludono gli altri”
La razionalità era di
confrontarmi con i saggi,
gli intelligenti, con i maestri
dell’arte, in pratica con coloro
ritenuti sapienti, da smentire
il vaticinio nel mostrare
all’oracolo i più sapienti di me.
Così cominciai a tampinare
i sapienti di professione, ma i
loro valori facevano acqua nel
mare di tutti, c’era solo
apparenza; per onestà spiegai a
loro di cambiare il metodo
d’apprendere per migliorarsi,
di adoprare il Dono dato agli
uomini dall’Immanenza del
Mistero divino: la Riflente,
Riflessiva Intuitiva, Riflettente,
da cui nasce il Carisma, con la
responsabilità di non deludere
chi crede in loro, per essere
fautori di benessere sociale!
I boriosi, pieni di se stessi,
invece di ringraziarmi,
cominciarono a calunniarmi
ancor di più:
contraddizioni della casta!
Voce Dovevi tacere non cantare
la povertà che c’è in loro,
così ti sei attirato fulmini,
saette, boati e strilli. A loro
interessa non lasciare le
poltrone, ma fare i giochi
per il proprio tornaconto,
dicono bugie che il
naso di pinocchio
infilzerebbe tutto lo stivale!
Tu Socrate cercatore di
verità, sei inviso e ignorato,
per la tua scelta scomoda
di uomo vero!
Socrate La mia voce interiore divina
non mi ha mai tradito, mi
ha permesso di continuare
ad essere una luce, lucciola
in mezzo alle tenebre!
Ateniesi, chiedo a Meleto,
all’Arconte Re, a tutti i
giurati presenti d’essere
riconosciuto per quello che
sono, non per quello che
certuni inventano per i propri
interessi, affinché gli scenari
futuri per la mia Patria siano
democratici, non malefici:
“ Errare è umano perseverare
è diabolico”.
La storia se non insegna, non
è storia.
Portare avanti la Virtù divina
è rischiare più volte la vita
nell’essere se stesso; l’ingrata
verità è la briciola di pane che
scalda il cuore da non lasciarsi
circuire dalle sirene di belle
parole vuote, antidemocratiche
finalizzate al denaro nel detto:
- nessuno è profeta in patria -;
è offrire l’occasione alla furbizia
dei potenti per neutralizzare con
l’esilio chi può dar fastidio,
imponendogli di lasciare il
paese come Anassagora,
Democrito, Eraclito ed altri,
affinché non diventino tafani
come me.
Democrito, affermava nei Canoni,
che ci sono due modi di
conoscenza, mediante i sensi e
mediante l’intelletto: “…quando
la conoscenza oscura non può
più spingersi ad oggetto più
piccolo né col vedere, né con
l’udire, né col gusto, né con
la sensazione del tatto, si
deve indirizzar la ricerca a
ciò che è ancor più sottile,
allora soccorre la conoscenza
genuina, come quella che
possiede appunto un organo
più fine, appropriato al pensare”,
che io definisco Riflessione Pura!
La riflessione speculativa non è
il fine, ma un pizzico di sale
nel piatto della vita, il tallone
d’Achille!
Chi tira il carretto per vivere,
o respirare non ha il tempo
per invidiare, calunniare e
perfino sognare. Chi impera
con gelosia, invidia, ingordigia
ha sempre voglia di far la guerra,
il suo fine è acquisire maggior
potere e vantarsi sulla pelle del
popolo comprato con una
pagnotta di pane.
Essi, professionisti del sapere
agiscono per riflessione
speculativa, vendendo parole di
fumo a danno di chi crede in
loro, così, chi più paga, più è
abbindolato, ne é esempio
Eveno di Paro che, avendo soldi
da spendere per i suoi figli, fa
venire sofisti d’altre città,
strapagandoli, convinto che più
si pagano gli educatori, più
i figli saranno intelligenti…
Contento lui, più ancora i
sofisti, ma i suoi figli, non
potranno che essere arroganti,
presuntuosi e somari.
I figli dei benestanti e dei
potenti in famiglia assorbono
solo furbizia scambiandola
per intelligenza,
salvo eccezione, ed avendo
tempo non da buttare si
ritrovano a far cultura da me,
punto di ritrovo, come
l’oratorio, senza nulla pagare,
non essendo un sofista,
un perditempo, ma credo
nell’opera di trasmettere i
veri valori della vita da buon
maestro soddisfatto nell’essere
d’aiuto a tirar fuori dal grembo
l’uomo che c’è in loro,
praticando come mia madre
la maieutica, coinvolgendoli
a partecipare ai vari problemi,
analizzandoli a fondo partendo
dalla Riflente, dono
che si riceve alla nascita.
Paradossalmente questi giovani
che poco apprendono, credendosi
già sapienti nell’aver il germe,
meglio il verme della casta,
credendo d’aver capito l’arte
della maieutica, da bambocci
si divertono a disturbare chi
incontrano. Se a loro vengono
poste delle domande,
i bamboccini, prontamente
rispondono col sofisma:
- Socrate insegna le cose del
cielo e le cose di sotto terra,
a non credere in dio, e a fare
della verità la falsità -.
Chi sente questa risposta se
la prende con me, mandando
maledizioni: - Socrate è un
criminale, un perditempo
che guasta i giovani -.
I Colpevoli restano immuni
da colpe, essendo figli di
signori, gente per bene che ha
pecunia e che li protegge.
Ateniesi, da questi continui
esami son nate molte inimicizie,
aspre e fierissime, che il vento
di dicerie ha sparso dappertutto
in una moltitudine di calunnie,
ma il paradosso è che non
sapendo discernere la sapienza
del vero sapiente dalla
saccenteria dell’arrogante,
quando parlano, mi chiamano
Maestro, in mia assenza la loro
ipocrisia sboccia nel denigrarmi
ironizzando, da sfogare lo stress
della demoniaca democrazia che
alimenta infelicità/incontentabilità.
Esiodo, già nel VIII/VII a.C.
declamando poesie afferma che la
Poesia è Politica = Filosofia, sintesi
di vita non solo pastorale, così, io
Socrate, filosofo, politico sono
accusato d’empietà verso la casta…
E tuttavia la mia fama corre col
vento, persone oneste vorrebbero
conoscermi, sentire la mia
opinione, sui vari problemi del
mondo, ma son fermi alle foto
gratuite fatte girare per invidia,
e ai consigli di non disturbare
il folle, per non correre il rischio
d’essere derisi dalla compagnia
degli amici, dei conoscenti che
hanno sentito nei miei riguardi
solo barzellette.
Prima di pretendere di conoscere
gli altri, vale il detto: - Conosci
te stesso! -.
Rischi di bruciar le foto e fai un
danno al sociale!
Cittadini, davanti a codesta
chiara esposizione non vi son
sorti dei dubbi sulle accuse nei
miei riguardi? Qualcuno dei
presenti, può dissentire dalla
razionalità del mio atto d’accusa
contro il prossimo visibile
invisibile? Chi non è d’accordo
lo gridi, sia se stesso, dimostri
coraggio, non sono un
mangia uomo! Anzi ringrazio
per il suo, il mio coraggio!
Aggiungo: tutti i sapienti
esaminati, stanno ad ascoltare,
annuiscono al buon senso delle
mie parole, mi promettano
d’impegnarsi, poi sollecitati
anche dalle mogli, per il quieto
vivere, desistono dal cambiamento.
Ateniesi, ripeto, l’AMORE al
prossimo, mi è stato ordinato
dal divino, con oracoli, sogni
svolti dalla Riflente
o Sesto Senso, che l’uomo ha
in dotazione dalla nascita per
differenziarlo dagli altri
organismi viventi.
Tuttavia, agli occhi dei miei
contemporanei, passo, per matto,
non sono matto sono un folle
perché nulla chiedo in cambio e
continuo ad essere me stesso
un tafano, che insegna nel
possibile a dare il meglio a chi
ha la fortuna d’incontrarmi e
d’interrogarmi per crescere
insieme.
Così come ogni capello va al
pettine, le diffamazioni nei
miei confronti hanno riempito
le orecchie di chi non voleva
sentire, da non poter più
digerire. Meleto, per proprio
interesse difende i poeti, Anito,
gli artefici, artigiani e politici,
Licone, i retori, da presentare,
regolare denuncia sul nulla,
non sulla carta della verità,
d’incantarvi di belle parole.
Ma la legge è legge, ha
l’obbligo d’appurare la verità,
nient’altro che la verità.
E qui è fondo notte!
Domani, avvolto dalle mie
amiche nuvole veglierò su
Atene, affinché la giustizia
di Salomone entri in vigore.
Cittadini Ateniesi, chiedo
quale colpa abbia la mia follia
d’AMORE, nel continuare a
dare il meglio di me stesso alla
mia Patria, nell’aver salvato a
Potidea Alcibiade, a Delio
Lachete; nell’aver capito che la
guerra è solo arricchimento e
gioco del duce, del dio che
comanda, e noi pedine sulla
scacchiera ubbidienti come
cani che leccano le ferite al
loro padrone…
Ora colgo la vita nei discorsi
deboli in aiuto ai forti, in un
dialogo in continua ascesa,
nel differenziarmi dalla
moltitudine di pazzi tendenti
a reciproci inganni, accrescendo
sempre più l’infelicità in loro
stessi e nel prossimo.
Giurati, condannandomi estirpate
la vostra voce del Cuore, Dono
di Luce nel divenire della
Democrazia Ateniese.
L’indagine in corso porta
inimicizie, altre calunnie da
trovarmi imputato pur
innocente, davanti al mondo
intero, da passare per sofista
che fa la cresta confutando gli
altri. Miei concittadini d’Atene,
dichiaro che vi amo, ma obbedirò
alla Virtù, non a voi, finché abbia
respiro, finché riuscirò adoperare
la Riflessione Pura, non cesserò
di ammonirvi e di porgervi la
mia filosofia e se l’accogliete vi
renderà felici…
Giurati della più grande città
dell’Attica, mi vergogno con
voi a pensar che la vostra ansia
è tesa solo alle ricchezze,
all’edonismo, alla guerra che
nasce per mancanza d’AMORE
al prossimo, da non conoscersi,
e calpestare i diritti di madre
Terra, nel Dono del pane
quotidiano a tutti, d’accumulare
sempre più incontentabilità/infelicità.
Ricordiamoci, si viene al mondo
nudi dal grembo di Madre Gaia,
e si rientra accolti dal Mistero a
braccia aperte nella continuità
del Vivere…
Uomini che respirate, godete
la Virtù dell’armonia con la
vostra donna, i vostri figli, con
i vicini e i lontani, nel dono di
lasciare un’orma, un segno di Vita
di civiltà d’AMORE.
Cittadini, le accuse di Meleto
sono strumentali; egli non si
rende conto del danno che arreca
alla grande Atene, nell’oscurare
la Democrazie dell’Attica, il
periodo aureo di Pericle.
La causa va ricercata nella
corruzione circolante nell’aria
che si respira nella mancanza di
maestri per vocazione, nella
delega ai sapientoni, demagoghi,
furbi che occupandosi dei giovani,
li traviano!
Meleto, tu che ti presenti come
uomo perbene, frequenti i giovani
per conoscerli?
Da quanto te ne sei interessato?
Giurati, Meleto è il
rappresentante della
retorica, che non serve ai
giovani per il futuro d’Atene,
ma a chi sta al potere della
piramide: il duce, il dio, le
deità che non sono uguali
per tutti!
L’amante della vera Poesia,
sa che è sintesi di Filosofia e
nella prassi è Politica
Democratica, non basata sui
numeri comprati al lotto, ma
sulla Riflessione Pura razionale
garante del nostro avvenire;
il profumo della Poesia è Vita
al mondo intero, Armonia insita
in poche parole dettate dal cuore,
universalmente AMORE…
Se ai giovani non insegnassi il
benessere fisico/mentale,
starebbero con me?
Se insegnassi il male senza
volerlo, non sarei consapevole
di corromperli!
Tenete presente che in Atene
non è in uso fare causa per
simili errori, ma chi
inconsapevolmente sbaglia va
ammonito, e se, spiegato
l’errore, lo rifà, delude non
solo il dio Apollo, soprattutto
se stesso, d’essere scacciato.
Meleto, senza alcun preavviso
hai mandato l’ingiunzione di
presentarmi, troppo comodo
per te e chi ti paga!
Ora qui in tribunale vuoi
condannarmi per soddisfare
la tua ignoranza, i tuoi
interessi, non per educarmi!
Meleto, rispondi alla domanda:
la democrazia attuale si basa
sulla demagogica manipolazione
dei voti, o sull’intelligenza al
servizio del popolo?
Meleto - Non ho vergogna a risponderti
che nell’attuale democrazia
comandano i numeri –
Socrate - Caro Meleto, accusando me
dell’opera temeraria di cercare
cose sottoterra e quelle in cielo,
stimi così poco i giudici e li
credi così poco familiari con la
scrittura, da non sapere che di
questi discorsi sono pieni i
libri di Anassagora di Clazomene?
Allora i giovani imparano da me
cose che si possono avere in
biblioteca per una dracma, da
mettermi in ridicolo, facendo
finta che siano mie elucubrazioni,
ma per Zeus, ti sembro così
cretino, da non credere in nessun
dio? -
Meleto - Assolutamente no, per Zeus! –
Socrate - Domanda a questi cittadini chi
rende migliori i giovani!
Lo sai, visto che il problema
giovanile t’interessa tanto e hai
trovato chi li corrompe,
d’accusarmi pubblicamente
davanti a questi giudici.
Lo vedi, Meleto, stai zitto
e non sai che dire?
Ma non ti sembra vergognoso?
Non ti sembra una prova
sufficiente che dimostra che
dei giovani non ti è mai
importato nulla?
Dimmi, caro, chi li rende
Migliori? -
Meleto - I costumi e le leggi! –
Socrate - Ma non ti chiedo questo,
mio caro amico, bensì quale
persona, chi, in primo luogo,
conosce, appunto, i costumi
e le leggi. –
Meleto - Loro, Socrate, i giudici! –
Socrate - Che dici, Meleto?
Sono forse capaci d’educare
i giovani e di renderli migliori? -
Meleto - Certamente! -
Socrate - Proprio tutti, oppure alcuni
sì e altri no? -
Meleto - Proprio tutti! -
Socrate - Ben detto, per Giove!
C’è tanta gente ad aiutarli!
Ma allora i presenti che ci
stanno ad ascoltare li rendono
migliori, o no? -
Meleto - Sì, anche questi! –
Socrate - Ed anche i cittadini del
popolo? -
Meleto - Anche loro! –
Socrate - Ma, Meleto, non sono i membri
dell’assemblea del popolo a
corrompere i più giovani?
Oppure anch’essi, tutti insieme,
li rendono migliori? -
Meleto - Anch’essi! –
Socrate - Ma allora, a quanto pare, tutti
gli Ateniesi, li rendono migliori,
tranne me. Sono soltanto io a
corromperli.
E’ così che dici? –
Meleto - Affermo proprio questo,
con forza! –
Socrate - Il tuo coraggio non ha limiti,
a condannarmi…
Per Zeus, Meleto, è meglio
vivere fra cittadini buoni o
cattivi?
Amico, rispondi, non ti sto
chiedendo nulla di difficile!
I cattivi non fanno forse del
male a chi sta loro sempre
vicino, mentre i buoni del
bene? -
Meleto - Senza dubbio! –
Socrate - C’è dunque qualcuno che
vuole essere danneggiato dalle
persone con cui sta assieme,
piuttosto che trarne vantaggio?
Rispondi, mio caro amico:
anche la legge te lo impone.
C’è qualcuno che vuole essere
danneggiato? -
Meleto - No di certo! -
Socrate - Su, allora: mi porti qui in
tribunale perché corrompo i
giovani e li rendo più cattivi
volontariamente o
involontariamente? -
Meleto - Volontariamente! –
Socrate - E allora, Meleto, tu più giovane
di me, sei tanto più sapiente
d’accettare i miei complimenti
nel riconoscere che i cattivi
fanno sempre del male a chi sta
loro più vicino, mentre i buoni
consigliano di far solo del bene?
Io sarei tanto ignorante da non
rendermi conto che se rendo
malvagio chi sta con me
rischierei di ricevere del male
da lui?
D’accordo che dico d’essere
ignorante, ma non a tal punto!
D’accordo che fra i tanti
giovani c’è chi mi fa tiri
mancini, da farmi passare
per traditore: la società
senza principi, basata sul
soldo crea traditori e
prostituti!
E’ chiaro, se m’accorgo
dell’errore, non continuerò
a farlo salvo involontariamente
da non essere perseguibile, ma
riportato sulla giusta strada!
Meleto in questo processo
sarai pagato profumatamente,
ma non otterrai dai contumaci
gli onori che in cuore speri
per la mia condanna qui in
tribunale davanti al Popolo,
in questo caso sovrano.
Meleto, vuoi dimostrare al
mondo che sei un uomo?
Fai scoppiare pubblicamente
il bubbone!
La storia ti farà grande!-
Meleto - Dico che tu non credi
assolutamente agli dei! –
Socrate - Stupefacente Meleto,
io non credo, come altre
persone, che il sole e la luna
siano dei?
Meleto - No, giudici, per Zeus,
asserisce, che il sole è pietra
e la luna terra! –
Socrate - Ateniesi, quello che ho detto
vi è ormai chiaro, di queste
cose a Meleto non importa
un fico secco! Tuttavia, dimmi:
in che modo corrompo i giovani?
E’ evidente che, secondo
l’accusa che hai scritto, insegno
a non credere agli dei in cui
crede la città. -
Meleto - Affermo proprio questo! –
Socrate - Io sostengo che insegno
a non credere nelle nuove
divinità demoniache in cui
si celano uomini falsi e corrotti!
Tu Meleto, non sei credibile
neppure in te stesso!
Cittadini Ateniesi, mi sembra
che egli stia giocando, mi
accusa per chissà quali errori
giovanili, come per mettermi
alla prova con un enigma:
“Socrate il sapiente si
accorgerà delle mie
contraddizioni, nel credere
non credere negli dei,
ingannando se stesso e tutti
gli altri ascoltatori.
Cittadini, le accuse nascono
da un odio grande e diffuso
che causerà la mia condanna:
Meleto, Anito, Licone sono
pedine interessate al servizio
della casta, in contumacia,
paradossalmente pagherò con
la vita il mio pensiero libero,
la purezza delle mie virtù, per
gelosia nei miei confronti…
Questo è accaduto a molti altri
uomini giusti, e altri ancora a
venire, condannati perché
dicono la verità, da ringraziare
fin d’ora il dio di non farmi
mancare una così interessante
compagnia.
Ateniesi, ipotizzerò che
questa volta non crediate
ad Anito, assolvendomi, da
smettere di traviare i giovani
e non fare più filosofia; in
tal caso vi direi: Ateniesi,
ho AMORE e rispetto per voi,
ma ubbidirò al dio che c’è
dentro di me, piuttosto che
a voi, e finché avrò respiro
e sarò in grado di farlo, non
smetterò di fare filosofia, di
consigliarvi e d’insegnare a
chiunque incontri.
Nel mio cammino quotidiano
ho trascurato tutto quel che mi
riguardava, perfino non curando
gli affari di famiglia; per
fortuna Santippe ha compreso
l’AMORE che portavo ad Atene
e mi ha lasciato fare; ai vostri
figli ho cercato d’insegnare la
Virtù; con gli uomini della casta
sono diventato un tafano per
tenerli svegli, affinché non vi
sfruttassero; non ho mai
elemosinato e neanche ora lo
farò; di quel che dico posso
produrre a testimone solo la
mia povertà, la sola ricchezza
che possiedo.
In questi tempi in città
avvengono molte ingiustizie e
illegittimi atti, si scontrano le
deità della piramide; più volte
si ode il tintinnio dei coltelli.
Io son stato nel mio brodo,
a tanti indigesto, non ho mai
cercato di salire i gradini;
qualche anno fa son stato
sorteggiato co-presidente dei
cinquecento come voi ora
che mi giudicate, per giudicare
i dieci strateghi che non
avevano raccolto i naufraghi
della battaglia navale; io solo
mi opposi a voi, per non
violare la legge.
La Legge ha per base il
buonsenso, io sto con la
legge anche a costo della vita.
Così successe quando s’affermò
l’oligarchia dei Trenta Tiranni,
m’ingiunsero di portare via
Leonte di Salamina per metterlo
a morte, rifiutai l’ordine
dimostrando di non aver paura
delle conseguenze.
Credetemi, se mi fossi occupato
d’affari pubblici, in modo degno,
da uomo responsabile al servizio
del prossimo riconoscendo chi
ha ragione, senza cedere alla
prepotenza, ai fondamentalismi,
ai vari colori, non sarei arrivato
alla vecchiaia, o sarei già lassù
nel Mistero, senza aver eseguito
il mandato di tafano.
Fra poco la mia anima
raggiungerà l’AMORE Eterno,
felice per essere stato un
esempio di Virtù, nella
continuità di chi prima di me
ha pagato con la vita in nome
della Democrazia del Popolo
facendo grande Atene!
Dirvi grazie è poco, figli
d’Atene, sarete nel mio cuore,
nell’AMORE del MISTERO.
Qualcuno potrebbe dire:
- Socrate, non ti vergogni
di esserti dedicato ad una
attività per la quale sei ora
esposto al rischio di morire? –
Ragazzo, pensi che un uomo
desideri vivere da vile o donare
la vita per una giusta causa?
Ateniesi, non parlo per
difendermi, mi sembra che il
dio mi abbia scelto, unto per
questa funzione per essere il
tafano che vi impedisca di
addormentarvi sui vizi.
Se mi condannate, spegnete
la luce, e mi dispiace perché
è difficile trovare ai giorni
nostri dietro l’angolo un
altro che prenderà il mio posto
per tener in vita la vera
Giustizia, la Speranza al
vostro futuro.
Giurati, se ritenete che non vi
abbia chiarito le ragioni
dell’odio nato nei miei
confronti, in nome della
verità, mi sublimo a ripetere,
ma ritenendomi soddisfatto
della mia difesa, accetterò
il vostro verdetto, il verdetto
degli uomini.
II A T T O
Voce - La giuria, vota: Socrate
è giudicato colpevole.
Dei 500 giurati 220 hanno
votato contro la colpevolezza!
LA RICHIESTA DELLA PENA
Giurati, la filosofia insegna il
comportamento del vivere in
società per la società, accettando
la realtà, trovando i miglior rimedi
possibili nella Virtù dell’essere per
essere da dire: “è meglio subire
ingiustizia piuttosto che farla”
Pensavo ad una condanna più
pesante, invece per soli trenta
voti, schivo l’anonimato!
Meleto, hai giocato basso la
tua chance, ed hai perso,
ritorni nel dimenticatoio.
Ma del tafano non ti scorderai,
pensandomi ringrazierai in
cuore tuo d’essermi stato amico,
perché ti sento amico, amico!
Giurati, la razionalità non è
destino, il destino è casualità,
ognuno di noi, nel giorno in cui
nasce riceve un Senso in più,
che ci differenza fra le cellule
viventi su Gaia; lo sconosciuto
Sesto Senso, il più importante o
il più ovvio: la Riflente o Riflessione
Pura, l’incontaminata Virtù
d’AMARE!
Ormai sono agli sgoccioli,
preparato alla Virtù Eterna,
parlo non da masochista, ma
da persona che ha dato il
meglio a chi incontrava,
fregandosene delle dicerie
alle sue spalle.
Se dovessi aver paura
dell’ombra che ci portiamo
dietro dalla nascita, come
potrei sentirmi realizzato?
Neanche pagherei per salvarmi
per una pena non commessa,
la mia Virtù non l’accetterebbe,
anche se i miei amici si sono
offerti di pagare per me.
Se chiedo di finire in gloria
i miei ultimi giorni in pensione
nel Prinateo, insieme ai
vincitori d’Olimpiadi, a dir la
verità mi sentirei in buona
compagnia, ma loro come
potrebbero trovarsi con un
tafano come me?
La casta è una piovra
tentacolare del sistema,
se non si sta all’erta, stritola,
emana leggi che diventano
divine perché chi comanda
è il duce, il dio, la divinità,
perciò non vale il motto:
- La Legge è uguale per tutti -.
Voce - Riconosciuto colpevole?
Condannato a morte?
(Paradosso: i Trenta Tiranni
lo volevano far fuori, ma caduti
in disgrazia non poterono, ora
i democratici lo condannano).
La giuria delibera sulla pena,
la maggioranza di coloro che
votano a favore della condanna
a morte è aumentata.
IL CONGEDO DI SOCRATE
Mentre i magistrati sono
occupati, arriva Santippe:
Socrate - Antifonte, accompagna a casa
Santippe, non voglio che soffra… -
Giudici, chiamandovi giudici
credo di definirvi correttamente;
a voi e soprattutto a coloro che
hanno votato per la mia
condanna intendo chiarire
il senso di quello che mi è
successo oggi:
qualcosa di meraviglioso
per cui vi devo dire grazie.
Colgo l’occasione di
dimostrare a me stesso di
saper sorridere nell’ultimo
amplesso col Mistero.
In battaglia ho evitato la
morte nel salvar la mia Patria,
ma la malvagità è una malattia
infettiva che fa più paura, che
crea alibi più veloci di un
laser, da non poter brindare
con la cicuta!
E’ stato un bel gioco, esco
vincitore da singolar tenzone
di sfrontatezza e spudoratezza,
vi ho detto la verità che non
fa male, ma che non vi ha fatto
piacere ascoltare sentendovi
poveri e inadeguati alla vita.
Io vivo nella pienezza, voi
nel vuoto!
Amici giudici tendete alla
Vita, generatrice di Virtù
d’AMORE.
La mia condanna è l’ala
alata del vincitore che nel
mondo dei più ispirerà le
menti vive a continuare la
mia opera a vantaggio del
futuro dei nostri figli.
Ateniesi, la mia consigliera,
la voce della Virtù del sì e del
no, stamattina, era in libera
uscita, da trovarmi in
Tribunale a far l’oracolo di
me stesso, nella mia maturità,
felice d’essere qui!
Bacio la fiala di cicuta,
m’addormento serenamente,
lasciando la mia anima
trasmigrare al Padre del Tutto,
MISTERO.
Quante volte svegliandoci si
rimaneva male per aver troncato
il sogno della vita?
Dunque il sogno Eterno è
AMORE, il più bel amplesso.
Nell’Ade del Mistero troverò i
grandi della Storia: Minosse,
Omero, Esiodo, Orfeo e altri
che furono giusti nella vita,
da non perdere il vizio di
continuare ad esaminare ed
interrogare quelli di là come
quelli di qua, per capire chi di
loro è sapiente e chi crede di
esserlo, ma non lo è.
Discutere con loro e starci
insieme è vivere!
In ogni caso la gente di là
non mi può chiamare in
Tribunale; si dice che quelli
di là siano più felici di quelli
di qua essendo già immortali
per il tempo che rimane.
Con questo vaticinio, per voi
che avete votato, prendo
congedo.
Io, lento e vecchio, lascerò che
la dolce cicuta prenda per mano
la mia ombra e la trasporti nel
Mistero della Vita.
Voi, cittadini ateniesi,
riceverete, da parte di chi
vuole insultare la città, la
fama e la colpa di aver ucciso
Socrate, uomo sapiente: - perché
chi vi vuole offendere dice che
sono sapiente, anche se io non
lo so! -
Tuttavia, a voi faccio questa
preghiera: i miei figli, una volta
cresciuti, puniteli, cittadini,
tormentandoli come io ho
tormentato voi, se vi sembra
che si preoccupino del proprio
tornaconto e del proprio utile
prima che delle virtù; e se fanno
finta d’essere ma non sono nulla,
svergognateli come io facevo
con voi!
E se farete così, io sarò
ricompensato giustamente
da voi, ed anche i miei figli.
Ma è già l’ora di andarsene,
io a morire, voi a vivere:
chi di noi però vada verso
il meglio, è cosa oscura a
tutti, meno che al dio.
Voce - SOCRATE, sei Luce, Maestro
di vita, Dono all’Umanità nel
sorriso agli accusatori, nel
dolce trapasso esempio di
Virtù, fortuna diuturna per
chi Vive….
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Lorenzo Pontiggia, nato a Erba il 27/02/1941, commerciante per professione, poeta näif per passione, ha pubblicato libri di poesia.
Lorenzo Pontiggia
29 ott 2008 - 18:37 - #7ESIODO
(dal Libro la Riflente –Riflessione-mente).
Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questa gioventù è senza dubbio insopportabile,
irriguardosa e saputa. Quando ero ancora giovane mi sono state insegnate le buone maniere ed il rispetto per i genitori: la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.”-
Esiodo
Parole attuali riecheggianti nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
La Poesia deve possedere valori universali e originare emozioni, i poeti adoperando la Riflente sono il sale della Terra, esprimono il loro mondo a tutti gli uomini, insegnando tramite il filosofare a far Politica Democratica.
Esiodo, già nel VIII/VII a.C. si occupò per primo di una nuova poesia: la poesia “didascalica” tesa ad insegnare che la filosofia nella prassi è politica = sintesi di vita non solo pastorale…
Esiodo sa d’essere poeta, a differenza dei poeti tradizionali, egli è un puro, genuino che non si mescola, e per la sua avvedutezza socializzante è definito il poeta degli umili, da non essere apprezzato alle corti…
Esiodo si fa maestro di sapienza, poeta vate, ponendo le basi alla cultura occidentale, la quale fa orecchie da mercante, adoperando solo la pseudo riflente o riflessione speculativa, da non ammettere che la filosofia è la base della vera Politica Democratica…
Di questa realtà Esiodo è consapevole, ma la colpa non è del vate, bensì del Caino che è in noi: la furbizia o l’ignoranza delle virtù che il filosofo ci tramanda…
Esiodo è il poeta del vivere quotidiano, consapevole dell’innovazione, un vate che vuol dare il meglio istruendo gli uomini ai valori che conferiscono dignità al vivere.
Fu il primo poeta a specificare il numero delle Muse, e dar loro il nome.
Calliope, ad esempio, è la musa della parola, dell’etica, la più illustre a contatto con l’autorità politica, la voce del sapere, dell’autorità e nel contempo la voce del piacere…
Lorenzo Pontiggia
Il Poeta marylory
il Poeta
29 nov 2008 - 11:37 - #8Ringrazio chi scrive sull’AMORE e chi legge…
L’AMORE è una piccolissima ma grande goccia che si va a rarefare…
Amando il Prossimo si rinnova l’AMORE…
Dedico a Voi del Forum RAI, Cittadini, la mia”fresca” poesia d’AMORE!
Sogno d’AMORE
Idilliaca Immagine
Bellezza interiore
Sbocciante al futuro
Simpatia emozione
Onesta concupiscenza
Dono vicendevole
Benevolente piacere
Quintessenza d’altruismo
Gnosi di valori
Affinità elettive
Amicizia al Noi
Armonia d’AMORE
Arte in Società
AMORE senza confini…
Grazie…
il Poeta
01 dic 2008 - 12:32 - #9-Marylory, leggo affascinato le rime che scegli..e cerco di comprendere.
Il modo “poetico” aiuta a sintetizzare concetti che altrimenti dovrei (parlo per me) sviscerare con lunghi monologhi senza sapere se sono comprensibile, se ho scritto bene…e se ho detto tutto..e poi mi confronto anche con la tua visione dell’Amore che traspare anche dalle tue scelte, che vanno cosi in alto e libere che mi riesce a stento di seguirti.-
Rispondo:
La Virtù dell’AMORE nasce dalla TRASCENDENZA del MISTERO (DIO) concretandosi nell’IMMANENZA dell’AMORE della RIFLENTE (Riflessione-Mente), Dono insito nell’Uomo!
Ogni goccia è cellula che si rinnova nell’inno dell’AMORE al Vivere, accettandosi, sublimandosi, migliorandosi per crescere in Armonia nel darsi un senso Universale…
-Il mio ” Io ” non è indirizzato amorevolmente verso un “Prossimo” del quale dentro di me non ne vedo bene i contorni, per il quale comunque non manco di altri valori di civile convivenza nella società.
Mi sento spiazzato dall’idea di “Amare” più di una persona per volta e che non conosco.
Un’idea caratterizzata da una più miope prudenza. Paura? Diffidenza?
In essa cerco di ritrovarmi e mi fa anche immaginare di aver raggiunto quella dimensione unica di quel “Mistero della Vita” amando chi con me e come me interscambio quell’ Amore spontaneamente.-
Rispondo:
la Riflente distingue l’Uomo e lo responsabilizza, l’uomo che Vive usa la Riflente, l’AMORE infinito che dà gusto al Vivere, significato alla Vita, Luce al Prossimo senza carità pelosa, ma altruismo al perdono nel segno di PACE di Progresso Umano…
-La fiamma che brucia senza condizionamenti o forzature. Leggere negli occhi di lei e sentirmi dentro cose che né io né lei abbiamo detto a voce, percepire, intuire,intravedere, quasi toccare la” Fonte” di quella felicità unica, quella sensazione strana di pensare all’altro come se l’avessimo da sempre conosciuto.
Da qui potrebbero diramarsi mille rivoli di discussioni o confronti di idee che approderebbero alla Religione, alla Filosofia..e tutte le discipline mentali più profonde.
C’è un racconto zen che dice:
“Oh, quanto soffro. Le altre onde sono così grandi e io sono così piccina. Alcune onde sono tanto ricche e io sono così misera.”
L’onda più grande gli rispose “Pensi di soffrire perché non hai visto chiaramente il tuo “Volto originale”. “Non sono un’onda? cosa sono?” disse l’onda piccina.
“L’onda è solo la tua forma temporanea. In realtà sei acqua”.
“Acqua?” ribatté sorpresa l’onda piccina.
“Quando ti renderai conto che la tua essenza fondamentale è l’acqua, non penserai o crederai erroneamente di essere un’onda e la tua sofferenza sparirà”.
“Oh, capisco! Io sono te e tu sei me, siamo entrambe parti di un sé più vasto.”-
Rispondo:
l’AMORE di Terra si compenetra nella Spiritualità in un grido d’AMORE delle due cellule che all’unisono esplodono in Trasparenza Creativa del MISTERO!
Si rinnova la Verginità, il Dono dato all’Umanità, il premio all’AMORE infinito che ci fa AMARE il Prossimo nel partecipare in Comunione d’AMORE, principio di Comunità…
“Oh, capisco! Io sono te e tu sei me, siamo entrambe parti di un sé più vasto.”
Grazie Kewin Koster, Aliante… e tutti coloro che AMANO la Vita!
il Poeta
09 dic 2008 - 18:26 - #10[quote=Aliante2002,9 Dec 2008, 11:10 ]
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine
ripetendo ogni giorn gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca
chi non rischia e cambia colore dei vestiti
chi non parla a chi non conosce
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru
Muoe lentamente chi evita una passione
ci preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
pittosto che un insieme di emozioni
propio quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia le certezze x l’incertezza, inseguire un sogno
chi non permette almeno una volta nella vita di fuggire a consigli
sensati
Lentamente muore chi non viaggia
chi non legge,chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso
Muore lentamente chi distrugge l’amor propio,chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi della propia sfortuna o della pioggia
incessante
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga superiore del semplice fatto di respirare
soltanto l’ardene pazienza porterà al raggiungimento di una splendida pazienza.
Martha Medeiros O PAblo Neruda
LORENZO PUOI AIUTARMI ????
Questa è di Martha Medeiros
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Pablo Neruda
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita’.
Pablo Neruda
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Lento morire
Colui che è servo di se stesso,
dall’alba al tramonto, fa le cose senza calore…
Sfugge al confronto criticando il vicino,
triste, per la sua fortuna…
Non vuol conoscersi per paura della verità,
resta immobile sul mare del nulla per non pagar dazio…
Volto all’indietro per non sbagliare
nell’apatico tran tran del lavoro senza AMORE,
vorrebbe, ma staccare il freno è troppo sacrificio.
Per brillare chiede inutile consiglio a chi sa meno di lui,
parco altresì nel dare, tronfio della sua vanità.
Costa girare la strada viva,
meglio stare in casa a gustare la bottiglia fino all’ultima goccia.
Dura fatica leggere i libri e soprattutto capirli.
Suona basso il ritmo dell’amore:
costi, problemi, meglio stare a crogiolarsi nel proprio brodo,
in compagnia della malinconia, in-consapevole di un lento morire…
il Poeta
Ciao e grazie a tutti Voi amici….
Lorenzo
[/quote]
Aliante2002 Messaggio Oggi, 16:49
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Grazie Lorenzo sei gentilissimo !
Ti dedico questi versi di NERUDA:
TU SEI COME LA NOTTE,
TACITURNA E STELLATA.
DI STELLA E’IL TUO SILENZIO,
COSì LONTANO E SEMPLICE.
il Poeta
24 dic 2008 - 19:21 - #11DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 200
Scritto da il Poeta il 2008-12-24 09:35:14
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DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 2009 ai forumisti…
Con un grazie e arrivederci dopo l’Epifania…
Vostro Amico Lorenzo
Dal libro la Riflente di prossima pubblicazione
Il CRITONE
Voce narrante
Ad Atene, 399 A. C., nel mese detto Targelione (Maggio-Giugno), le condanne capitali non erano eseguite prima del rientro dell’ambasceria recatasi all’isola di Delo per la festività dedicata ad Apollo…
Critone-
…che notte travagliata, è meglio alzarmi, sfruttare le prime luci per correre alle carceri, pagare il silenzio dei carcerieri e avvisare il Maestro che la nave sacra ha superato Capo Sunio (promontorio dell’Attica).
Oh, come dorme saporitamente in pace alla felicità, è un peccato svegliarlo, ma è per il suo bene!
Maestro! Maestro!
Socrate-
Salve, che hai, da svegliarmi, sul più bello?
Oh, Critone, sei tu, ho rotto sul più bello: ero in compagnia di una graziosa donna vestita di bianco, che mi chiamava dicendomi che nel terzo dì da questo…
Critone-
Maestro, da buon allievo devo far qualcosa per salvarti, se non lo faccio, chi mi conosce che penserà di me?
Penserà che parli e basta!
Socrate-
L’opinione di coloro che mancano di Riflente (Riflessione/mente) non è verità, ma confusione, che si ritorce su loro stessi, lasciandoli ignoranti e sempre insoddisfatti e sfruttati…
Come già tu sai, per invidia, la matrigna soffia sull’ignoranza del popolo per renderlo ancor più succube; non vede di buon occhio chi sa, ne parla male, affinché chi rompe il guscio del tran tran del potere non abbia la possibilità di realizzare ciò in cui crede; lo mette all’angolo come un asino, o lo manda in esilio; il potere gli tarpa le ali, nel detto che nessuno è Profeta in Patria…
Profeta in Patria
Caino, il padrino,
omaggia invidia,
infelicità…
Specula sul gregge…
Alla nera zero carote,
ridicolizzata
emarginata
macellata,
affinché non sia
Profeta in Patria…
Critone-
Socrate, bisogna far presto, ho dato soldi alle guardie, affinché ti allontani indisturbato per andare da miei amici in Tessaglia…
Socrate-
Grazie, buon giovane, ti auguro tanta fortuna!
La mia fortuna è la felicità di sentirmi nel giusto, d’affrontare serenamente la mia sorte decisa dall’uomo fallace…
Amico, non temere, parlo per saggezza; ora i miei occhi guardano al sole spuntare come il primo mattino del mondo nell’amplesso puro con la donna vestita di bianco, perché fra tre giorni giacerò nel sogno di tutti, e tu sei l’angelo che conferma il sogno!
Critone-
Socrate, chi ti ha condannato ingiustamente su false accuse, chi ti ha beffeggiato con ironia è in tilt, teme che la tua morte sia la loro fine!
C’è, tuttavia, tanta gente che ti vuol bene, ti ammira e ha bisogno di te, Maestro!
Socrate:
- Caro Critone, sappi che la mia etica è da sempre rispettosa delle leggi democratiche, nel difendere gli interessi di Atene, fin da quando, Oplita, nei vent’anni di guerra militare lottai per far grande ATENE, affrontando i nemici a viso aperto e mai indietreggiando, ritornando in Patria, ricco d’esperienza, mettendo l’Amica Riflente al servizio di Pericle (periodo Aureo).
Mancato Pericle, cercai di far risplendere ATENE, insegnando non solo ai giovani, la Pace e la Democrazia, nel rispetto delle leggi vigenti, ma i potenti, saccenti, boriosi, invidiosi, disturbati nel loro crapulare teso allo sfruttamento del Popolo, nell’essere indigesto al loro stomaco, mi diedero l’epiteto di tafano d’Atene, e fin d’allora la mia sorte era sentenziata con l’alibi della democrazia dei “demonumeri”, e della demagogia dei sofisti al servizio della casta…
Amico, pur condannato per pochi voti, macchierei la mia dirittura d’arrivo mancando di parola da passare per vigliacco; io mai sono arretrato davanti al nemico, anzi ora come allora vivo tranquillamente in armonia con me stesso, e senza paura guardo in faccia gli avversari, perché AMO Atene.
Ora, pensare di fuggire sarebbe rinnegare i miei insegnamenti, inoltre deluderei chi parteggia per me!
Critone, porgi ai miei amici e ai tuoi il mio ringraziamento, di’ loro che lì vedrò nell’attimo di gioia del trapasso, in grazia, per vivere l’Eternità nel tempio dei grandi, certo di essere più utile a tutti nell’aldilà…
Amico mio, voglio sorridere alla sorella che mi prenderà in grembo, lindo, come le acque chiare sgorganti dalla roccia, da non lasciar dubbi al finale dell’opera che fra breve si compirà, e da tafano anticipo che per tanti sarò ancor più indigesto!
Critone-
Maestro, comprendo il tuo grande desiderio all’amplesso con la dama bianca, ben sapendo dove tu andrai a giacere, ma i tuoi allievi piangeranno come non mai…
Socrate-
Intendo, ma dovrei rinnegare l’etica della Riflente: la giusta tentazione dell’uomo è la Libertà, non l’essere animale infelice, dannato all’abbruttimento, al servizio mefistofelico di Caino!
La Riflente non coincide con i demonumeri, né col potere del dittatore, perché ambedue non sono frutto della Riflessione PURA.
Le leggi sono interpretate soggettivamente, quindi l’oggettività è carente nel sociale, da lasciar prosperare la riflessione speculativa di Caino, padrone nostro…
Io non son mai stato né bestia, né sofista, e delle dicerie me ne faccio un vanto ben sapendo di trovarmi sul campo di battaglia per l’ultima Vittoria, la più grande, e di ciò sono fiero davanti all’AMORE infinito dell’Eternità, ultimo palpito di vita terrena…
Caro Critone, nell’usare la Riflente, la saggezza, conosco i problemi della Società da non poter avvallare il comportamento di chi interpreta la legge senza usare il buonsenso, ma agendo solo per i propri interessi o di pochi, e così la favola del tafano d’Atene s’è sparsa in tutta l’Attica da passare per il rompiballe della politica, ma per Amor di Atene non mi son mai ribellato; il mio fine non era la gloria, ma riuscire a portarli all’assennatezza, affinché assumessero la responsabilità al compito assunto davanti agli elettori, e più criticavo più AMAVO Atene di quell’AMORE Puro disinteressato che dà Luce al Vivere della Speranza, e più forza nell’usare la spada dell’AMORE per sconfiggere il male della speculazione che attanaglia e conviveva in loro…
La mia dipartita nel non fuggire è la loro sconfitta che DONO ad ATENE nel lasciare un segno d’AMORE Imperituro, al futuro di figli non ancora concepiti!
Amico come posso rinnegare la Riflente, nel non essere me stesso!
Non son mai stato un sofista, anzi col fioretto li combattevo lasciandoli nudi da sentir gli strali ancor in quest’ora d’esser fiero davanti all’AMORE infinito!
Figlio d’Atene, è stata una fortuna trovarmi qui in collegio, usando l’oro rimasto nella bisaccia del mio spazio, ho messo a fuoco l’attimo fuggente in Riflente, regalandomi l’acqua calda, la miracolosa goccia sul naso di tutti:
il Testamento Genetico Eterno, Dono del MISTERO!
Ringrazio coloro che mi hanno condannato, la dea bendata che mi ha difeso in lungo e in largo nel mio camminare da Attore Naif sul palcoscenico della Storia. Nell’ultima cena con l’Amica Riflente ho colto la mela matura: il SESTO SENSO!
Il Testamento è per tutti coloro che vogliono cambiar vita, smettere di criticare e non fare, che vogliono sentirsi vivi e Liberi in Armonia di partecipazione d’AMORE senza ricorrere alle infinite droghe che il quotidiano Caino elargisce per farci suoi schiavi…
Basta avvicinarsi alla RIFLENTE o SESTO SENSO, Madre di ogni Scienza, per vivere armoniosamente nella Sfera della Vita nell’aiuto reciproco del nostro Spazio di Vita…
Critone, tu hai l’onore di partecipare alla mia gioia di sempre nell’essere il primo dell’Umanità a capire il SESTO SENSO, la RIFLENTE, la mia compagna, Dono dell’Immanenza che fa la differenza dalle altre cellule di vita.
Ho cominciato ad analizzare a fondo la Riflente che deriva dalla TRASCENDENZA, da cui ha origine l’Immanenza del Tutto, compreso l’uomo che ha avuto in dono la Riflessione Pura, il cui fine è di armonizzare le cellule viventi su Gaia.
In successione ho razionalizzato le varie fasi della Riflente:
- Riflessione come Intuizione…
- Riflessione come Analisi…
- Riflessione come Carisma…
- Riflessione come Profezia…
- Riflessione come Razionalità…
-
Figlio, pensa, veleggerò negli infiniti mari del cielo ritrovando e accogliendo i grandi di ieri, d’oggi e di domani, l’amico Pericle, Cherofonte, Alcibiade e altri; parlerò del Sesto Senso o Riflente in Poesia e nell’atto della Maieutica, arricchendo il vivere lassù in Eterno!
Così chiudo in bellezza nel Dono all’Umanità del recupero della Riflente/Abele o Sesto Senso…
Critone, mio principe sostenitore, la coerenza di un uomo nelle sue idee vive, se supportate dalla Riflente, rende la persona vincente, che non teme il giudizio degli altri, nell’essere se stesso, perché sa dominare i vizi e le paure…
Voce narrante:
Socrate spiega a Critone che la vera Democrazia non è basata sui numeri, ma sui migliori (Aristocratici) eletti dal Popolo, che operano per sviluppare la Società per vocazione, non per professione; ciò non succede essendo la massa giocata, comprata dal potere speculativo, arrivista incontentabile, che sfoga la propria infelicità, togliendo l’identità al mercato degli schiavi moderni, i demonumeri (democrazia dei numeri).
Inoltre si rifà nel far prolificare paure, stress, ansia, invidia, depressione, i mali che Caino elargisce generosamente ai suoi dipendenti…
Così i potenti di turno con il benestare del popolo si creano l’alibi per troneggiare e spolpare a loro piacere pantalone in nome della democrazia, non ascoltando la voce della Saggezza.
Per fortuna, in fondo al vaso di Pandora c’è la Speranza, la Riflente, il futuro d’AMORE senza Caino…
Critone-
Maestro, te ne vai nel mondo dei più ingiustamente offeso, vincendo la battaglia sui figli di Caino…
Non ho altro da dirti, sia fatta la tua volontà d’AMORE!
Socrate
Mio caro giovane, mi spiace per gli amici, ma la mia Riflente allontana anche la più remota volontà d’andarmene senza autorizzazione degli Ateniesi!
Ringrazia gli amici di ieri, d’oggi e di domani che vivranno nel mio pensiero in un domani certo, democraticamente come ho sempre fatto, anche per la scoperta del Sesto Senso, non obbligo né plagio alcuno a credermi, ma usando la Riflente in piena libertà, invito ognuno a scoprire in sé la VERITA’!
Voce narrante
- Ma se c’è in me la verità -deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso!- Karol Wojtyla.
Voce narrante
Socrate,
Luce libera,
Guida
Alla felicità,
Lasci orfani
Non solo
Gli Ateniesi…
——————–
Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…
Voce narrante
Adoperando la RIFLENTE (Riflessione Mente), “Abele”, Dono dell’Immanenza dato all’Uomo dalla Trascendenza del MISTERO, riesce a porsi domande e dare risposte insegnando la maieutica: arte di usufruire della Riflente, linfa di vita, elevazione di vasi comunicanti, insita in tutti, ma dimenticata…
Menone:
- Socrate, la virtù è insegnabile?-
Socrate:
- Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
Per prima cosa bisogna definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa poiché la virtù si può trovare in un bambino o in un uomo…
Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?-
Menone:
-No!-
Socrate:
-Ma se sono saggi e giusti?-
Menone:
-Sì!
Maestro, mi permetto di farti un esempio di virtù relativa: la dote del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-
Socrate:
-Ne cercavamo una, invece tante ballano in maniera svariata.
C’è bisogno quindi di una buona scrematura per trovarla!-
Menone:
- La virtù è saper comandare!-
Socrate:
- Caro Menone, son contento che hai afferrato che la virtù è una sola!
Mah, la definizione di virtù come comando non sta in piedi, dal momento che un servo non potrebbe essere virtuoso mancando di autorità nell’impartire ordini ad altri uomini!-
Menone:
- Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e procurarsele?-
Socrate:
- Menone, nel bello s’intravede la grazia, l’emozione, il piacere in luce di virtù nell’operare bene, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi nel lecito, in pace e in armonia con tutti?
Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità e ci rende schiavi di noi stessi!-
Menone:
- D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?-
Socrate:
- Amico, la virtù è impiegare la Riflente, che fa sbocciare la scienza, alla cui base sta la verità o l’olio che viene a galla e smuove in avanti l’opera in virtù della scienza dell’Immanenza in Riflente!
D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, e nella tenacia di non farsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri si è in pace prima con se stessi!-
Menone:
- D’accordo!-
Socrate:
- Menone, Le cose buone e utili utilizzate in modo giusto, con ragionevolezza, per amor di sapere in Riflente, è virtù!
La Riflente per l’uomo è la madre di tutte le virtù dell’AMORE, da cui nasce l’evolversi della scienza al servizio dell’umano, d’affermare che la virtù è scienza insegnabile in continua progressione…
Il problema si pone per chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù!
Scolari che vogliono apprendere si trovano…
Maestri di virtù, chiedo a voi che state ascoltando, esistono?
In sincerità, oggi come oggi, non ne vedo all’orizzonte, salvo qualche mosca bianca!-
Menone:
- Ci sono!
Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però non mettendoci AMORE deludono!-
Voce narrante:
A questo punto del dialogo entra in scena Anito che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.
Socrate:
- Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?-
Anito:
- Socrate, tu che affermi la verità, di’ a noi di chi parli?-
Socrate:
- E’assodato che son coloro che la gente chiama sofisti.-
Anito:
- Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
I miei famigliari e amici non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vende solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro tutela i giovani crescono sani, forti, intelligenti…
Li traviano invece non solo per la pederastia, ma li lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre son sfacciati da farsi passare per insegnanti d’eloquenza, sì, son maestri a farsi pagare profumatamente, com’è accaduto a Gorgia!
Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei sofisti!
Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!-
Socrate:
- La risposta di Anito apparentemente sta in piedi, ma i figli per infiniti motivi sfuggono alle direttive dei genitori, e non essendoci la panacea, demandano ad altri, in questo caso ai sofisti, i quali son sempre pronti a sfruttare la situazione nel porre la soluzione al problema irrisolvibile…
Anito, i fatti non ti danno ragione, i grandi Ateniesi non hanno saputo trasmettere la virtù ai figli, ad esempio Temistocle, Aristide, Pericle e Tucidide, uomini virtuosi, i cui figli ne combinarono di tutti i colori!
L’unica speranza sta nell’esempio d’onestà, capacità, buonsenso e un Puro AMORE dei genitori verso la prole…-
Anito:
- Socrate, non ti vergogni di parlar male dei grandi cittadini d’Atene?-
Socrate:
- No!
La verità non fa male!
È il male che fa male!
Anito, scuotiti dalla furbizia che c’è in te per ambizione di potere!
Un bel tacere è già una virtù!
La virtù si conquista accettando la Verità!
I grandi uomini d’Atene son virtuosi per fama e non per la virtù verso i figli!
Solo chi usa la Riflente, la Madre della scienza, potrà insegnare trasmettendo la conoscenza della virtù ai figli, tenendo presente che Esiodo, già nell’VIII/VII a.C., scrive:
- Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questi giovani sono senza dubbio insopportabili, irriguardosi e saputelli. Quando ero ancora giovane, mi sono stati insegnati le buone maniere e il rispetto per i genitori:
la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.
Esiodo
Inoltre Esiodo afferma chi fa Politica per il Popolo a vantaggio della Democrazia del progresso Sociale non può essere che Filosofo e in sintesi Poeta.
Parole ancor attuali che riecheggiano nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
Menone, può esser valida anche la vox popoli, voce di dio.
Il giusto sentire, una specie d’ispirazione divina, la Riflente, dono dell’Immanenza del MISTERO, che fa divenire chi la sa usare guida al popolo nel saper scegliere la strada migliore e adeguare le misure per favorire l’evolversi della scienza e della comunicazione a vantaggio della collettività!-
Menone:
- Ammetto di non essere capace di definirla in modo corretto, poiché tu Socrate sei una specie di pesce torpedine, e chi ti tocca, s’intorpidisce.
Ho fatto molti discorsi sulla virtù e la sua natura, ma alla tua confutazione non so che rispondere, da rimaner ammaliato della tua arte di porre domande e di riflesso fornire precisazioni.
Se ci s’imbatte nella virtù, non riconoscendola, ci sfugge di mano ed elude il problema!-
Socrate:
- Menone, la Riflente è immortale, e quando il corpo che la possiede muore, essa ritorna nell’Eden, poi ricompare dopo un periodo in un altro corpo, perché nulla si disperde.
La Riflente nel tutto movimento si evolve e quando rientra in un altro corpo, è in amnesia, però è presente, per svegliarla non ci vuole un bacio ma la volontà di operare per la Società, di cui ognuno di noi è partecipe e socio!
A questo punto il risveglio della Riflente c’è, in noi germoglia Armonia, Virtù e AMORE per camminare in avanti, felici di vivere il nuovo spazio…
Il pessimismo e le paure si allenteranno, s’inizierà a credere in noi stessi, a guardare il vicino con simpatia senza invidia e speculazione…
Incominceremo un nuovo ciclo, mettendo alla porta Caino, recuperando Abele, per vivere in compagnia dell’Amica Riflente nel respirare aria nuova, senza dover aspettare l’ultimo respiro quaggiù per capire l’errore che si è fatto in vita nel non aver usato il gran Dono della Riflente…
Menone, ora dimostrerò l’esattezza della teoria dell’anamnesi, tramite il tuo schiavo che per sua ammissione ignora la geometria: disegno sul terreno un quadrato di cm. 30,96 = 2 piedi per lato, chiedo, di trovare la misura del lato nel quadrato su area uguale a 8 piedi.
Lo schiavo:
- Son schiavo, ma rispondo da uomo: il quadrato da ricercare avrà il lato di 4 piedi, esattamente il doppio del lato nel quadrato di partenza.-
Socrate:
- Giovane, il quadrato con lato di 4 piedi avrà l’area = a 16 piedi, non a 8 piedi.-
Lo schiavo:
- Il lato del quadrato è la misura intermedia tra i 2 piedi del lato del primo e, i 4 piedi del secondo, quindi il lato misura 3 piedi.-
Socrate:
- Giovanotto, l’area di 3 piedi è di 9 piedi, e non di 8, rifletti che ci riesci.
Ora disegno sul terreno 4 quadrati uguali a quello di partenza, da formare un quadrato di lato 4 piedi su area di 16 piedi.-
Lo schiavo:
- Se uso la Riflente, come dice il Maestro, ci riesco: ha disegnato il primo quadrato che è la quarta parte del grande che ha ottenuto, quindi tracciando una delle 2 diagonali di ciascun quadrato, si avrà un’area uguale a 8 piedi.-
Socrate:
- Menone, hai visto che usando la Riflente, si risolvono i problemi, e il tuo schiavo n’è prova lampante, ha solo avuto un aiuto nel ricorrere all’Amica Riflente, che ha dentro di lui.
Voce narrante
La dottrina dell’anamnesi, reminiscenza di ricordi, permette a Socrate di ulteriormente criticare la teoria della conoscenza dei sofisti, capziosi, i quali inducono le menti alla pigrizia evitando di ricercare il vero; la teoria dell’anamnesi, invece, è ricettiva e attiva nel cercare la verità che c’è in ognuno di noi…
Il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
il Poeta
24 dic 2008 - 19:21 - #12DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 200
Scritto da il Poeta il 2008-12-24 09:35:14
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DONO CON AMORE DI BUON NATALE E ANNO 2009 ai forumisti…
Con un grazie e arrivederci dopo l’Epifania…
Vostro Amico Lorenzo
Dal libro la Riflente di prossima pubblicazione
Il CRITONE
Voce narrante
Ad Atene, 399 A. C., nel mese detto Targelione (Maggio-Giugno), le condanne capitali non erano eseguite prima del rientro dell’ambasceria recatasi all’isola di Delo per la festività dedicata ad Apollo…
Critone-
…che notte travagliata, è meglio alzarmi, sfruttare le prime luci per correre alle carceri, pagare il silenzio dei carcerieri e avvisare il Maestro che la nave sacra ha superato Capo Sunio (promontorio dell’Attica).
Oh, come dorme saporitamente in pace alla felicità, è un peccato svegliarlo, ma è per il suo bene!
Maestro! Maestro!
Socrate-
Salve, che hai, da svegliarmi, sul più bello?
Oh, Critone, sei tu, ho rotto sul più bello: ero in compagnia di una graziosa donna vestita di bianco, che mi chiamava dicendomi che nel terzo dì da questo…
Critone-
Maestro, da buon allievo devo far qualcosa per salvarti, se non lo faccio, chi mi conosce che penserà di me?
Penserà che parli e basta!
Socrate-
L’opinione di coloro che mancano di Riflente (Riflessione/mente) non è verità, ma confusione, che si ritorce su loro stessi, lasciandoli ignoranti e sempre insoddisfatti e sfruttati…
Come già tu sai, per invidia, la matrigna soffia sull’ignoranza del popolo per renderlo ancor più succube; non vede di buon occhio chi sa, ne parla male, affinché chi rompe il guscio del tran tran del potere non abbia la possibilità di realizzare ciò in cui crede; lo mette all’angolo come un asino, o lo manda in esilio; il potere gli tarpa le ali, nel detto che nessuno è Profeta in Patria…
Profeta in Patria
Caino, il padrino,
omaggia invidia,
infelicità…
Specula sul gregge…
Alla nera zero carote,
ridicolizzata
emarginata
macellata,
affinché non sia
Profeta in Patria…
Critone-
Socrate, bisogna far presto, ho dato soldi alle guardie, affinché ti allontani indisturbato per andare da miei amici in Tessaglia…
Socrate-
Grazie, buon giovane, ti auguro tanta fortuna!
La mia fortuna è la felicità di sentirmi nel giusto, d’affrontare serenamente la mia sorte decisa dall’uomo fallace…
Amico, non temere, parlo per saggezza; ora i miei occhi guardano al sole spuntare come il primo mattino del mondo nell’amplesso puro con la donna vestita di bianco, perché fra tre giorni giacerò nel sogno di tutti, e tu sei l’angelo che conferma il sogno!
Critone-
Socrate, chi ti ha condannato ingiustamente su false accuse, chi ti ha beffeggiato con ironia è in tilt, teme che la tua morte sia la loro fine!
C’è, tuttavia, tanta gente che ti vuol bene, ti ammira e ha bisogno di te, Maestro!
Socrate:
- Caro Critone, sappi che la mia etica è da sempre rispettosa delle leggi democratiche, nel difendere gli interessi di Atene, fin da quando, Oplita, nei vent’anni di guerra militare lottai per far grande ATENE, affrontando i nemici a viso aperto e mai indietreggiando, ritornando in Patria, ricco d’esperienza, mettendo l’Amica Riflente al servizio di Pericle (periodo Aureo).
Mancato Pericle, cercai di far risplendere ATENE, insegnando non solo ai giovani, la Pace e la Democrazia, nel rispetto delle leggi vigenti, ma i potenti, saccenti, boriosi, invidiosi, disturbati nel loro crapulare teso allo sfruttamento del Popolo, nell’essere indigesto al loro stomaco, mi diedero l’epiteto di tafano d’Atene, e fin d’allora la mia sorte era sentenziata con l’alibi della democrazia dei “demonumeri”, e della demagogia dei sofisti al servizio della casta…
Amico, pur condannato per pochi voti, macchierei la mia dirittura d’arrivo mancando di parola da passare per vigliacco; io mai sono arretrato davanti al nemico, anzi ora come allora vivo tranquillamente in armonia con me stesso, e senza paura guardo in faccia gli avversari, perché AMO Atene.
Ora, pensare di fuggire sarebbe rinnegare i miei insegnamenti, inoltre deluderei chi parteggia per me!
Critone, porgi ai miei amici e ai tuoi il mio ringraziamento, di’ loro che lì vedrò nell’attimo di gioia del trapasso, in grazia, per vivere l’Eternità nel tempio dei grandi, certo di essere più utile a tutti nell’aldilà…
Amico mio, voglio sorridere alla sorella che mi prenderà in grembo, lindo, come le acque chiare sgorganti dalla roccia, da non lasciar dubbi al finale dell’opera che fra breve si compirà, e da tafano anticipo che per tanti sarò ancor più indigesto!
Critone-
Maestro, comprendo il tuo grande desiderio all’amplesso con la dama bianca, ben sapendo dove tu andrai a giacere, ma i tuoi allievi piangeranno come non mai…
Socrate-
Intendo, ma dovrei rinnegare l’etica della Riflente: la giusta tentazione dell’uomo è la Libertà, non l’essere animale infelice, dannato all’abbruttimento, al servizio mefistofelico di Caino!
La Riflente non coincide con i demonumeri, né col potere del dittatore, perché ambedue non sono frutto della Riflessione PURA.
Le leggi sono interpretate soggettivamente, quindi l’oggettività è carente nel sociale, da lasciar prosperare la riflessione speculativa di Caino, padrone nostro…
Io non son mai stato né bestia, né sofista, e delle dicerie me ne faccio un vanto ben sapendo di trovarmi sul campo di battaglia per l’ultima Vittoria, la più grande, e di ciò sono fiero davanti all’AMORE infinito dell’Eternità, ultimo palpito di vita terrena…
Caro Critone, nell’usare la Riflente, la saggezza, conosco i problemi della Società da non poter avvallare il comportamento di chi interpreta la legge senza usare il buonsenso, ma agendo solo per i propri interessi o di pochi, e così la favola del tafano d’Atene s’è sparsa in tutta l’Attica da passare per il rompiballe della politica, ma per Amor di Atene non mi son mai ribellato; il mio fine non era la gloria, ma riuscire a portarli all’assennatezza, affinché assumessero la responsabilità al compito assunto davanti agli elettori, e più criticavo più AMAVO Atene di quell’AMORE Puro disinteressato che dà Luce al Vivere della Speranza, e più forza nell’usare la spada dell’AMORE per sconfiggere il male della speculazione che attanaglia e conviveva in loro…
La mia dipartita nel non fuggire è la loro sconfitta che DONO ad ATENE nel lasciare un segno d’AMORE Imperituro, al futuro di figli non ancora concepiti!
Amico come posso rinnegare la Riflente, nel non essere me stesso!
Non son mai stato un sofista, anzi col fioretto li combattevo lasciandoli nudi da sentir gli strali ancor in quest’ora d’esser fiero davanti all’AMORE infinito!
Figlio d’Atene, è stata una fortuna trovarmi qui in collegio, usando l’oro rimasto nella bisaccia del mio spazio, ho messo a fuoco l’attimo fuggente in Riflente, regalandomi l’acqua calda, la miracolosa goccia sul naso di tutti:
il Testamento Genetico Eterno, Dono del MISTERO!
Ringrazio coloro che mi hanno condannato, la dea bendata che mi ha difeso in lungo e in largo nel mio camminare da Attore Naif sul palcoscenico della Storia. Nell’ultima cena con l’Amica Riflente ho colto la mela matura: il SESTO SENSO!
Il Testamento è per tutti coloro che vogliono cambiar vita, smettere di criticare e non fare, che vogliono sentirsi vivi e Liberi in Armonia di partecipazione d’AMORE senza ricorrere alle infinite droghe che il quotidiano Caino elargisce per farci suoi schiavi…
Basta avvicinarsi alla RIFLENTE o SESTO SENSO, Madre di ogni Scienza, per vivere armoniosamente nella Sfera della Vita nell’aiuto reciproco del nostro Spazio di Vita…
Critone, tu hai l’onore di partecipare alla mia gioia di sempre nell’essere il primo dell’Umanità a capire il SESTO SENSO, la RIFLENTE, la mia compagna, Dono dell’Immanenza che fa la differenza dalle altre cellule di vita.
Ho cominciato ad analizzare a fondo la Riflente che deriva dalla TRASCENDENZA, da cui ha origine l’Immanenza del Tutto, compreso l’uomo che ha avuto in dono la Riflessione Pura, il cui fine è di armonizzare le cellule viventi su Gaia.
In successione ho razionalizzato le varie fasi della Riflente:
- Riflessione come Intuizione…
- Riflessione come Analisi…
- Riflessione come Carisma…
- Riflessione come Profezia…
- Riflessione come Razionalità…
-
Figlio, pensa, veleggerò negli infiniti mari del cielo ritrovando e accogliendo i grandi di ieri, d’oggi e di domani, l’amico Pericle, Cherofonte, Alcibiade e altri; parlerò del Sesto Senso o Riflente in Poesia e nell’atto della Maieutica, arricchendo il vivere lassù in Eterno!
Così chiudo in bellezza nel Dono all’Umanità del recupero della Riflente/Abele o Sesto Senso…
Critone, mio principe sostenitore, la coerenza di un uomo nelle sue idee vive, se supportate dalla Riflente, rende la persona vincente, che non teme il giudizio degli altri, nell’essere se stesso, perché sa dominare i vizi e le paure…
Voce narrante:
Socrate spiega a Critone che la vera Democrazia non è basata sui numeri, ma sui migliori (Aristocratici) eletti dal Popolo, che operano per sviluppare la Società per vocazione, non per professione; ciò non succede essendo la massa giocata, comprata dal potere speculativo, arrivista incontentabile, che sfoga la propria infelicità, togliendo l’identità al mercato degli schiavi moderni, i demonumeri (democrazia dei numeri).
Inoltre si rifà nel far prolificare paure, stress, ansia, invidia, depressione, i mali che Caino elargisce generosamente ai suoi dipendenti…
Così i potenti di turno con il benestare del popolo si creano l’alibi per troneggiare e spolpare a loro piacere pantalone in nome della democrazia, non ascoltando la voce della Saggezza.
Per fortuna, in fondo al vaso di Pandora c’è la Speranza, la Riflente, il futuro d’AMORE senza Caino…
Critone-
Maestro, te ne vai nel mondo dei più ingiustamente offeso, vincendo la battaglia sui figli di Caino…
Non ho altro da dirti, sia fatta la tua volontà d’AMORE!
Socrate
Mio caro giovane, mi spiace per gli amici, ma la mia Riflente allontana anche la più remota volontà d’andarmene senza autorizzazione degli Ateniesi!
Ringrazia gli amici di ieri, d’oggi e di domani che vivranno nel mio pensiero in un domani certo, democraticamente come ho sempre fatto, anche per la scoperta del Sesto Senso, non obbligo né plagio alcuno a credermi, ma usando la Riflente in piena libertà, invito ognuno a scoprire in sé la VERITA’!
Voce narrante
- Ma se c’è in me la verità -deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso!- Karol Wojtyla.
Voce narrante
Socrate,
Luce libera,
Guida
Alla felicità,
Lasci orfani
Non solo
Gli Ateniesi…
——————–
Dal Menone di Platone, dialogo di Socrate…
Voce narrante
Adoperando la RIFLENTE (Riflessione Mente), “Abele”, Dono dell’Immanenza dato all’Uomo dalla Trascendenza del MISTERO, riesce a porsi domande e dare risposte insegnando la maieutica: arte di usufruire della Riflente, linfa di vita, elevazione di vasi comunicanti, insita in tutti, ma dimenticata…
Menone:
- Socrate, la virtù è insegnabile?-
Socrate:
- Il problema è molto complesso essendoci varie forme di virtù.
Per prima cosa bisogna definire l’essenza della virtù, la quale differirà in qualcosa poiché la virtù si può trovare in un bambino o in un uomo…
Menone, il ragazzo e il vecchio se sono sregolati possono diventare virtuosi?-
Menone:
-No!-
Socrate:
-Ma se sono saggi e giusti?-
Menone:
-Sì!
Maestro, mi permetto di farti un esempio di virtù relativa: la dote del comandante è di comandare, del soldato ubbidire e così via…-
Socrate:
-Ne cercavamo una, invece tante ballano in maniera svariata.
C’è bisogno quindi di una buona scrematura per trovarla!-
Menone:
- La virtù è saper comandare!-
Socrate:
- Caro Menone, son contento che hai afferrato che la virtù è una sola!
Mah, la definizione di virtù come comando non sta in piedi, dal momento che un servo non potrebbe essere virtuoso mancando di autorità nell’impartire ordini ad altri uomini!-
Menone:
- Allora la virtù è la capacità di desiderare cose belle e procurarsele?-
Socrate:
- Menone, nel bello s’intravede la grazia, l’emozione, il piacere in luce di virtù nell’operare bene, ma come si fa a procurarsi le cose belle, grandi nel lecito, in pace e in armonia con tutti?
Teniamo presente che l’illecito è un’effimera gioia, crea solo incontentabilità, infelicità e ci rende schiavi di noi stessi!-
Menone:
- D’accordo, la virtù è il desiderio di riuscire a possedere cose anche grandi e belle senza ingiustizia; però la giustizia è già parte della virtù e allora?-
Socrate:
- Amico, la virtù è impiegare la Riflente, che fa sbocciare la scienza, alla cui base sta la verità o l’olio che viene a galla e smuove in avanti l’opera in virtù della scienza dell’Immanenza in Riflente!
D’altronde la virtù è un bene utile e giovevole per coloro che la esprimono, e nella tenacia di non farsi prendere dalle tentazioni di nuocere ad altri si è in pace prima con se stessi!-
Menone:
- D’accordo!-
Socrate:
- Menone, Le cose buone e utili utilizzate in modo giusto, con ragionevolezza, per amor di sapere in Riflente, è virtù!
La Riflente per l’uomo è la madre di tutte le virtù dell’AMORE, da cui nasce l’evolversi della scienza al servizio dell’umano, d’affermare che la virtù è scienza insegnabile in continua progressione…
Il problema si pone per chi dovrebbe insegnare la scienza della virtù!
Scolari che vogliono apprendere si trovano…
Maestri di virtù, chiedo a voi che state ascoltando, esistono?
In sincerità, oggi come oggi, non ne vedo all’orizzonte, salvo qualche mosca bianca!-
Menone:
- Ci sono!
Sono i Sofisti, insegnanti di retorica, che si proclamano maestri di virtù, però non mettendoci AMORE deludono!-
Voce narrante:
A questo punto del dialogo entra in scena Anito che nella realtà storica fu uno dei principali accusatori di Socrate.
Socrate:
- Anito, i mestieranti di parole al vento son maestri di virtù?-
Anito:
- Socrate, tu che affermi la verità, di’ a noi di chi parli?-
Socrate:
- E’assodato che son coloro che la gente chiama sofisti.-
Anito:
- Per Eracle, non dire parole di malaugurio!
I miei famigliari e amici non sono matti da farsi rovinare dai sofisti, da gente che prende, ma non dà, che vende solo parole inutili, imbrogliando il prossimo!
Hanno perfino l’ipocrisia di dire che sotto la loro tutela i giovani crescono sani, forti, intelligenti…
Li traviano invece non solo per la pederastia, ma li lasciano ancor più ignoranti da ingraziarsi e ingrassare la casta, inoltre son sfacciati da farsi passare per insegnanti d’eloquenza, sì, son maestri a farsi pagare profumatamente, com’è accaduto a Gorgia!
Sì, ci sono i maestri di virtù, ma non tra le file dei sofisti!
Ogni cittadino ateniese, probo, onesto e ligio alle leggi, è in grado d’insegnare ai suoi figli la virtù, essendo un cittadino virtuoso!-
Socrate:
- La risposta di Anito apparentemente sta in piedi, ma i figli per infiniti motivi sfuggono alle direttive dei genitori, e non essendoci la panacea, demandano ad altri, in questo caso ai sofisti, i quali son sempre pronti a sfruttare la situazione nel porre la soluzione al problema irrisolvibile…
Anito, i fatti non ti danno ragione, i grandi Ateniesi non hanno saputo trasmettere la virtù ai figli, ad esempio Temistocle, Aristide, Pericle e Tucidide, uomini virtuosi, i cui figli ne combinarono di tutti i colori!
L’unica speranza sta nell’esempio d’onestà, capacità, buonsenso e un Puro AMORE dei genitori verso la prole…-
Anito:
- Socrate, non ti vergogni di parlar male dei grandi cittadini d’Atene?-
Socrate:
- No!
La verità non fa male!
È il male che fa male!
Anito, scuotiti dalla furbizia che c’è in te per ambizione di potere!
Un bel tacere è già una virtù!
La virtù si conquista accettando la Verità!
I grandi uomini d’Atene son virtuosi per fama e non per la virtù verso i figli!
Solo chi usa la Riflente, la Madre della scienza, potrà insegnare trasmettendo la conoscenza della virtù ai figli, tenendo presente che Esiodo, già nell’VIII/VII a.C., scrive:
- Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo, se deve dipendere dalla gioventù superficiale d’oggi, perché questi giovani sono senza dubbio insopportabili, irriguardosi e saputelli. Quando ero ancora giovane, mi sono stati insegnati le buone maniere e il rispetto per i genitori:
la gioventù d’oggi invece vuole sempre dire la sua ed è sfacciata.
Esiodo
Inoltre Esiodo afferma chi fa Politica per il Popolo a vantaggio della Democrazia del progresso Sociale non può essere che Filosofo e in sintesi Poeta.
Parole ancor attuali che riecheggiano nei secoli, dura realtà che si perpetua da Caino, e che continuerà finché i genitori non adopereranno la Riflente insegnando l’AMORE con l’esempio, e la scuola non preparerà democraticamente i giovani ai valori sociali!
Menone, può esser valida anche la vox popoli, voce di dio.
Il giusto sentire, una specie d’ispirazione divina, la Riflente, dono dell’Immanenza del MISTERO, che fa divenire chi la sa usare guida al popolo nel saper scegliere la strada migliore e adeguare le misure per favorire l’evolversi della scienza e della comunicazione a vantaggio della collettività!-
Menone:
- Ammetto di non essere capace di definirla in modo corretto, poiché tu Socrate sei una specie di pesce torpedine, e chi ti tocca, s’intorpidisce.
Ho fatto molti discorsi sulla virtù e la sua natura, ma alla tua confutazione non so che rispondere, da rimaner ammaliato della tua arte di porre domande e di riflesso fornire precisazioni.
Se ci s’imbatte nella virtù, non riconoscendola, ci sfugge di mano ed elude il problema!-
Socrate:
- Menone, la Riflente è immortale, e quando il corpo che la possiede muore, essa ritorna nell’Eden, poi ricompare dopo un periodo in un altro corpo, perché nulla si disperde.
La Riflente nel tutto movimento si evolve e quando rientra in un altro corpo, è in amnesia, però è presente, per svegliarla non ci vuole un bacio ma la volontà di operare per la Società, di cui ognuno di noi è partecipe e socio!
A questo punto il risveglio della Riflente c’è, in noi germoglia Armonia, Virtù e AMORE per camminare in avanti, felici di vivere il nuovo spazio…
Il pessimismo e le paure si allenteranno, s’inizierà a credere in noi stessi, a guardare il vicino con simpatia senza invidia e speculazione…
Incominceremo un nuovo ciclo, mettendo alla porta Caino, recuperando Abele, per vivere in compagnia dell’Amica Riflente nel respirare aria nuova, senza dover aspettare l’ultimo respiro quaggiù per capire l’errore che si è fatto in vita nel non aver usato il gran Dono della Riflente…
Menone, ora dimostrerò l’esattezza della teoria dell’anamnesi, tramite il tuo schiavo che per sua ammissione ignora la geometria: disegno sul terreno un quadrato di cm. 30,96 = 2 piedi per lato, chiedo, di trovare la misura del lato nel quadrato su area uguale a 8 piedi.
Lo schiavo:
- Son schiavo, ma rispondo da uomo: il quadrato da ricercare avrà il lato di 4 piedi, esattamente il doppio del lato nel quadrato di partenza.-
Socrate:
- Giovane, il quadrato con lato di 4 piedi avrà l’area = a 16 piedi, non a 8 piedi.-
Lo schiavo:
- Il lato del quadrato è la misura intermedia tra i 2 piedi del lato del primo e, i 4 piedi del secondo, quindi il lato misura 3 piedi.-
Socrate:
- Giovanotto, l’area di 3 piedi è di 9 piedi, e non di 8, rifletti che ci riesci.
Ora disegno sul terreno 4 quadrati uguali a quello di partenza, da formare un quadrato di lato 4 piedi su area di 16 piedi.-
Lo schiavo:
- Se uso la Riflente, come dice il Maestro, ci riesco: ha disegnato il primo quadrato che è la quarta parte del grande che ha ottenuto, quindi tracciando una delle 2 diagonali di ciascun quadrato, si avrà un’area uguale a 8 piedi.-
Socrate:
- Menone, hai visto che usando la Riflente, si risolvono i problemi, e il tuo schiavo n’è prova lampante, ha solo avuto un aiuto nel ricorrere all’Amica Riflente, che ha dentro di lui.
Voce narrante
La dottrina dell’anamnesi, reminiscenza di ricordi, permette a Socrate di ulteriormente criticare la teoria della conoscenza dei sofisti, capziosi, i quali inducono le menti alla pigrizia evitando di ricercare il vero; la teoria dell’anamnesi, invece, è ricettiva e attiva nel cercare la verità che c’è in ognuno di noi…
Il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
il Poeta
25 dic 2008 - 11:03 - #1325 Dicembre
La Parola Universale
che dovrebbe vivere
in noi è una:
A M O R E!
Nascita
Pace in Terra
condivisione
del MISTERO!
il Poeta
22 gen 2009 - 09:44 - #14La Santa Madre
Dal grembo di Santa Terra
nasce la Madonna
Madre di tutto
benedetta dal MISTERO!
Noi poveracci
in nome di conquiste
speculative,
ogni giorno la sfregiamo!
il Poeta
il Poeta
27 gen 2009 - 11:30 - #1527-02- 45: Ricordare
Facile dimenticare,
impera l’ego di Caino…
La pellaccia
è sensibile all’edonismo…
La Riflente
vegeta nel limbo,
l’ago è impazzito,
si premono bottoni
cadono i birilli…
E’ il gioco della bestia
seduto alla tastiera
padrone di nulla
ma col potere carpito
con l’inganno
in nome dell’ignoranza
schiava senza AMORE…
il Poeta
Lorenzo Pontiggia il Poeta
13 feb 2009 - 09:13 - #16-Leggere e scrivere
di Paolo Di Stefano
Tutto ciò che riguarda il leggere e lo scrivere: libri di cui si parla e libri di cui non si parla ma si dovrebbe parlare, temi, spunti, autori, tendenze, casi, provocazioni, su cui vale la pena di discutere.
Vai alla rubrica Leggere e scrivere
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lorenzo Pontiggia -Giovedì, 12 Febbraio 2009 (Corsera)
Quando i Poeti parlavano a tutti
La Poesia è sintesi
dello scibile umano…
Non ha colori
è se stessa,
illumina il cielo
all’innamorato
di versi d’AMORE…
Scrivere amore
senza AMORE
è di tutti,
l’eccezione non fa testo…
Al Vate
nel dir la Verità
troncan la parola…
Ben accetti i servi
al servizio del potere…
marylory
Lorenzo Pontiggia-
Con AMORE
grazie Amici…
Lorenzo Pontiggia
14 mar 2009 - 10:50 - #17Attualità della Satira
-
-Lorenzo cosa ci trovi di buono in Grillo? La classe politica fa schifo…non c’è bisogno che me lo dice lui. Sa fare solo monologhi e dire “vaffa”…sa solo come arricchirsi parlando e sparlando…Nel suo movimento parla solo lui e tutti gli altri che lo seguono come pecoroni a dire “vaffa” di qua e di là.
[Modificato da =AluxMateL= 09/03/2009 3.24]-
Amico, non solo tu hai scarsa informazione dovuto ai mass media…
Grazie…
AMORE
Nasce con l’uomo ed è frutto della Riflente (Riflessione-mente) che anticipa i tempi…
La si trova già negli scritti di Omero, Iliade e Odissea, nella critica al potere, simbolicamente attribuito a Zeus e al sottobosco d’intrighi degli dei…
Omero, con maestria trasla la satira alla casta con metafore e fantasie irreali nella realtà delle deità a cui si attribuiscono i giochi di potere dei politicanti…
Con il poema “Margite” inizia la satira comica, ingrediente fondante della satira di Aristofane, circa V – IV a.C. (periodo socratico).
Aristofane poeta visivo e filosofo, con mente critica, si attiene al pensiero di Esiodo (VIII-VII):
-… la prassi del filosofo è la Politica!-.
Ironizza sui politicanti intrallazzatori che si fan guerra per il potere, da porsi nudi davanti al popolo attonito, che non avendo più nulla da perdere s’accontenta di ridere di gusto, aria fritta sul mal governo…
Le caste si susseguono, non guardano al domani, e la ricchezza di Madre Terra corre il rischio di esaurirsi: con l’attuale globalizzazione sta ritornando il latifondismo e sistema feudale, il futuro è cupo, ma chi domina è incontentabile, sempre affamato, volto ad ingurgitare e digerire di tutto, importante non perdere il possesso della poltrona, e ride di gusto, pur storcendo la bocca, indifferente alla satira che lo mette alla berlina come trofeo senza vergognarsi, ma tronfio di se stesso!
Il povero popolo che è alla macina, torchiato, non in grado di vedere il futuro dei figli, trova nella satira un momento di gioia da scordare la fame, le ansie e le paure nel vedere i potenti di turno che arrancano nel ridicolo, credendosi vestiti, invece nudi!
Essi sono gli eredi di Caino, vivono e vegetano, prodotti dalla pseudo cultura che avvalla menzogne, demagogia, e fa solo del politichese, tramite gli imbonitori di turno, i mass media, che speculano sul popolo credulone e ignorante per l’arricchimento degli amici degli amici…
Aristofane in “Le Nuvole”, sbeffeggia i sofisti, i servi del dio denaro…
Nello spettacolo “Le vespe”, attacca il sistema giuridico ateniese per gli intrallazzi
non salomonici!
Così la satira arguta nasce per denunciare le ipocrisie, le vergogne del potere, da dire che niente c’è di più ridicolo di un RE nudo!
Oggi, in Italia il personaggio che meglio di tutti interpreta la miscela della satira sagace,
dal mio punto di vista, è Beppe Grillo, che nella tradizione genovese gioca in casa a 360°,
nel rinnovarsi con genialità in conversazione colta, raffinata, spiritosa, ed anche papale
papale o terra terra, perché quando ci vuole non può mancare… divertendo il pubblico
per la sua spontaneità nel saper variare la mimica, le parole e i sentimenti,
presentando ridendo scherzando le verità dell’attuale politica antidemocratica…
La Costituzione Italiana sta ballando su chi ha dato la vita per darle un volto:
il volto di tutti gli Italiani!
Oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, in Italia, c’è solo il caos, il vuoto!
I cittadini non possono stare a guardare, vogliono partecipare per salvare il salvabile,
e responsabilizzano il Grillo parlante ricco d’AMORE al Prossimo, a salvare
il vuoto Costituzionale, la buona Carta Italiana…
La Corte di Cassazione, si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:
« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi
si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica
opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso
suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »
Il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
Lorenzo Pontiggia
22 mar 2009 - 20:03 - #18Internet
-Ciao a tutti,
essendone direttamente interessati abbiamo deciso di lanciare una discussione su uno dei temi caldi del momento: quali regole per Internet?-
Rispondo:
le regole in Internet nascono in coscienza di Riflente (Riflessione-mente), soprattutto nelle scuole, dove buone maestre possono insegnare non solo ad usare il computer…
-La Rete delle Reti oggi si configura come una zona franca ove, nel bene e nel male, si può fare e dire praticamente tutto e - se si è un minimo accorti e si dispone degli strumenti adatti - l’impunità è poco meno che garantita.-
Rispondo:
la Libertà d’espressione e l’educazione civica comportamentale è demandata alla scuola almeno dell’obbligo, ma purtroppo per mancanza di etica da parte dei governanti che sfruttano l’ignoranza non è insegnata, così si tira a campare…
-La natura intrinseca di Internet ne fa una struttura sovranazionale e la sua regolamentazione richiederebbe un approccio mondiale, forse addirittura un ripensamento del concetto di diritto applicabile agli Stati sovrani.-
Rispondo:
Fallita la globalizzazione per mancanza d’umanità, non vorrei vedere una globa-gattopardo sovranazionale al servizio ancor di più di chi comanda!
-Mentre si continua a pensare però la Rete ospita di tutto: meravigliose battaglie democratiche e civili, orizzontalizzazione dei saperi e delle conoscenze, amplificazione del ventaglio delle opportunità individuali, condivisione di valori ed esperienze; dati estremamente positivi ai quali purtroppo si somma un rovescio della medaglia composto da cybercrimes, truffe, adescamenti, diffamazioni, pedopornografia e traffici illeciti di vario genere e natura, il cui contrasto è sempre più difficile.-
Rispondo:
la scuola è un fallimento, la Rete può dare alle nuove generazione ciò che manca alla scuola!
Non si può pretendere che Caino l’assassino, il nostro antenato per non dire padre, iniziatore delle maleguerre s’arrenda!
Ripeto: è la testa di comando che deve dare l’esempio!
-Vorremmo raccogliere le vostre opinioni su quelli che ritenete i metodi più corretti per favorire
uno sviluppo armonico della Rete che massimizzi i valori positivi, arginando nel contempo
le distorsioni provocate dalle attività illecite.
Grazie per la partecipazione,
Team Community Rai-
Rispondo:
è da nove anni che navigo in un paradiso d’intrighi, ma d’AMORE e sono solo all’inizio del più bell’amplesso dopo quello della Vita e in futuro del Trapasso, d’essere meravigliosamente felice del Dono d’Internet, datoci dall’Immanenza del MISTERO, tramite la Riflente, il mezzo per creare, cambiare in meglio la società a dimensione Umana, principio della Rivoluzione d’AMORE!
Internet è già controllata da Finanza, Polizia, Carabinieri…
Quindi lasciatela vivere affinché diventi la scuola del domani…
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
31 mag 2009 - 16:32 - #19Vergogna, vergogna,
ancora vergogna… chi ha preso il potere in questi ultimi trenta/quarant’anni, ha riesumato furbescamente la demoplutocrazia o plutodemocrazia facendo fesso il popolo che tira il carretto!
L’apice si è evidenziata con l’esplosione del nodo Natali.
La ragnatela del malaffare subito si è ricostituita con maggior accortezza, da parte di voltagabbana e di politicanti improvvisati in cerca di un redditizio lavoro, illudendo con astute promesse di cambiamento gli elettori italiani, prospettando una fantomatica seconda repubblica, ma i vizi della casta danno una rendita a ragnatela e tutti si spartiscono la torta, non preocupandosi perché l’italiano non ha memoria elefantiaca, ed è facile illuderlo, dando colpa alle situazioni di contingenza… Ma lo sperpero continua ancor di più e ci dicono di tirar la cinghia, invece loro se l’allargano!
Vige la finanza allegra al suono della tarantella nello stampare soldi (non essendoci più bisogno d’aver la contropartita in oro). Così il debito pubblico sale per gli italiani, ma non per la casta che comanda!
L’Italia è il paese dei balocchi ad ogni crocicchio c’è la volpe e il gatto! La Democrazia, nata dal sangue versato da tutti gli Italiani nel 1946, fatta sbocciare da De Gasperi via via è svanita!
Consiglio la lettura del libro “La CASTA” di Stella e Rizzo…
Nel 1954 da scout, pieno d’entusiasmo ero addetto al banchetto per raccogliere le firme per l’Europa Unita…
Nei primi anni sessanta in quel di Erba, dopo aver riorganizzato la Casa della Gioventù (Oratorio), per essere utile al Prossimo e non servo del potere, creai il D.I.E. Democrazia Indipendente Erbese/ Democrazia Indipendente Europea/ Democrazia Internazionale Evoluzionista. Eletto in Consiglio Comunale all’età di 23 anni, da solo pur bersagliato da tutti, ma nella fede dell’uomo Gesù ho fatto miracoli, riuscendo a far risparmiare vari miliardi di lire, nel fare opposizione costruttiva da riuscire a non far passare delle opere che la giunta presentava!
Ricordo che, dal bilancio Comunale, alla voce spesa per sgombero strade dalle neve, se verso la fine di Gennaio la manna non s’era vista, in cuore pregavo che non nevicasse, affinché quei soldi fossero spesi per bisognosi.
E nel secondo mandato di consigliere, la giunta, pensò di coniare una medaglia d’argento e donarcela… Presi la parola per dire che mi ero proposto alla cittadinanza per essere oculato nello spendere, quindi, il mio fare politica era come far dello sport, nel dare il meglio solo per vocazione, non per pecunia! Aggiunsi che sarebbe stato un piacere ricevere la medaglia, se ogni consigliere l’avesse pagata di sua tasca… Le coniarono, le spartirono ogni cinque anni, ma nella mia bacheca c’è la Riflente, che irradia luce!
Quando i consiglieri comunali presero i primi soldi per i gettoni di presenza, dissi al segretario di versari i miei agli enti bisognosi come N.N., affinché non si potesse dire che lo facevo per carità pelosa.
Da 24 anni abito ad Albese, andrò a votare la lista comunale, la meno peggio, ma rifiuterò le altre due schede, chiedendo se è possibile che sia messo a verbale, per non essere correo!
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory .
Lorenzo Pontiggia
05 lug 2009 - 15:25 - #20-Qual è la prima cosa da fare per iniziare ad usare la Riflente?-
Rispondo
Ciao AlexM…
La Riflente è il Dono della TRASCENDENZA MISTERO, dato all’Uomo nel segno dell’IMMANENZA, che sboccia dal Ventre di Madre Terra in Armonia col Tutto, perché nulla si disperda.
Responsabilità di usufruire dei beni in natura, ma che Caino (metafora) non vuol dividere con nessuno, e così comincia l’infelice vita dell’incontentabilità, infelicità, stress, paure, guerre e mai Pace…
Paradossalmente prima dei 10 Comandamenti di Mosè, il conoscere se stessi vuol dire aver la consapevolezza di essere parte del Tutto, quindi occorre eliminare il pensiero speculativo che non conviene a noi stessi!
-dovresti istituire dei corsi…come ci sono i corsi di yoga, di taglio e cucito, di scrittura creativa…ci dovrebbero essere anche quelli di Riflente-
Rispondo
Se attuassi corsi che tu proponi farei anch’io speculazione e nulla cambierebbe…
La Riflente essendo intuizione naturale può essere colta da tutti, basta volerlo…
Grazie…
Pontiggia Lorenzo
Lorenzo Pontiggia
08 lug 2009 - 06:50 - #21ESIODO: TEOGONIA
La Nascita degli Dei Esiodo (VIII-VII a. C.).
Nei poemi omerici si riporta il mondo divino, rispecchiando la cultura e la gerarchia del mondo umano che ancor oggi vive…
Esiodo, è il primo scrittore greco sulla cui vita si hanno notizie certe ed è fonte autorevole per quanto riguarda l’origine degli dei. Nell’Olimpo greco vivevano dei, semidei ed eroi. Il Padre riconosciuto, era Zeus (Giove).
Esiodo nell’essere pastore per sventura, alle pendici del monte Elicona, alla cui vetta risiede l’Olimpo, usando la Riflente (Riflessione-mente), dà il là alla Teogonia, alla creazione degli Dei e alle nove Muse, tramandandoci la nascita di Mnemosine, Dea della memoria, figlia di Cielo e Terra e Zeus che giacque per nove notti = nove Muse!
Le Muse, dee delle Arti e delle Scienze, figlie della Memoria, sono voce dell’istruzione e dell’autorità, e allietano il vivere:
Clio - Colei che dà celebrità!-
Euterpe – Dea della musica!-
Talia - Dea della Commedia e della Satira!-
Melpomene - Cantante e regina della Tragedia!-
Tersicore - Colei che ammalia con la danza al suono della lira!-
Erato – Dea dei desideri, Mimica, Poesia Mèlica = erotismo lirico nel canto!-
Polinnia – Canto corale di inni lirici!-
Urania – Dea della volta celeste, Astronomia e Matematica!-
Calliope – Dea dalla bella voce, Comunicazione, Verità, Etica e Poesia Epica!
Esiodo persiste sulla loro presenza essenziale per la cultura orale, per insegnare canti e raccontare miti…
Il poeta non pensa d’essere autore creativo, ma esecutore di ciò che riceve in Riflente (Riflessione-mente)!
L’Arte delle Muse è prestazioni di buon livello o performance con sane ambizioni, e desiderio al progresso Sociale (Poesia) come nella Teogonia, storia o mytos.
In Esiodo la funzione del poeta non è soltanto culturale, ma politica!
La più illustre Musa è Calliope, dea della comunicazione, possiede una bella voce e vive a stretto contatto con le autorità politiche, sa presentare leggi, sentenze, discorsi significativi autorevoli, e perorare cause Etiche con saggezza di Verità d’essere ricordate…
La Poesia è il filo della Storia in Riflente con le Muse che fan dolce il vivere…
La bellezza dell’ambiente, il canto delle fronde, la frescura del dolce torrente Ippocrene donano al Poeta l’estro del comporre, guidato dalle Esperidi (Muse) in meravigliose soavi melodie, e danze spazianti nella bruma in voci d’oro per celebrare l’elegia di Zeus e Era…
Dal connubio nasce Atena, patrona di artisti e artigiani (I cittadini dell’Attica chiamarono la loro Città, ATENE).
Artemide, Dea della caccia, dei boschi, della fertilità per l’aiuto alla madre al parto di Apollo…
Apollo dio delle arti, medicina, musica e profezia…
Poseidone, dio della terra e del mare (Nettuno).
Temi o Themis, generò le stagioni (chiamate Ore)… e madre di Prometeo.
Afrodite (Venere), dea dell’amore, della bellezza, sessualità, lussuria e dei giardini.
Aurora, Gaia, Oceano, Sole, Luna ecc. sempre immortali…
Nell’Olimpo c’è la bella dimora di Grazia e Desiderio, durante le feste cantano
i nomous e i saggi ethea degli immortali, e tutt’attorno risuona la terra ricca in inni di vita al padre Zeus regnante in cielo, signore del tuono fiammeggiante che vinse il padre Chronos e divise ogni cosa fra gli immortali…
Calliope vive tra i re nutriti da Zeus, e la gente guarda alla giustizia (themistas) che venga amministrata in presenza della Dea…
Gli aedi, cantori con cetra, sono amati dalle Muse perché san far scorrere miele dalle bocche portando reverenza, AMORE, da far scordar dolori e lutti…
A Esiodo, mentre pasceva gli armenti sotto il divino Elicona, si presentarono le Esperidi con uno scettro d’alloro fiorito, perché cantasse di esse, dei beati e dei viventi…
Siam figlie dell’Amore
danziam cantiam
al melo d’oro…
Il sornione, l’arrotolato
con le cento facce
a guardia sta…
Arrivano gli Argonauti,
nello scompiglio,
il serpe se ne va…
Le Grazie
in girotondo
salvano la mela…
Esiodo da buon pastore alle insigni azioni del Padre Zeus fa declamar le Muse, esse divinamente cantano le gesta, d’accalorare la cima dell’Olimpo nevoso, dimora degli immortali.
Ride la casa del padre ricordando la venerata stirpe che Gaia e Urano generarono…
Le Muse, danzano, amano i citaristi cantori che danno sollievo e gloria agli uomini e ai beati signori dell’Olimpo, nel far scordar lutti e dolori e AMAR la vita… Terminano con l’inno all’egida di Zeus e del figlio Apollo…
Grazie alla ricerca di Verità di Esiodo, Socrate e Gesù, la cultura occidentale possiede il germe dell’AMORE!
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
08 lug 2009 - 09:58 - #22I PASCOLI DEL CIELO - John Steinbeck 1932
Steinbeck nei 12 racconti presenta l’altra faccia americana, dove la sottile invidia e l’ignoranza fa morire la speranza…
Speravo fino all’ultima pagina che almeno una su dodici finisse in gloria…
I Nobel si vincono per amicizie…
Non consigliabile…
Pontiggia Lorenzo
Lorenzo Pontiggia
15 set 2009 - 14:27 - #23marylory14 Sep 2009, 21:36
IL 42° PARALLELO: l’America all’inizio del Ventesimo secolo di JONHN DOS PASSOS
e io vi appartengo, finché c’è un anima in prigione io non sono libero.>-
-… < O Religione quanti delitti si commettono in tuo nome! Io, come io, sono agnostico...
Do forse la colpa a lei, io? No, la do al sistema... Anche se il cuore è in cenere e polvere, l'aspetto esteriore dev'essere allegro e cordiale.>-
- Mac, il mattino dopo si alzo abbacchiato. E così, si vendeva. Radendosi nel bagno, si fissò nella specchio e disse quasi a voce alta: < Bastardo, ti vendi ai porci fottuti>.
Un internazionale non dovrebbe aver né mogli né figli, almeno fin dopo la rivoluzione.>-
- Quando Maise andò all’ospedale per partorire… dovettero mettere una seconda ipoteca sulla casetta per pagare la nota del dottore.-
– < Che cos'è questa civiltà, questa democrazia, che i padroni chiedono a voi, lavoratori, di sacrificare la vita per salvare; che cosa significa per voi se non schiavitù, che cos'è...?> -
Un libro che val la pena di leggere per la prefazione del traduttore, Cesare Pavesi:
- Il giovanotto cammina da solo a passo rapido nella folla che si va diradando per le vie notturne; occhi avidi della calda curva d’altri volti, del balenio d’altri occhi che rispondono alla positura di una testa, della mossa di una spalla, del modo che hanno le mani di stendersi e stringersi… Al lavoro di picco e pala dei rappezzatori di strade, alla perizia che il pescatore dispiega quando issa la viscida rete dal parapetto della paranza dondolante… Un lavoro non basta, una vita non basta. Di notte, la testa sommersa da onde di velleità, cammina solo con se stessa: niente lavoro, niente donna, niente casa, niente città.
U.S.A. È una fetta di continente. U.S.A. È un gruppo di società madri…-
Pontiggia Lorenzo
Lorenzo Pontiggia
23 set 2009 - 17:49 - #24LA FINE DI GERUSALEMME di Lion Feuchtwanger
(Critico teatrale e collaboratore di Brecht, pseudonimo di J.L. Wetcheek (Monaco 1884 - Los Angeles 1958).
Libro scritto nel 1932, primo di una trilogia di romanzi sullo scrittore storico latino Flavio Giuseppe. I suoi libri furono oggetto dei roghi del 1933. Lion, considerava tutti gli uomini: < Una sola patria!>.
Usando la Riflente (Riflessione-mente) ci fa scoprire nuovi aspetti della storia d’ieri (scritta ad uso non solo dei vincitori) da dirgli grazie…
Con l’espandersi di Roma, la zona del centro diventò irrespirabile per l’imperatore Nerone e i grandi signori, per riportarla in auge delimitò un perimetro e diede fuoco…
Alla inaugurazione della Domus Aurea, Nerone era soddisfatto, disse: .
- < Dio è adesso in Italia> disse Giuseppe… L’imperatrice replicò: < Parole magnifiche > battendo le mani. < Voi siete una persona intelligente>…-
L’imperatore volle estendere i confini dell’impero fino all’Indo, nel lontano Oriente, che Roma andava sognando da un secolo. Per il ministro Filippo Talassio la Giudea era un grosso problema, essendo un popolo fanatico, superstizioso e superbo fino alla follia… Il loro Dio non andava d’accordo con gli altri dei. La spedizione non avrebbe avuto successo finché Gerusalemme non fosse capitolata. Alla Giudea conveniva adattarsi alla politica mondiale: Dio era in Italia, il mondo era romano.
- Giuseppe: < Che cosa può fare oggi uno scrittore giudeo, affinché la sua patria non diventi colonia romana?>
Giusto: < Uno scrittore giudeo deve sapere che oggi non si può modificare il mondo col ferro e con l'oro.>
Replica Giuseppe: < Anche il ferro e l'oro diventano spirito se si usano per le cose dello spirito!>…-
- …”I Legalitari”, per lo più aristocratici… temevano che una guerra con Roma andasse a loro danno… Il partito dei dottori del Tempio esortavano a guardarsi dall’usare la violenza fin tanto che i Romani non avessero intaccato la Legge: i 613 comandamenti di Mosè.-
- Vespasiano domandò a Giuseppe: < Pregano molto le vostre donne?>
< Le nostre donne non sono tenute a pregare. Sono obbligate ad osservare i divieti, non i comandamenti. Noi abbiamo 365 comandamenti, quanti sono i giorni dell'anno e 248 divieti, quante sono le ossa dell'uomo.>
Replicò Vespasiano: e chiese: < Credi veramente che sia vergine?...>…
< So che tu Vespasiano sei l'uomo di cui parla la scrittura.>-
- Alcuni vedendo Giuseppe così sparuto, dicevano tra sé: < Così succede, perché il mondo è una ruota:... vuota il secchio pieno ed empie il vuoto...>
… Giuseppe sorrise dall’alto delle sue convinzioni: < Noi siamo arrivati all'Invisibile che sta dietro le cose visibili. Non crediamo più alle cose visibili, perché sono troppo facili.>-
- Roma aveva digerito la sapienza e il pensiero dei greci. Ora era colta per inghiottire la sapienza e il pensiero dei giudei. Lo diceva il giovane Generale Tito, la virilità fatta persona, la virtù che aveva fatto degli abitanti sui Colli del Tevere i padroni del Lazio, dell’Italia, del mondo.-
- Sull’alto della Via Appia, dove sorgeva la tomba di Cecilia Metella, il carrettiere fece la solita sosta e Flavio Giuseppe contemplò il panorama della città che si apriva davanti a lui…-
Libro interessante e consigliabile che qualsiasi potere vorrebbe bruciare, perché usando la Riflente ci si libera da tabù e dogmi…
Pontiggia Lorenzo
il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
10 gen 2010 - 19:14 - #25“ Ma se c’è in me la verità
deve esplodere.
Non posso rifiutarla,
rifiuterei me stesso.
Karol Wojtila”
VATICANO S.p.A.
Gianluigi Nuzzi:
- < Questo non è un libro contro il Vaticano; è un libro che racconta fatti commessi da uomini che hanno goduto di fiducia mal riposta...>
Da un archivio segreto… (www.chiarelettere.it)
- Tutto grazie all’archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003)…
Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria “lavanderia”
nel centro di Roma…-
- La storia sembrava chiusa con le passate vicende dell’Ambrosiano ai tempi dell’arcivescovo Paul Marcinkus. E invece puntualmente si ripropone, avvolta come sempre in una cortina di silenzio…-
-“Tutti ora devono sapere”-
- Monsignor Dardozzi aveva fatto del silenzio una regola di vita. Mai una dichiarazione,
un’intervista, una citazione… Don Renato lascia il cono d’ombra scelto per tutta la vita solo dopo la morte: < Rendete pubblici questi documenti affinché tutti sappiano quanto è accaduto>.-
- “Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo in piena luce, ciò che vi si dice negli orecchi predicatelo dai tetti.
Matteo 10,27 ”-
- Figlio di un banchiere, Giovanni Battista Montini diventa papa Paolo VI nel 1963… riporterà la finanza della Santa Sede sui binari di una politica aggressiva e spregiudicata.
Marcinkus con un biglietto da visita del cardinale Spelman di New York gli si aprono porte. Paolo VI è in visita nel centro di Roma, la folla straripa e quasi lo schiaccia. La prontezza
del robusto Marcinkus lo salva. Viene promosso a guardia del corpo. Nel 1970, durante un viaggio nelle Filippine, Marcinkus blocca un pittore che si avventava sul pontefice con un pugnale. Entra nella stanza dei bottoni. Stringe amicizia col segretario padre Pasquale Macchi. Diventa vescovo e segretario della banca vaticana (1971).
Celebre la sua frase: < Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria>.-
- Nasce il trio Marcinkus, Sindona e Calvi-
-Andreotti definisce Sindona nel 1973: < Salvatore della lira> …-
-Paolo VI, protettore del trio “MarSinCa”, muore il 6 agosto 1978. Viene eletto il patriarca di Venezia Albino Luciani, Giovanni Paolo I, uomo di altissimo rigore morale che in passato ha già avuto dissapori con Marcinkus-Calvi…
Passano poche settimane e, il 12 settembre 1978, il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria (in seguito venne ucciso). Tra questi Marcinkus, il suo segretario monsignor Donato de Bonis… il segretario di Stato Jean Villot, il ministro degli Esteri Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma.
Luciani intende far pulizia allo Ior e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel.
Lo confida a Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto. Papa Luciani muore all’improvviso. Yallop e altri storici sostengono che sia stato ucciso mediante avvelenamento. Il referto ufficiale indica invece un arresto cardiaco.-
Ora la scelta del nuovo papa è alquanto difficile per non far cadere il castello…
Lo trovano in Wojtila che vuol salvare la sua madre terra la Polonia dalla falce e martello, e che per riuscirci ci vogliono tanti soldi…
- Il 16 ottobre 1978 viene eletto e recupera la politica di Paolo VI… Tutti rimangono ai loro posti…-
- Una cassaforte impenetrabile. Firma autorizzata: Andreotti Giulio-
-I dirigenti dello Ior non possono essere né indagati, né arrestati, né processati in Italia: articolo 11 dei Patti Lateranensi…-
- “ Mani pulite: < Enimont. La maxitangente>, precipita nel dramma.”
Gabriele Cagliari, già a san Vittore, s’infila un sacchetto di plastica in testa e Raul Gardini, all’indomani delle anticipazioni esplosive apparse sui quotidiani, si spara alla tempia, lasciando un biglietto con un’unica parola: < grazie>.-
- Trema l’asse Craxi-Andreotti-Forlani (CAF) -
Il processo Enimont definito dalla stampa italiana “, la “Norimberga italiana”… Imputati i politici che grazie a Cusani, Sama, e Bisignani sono accusati di aver incassato mazzette: Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Paolo Cirino Pomicino, Renato Altissimo, sino a Umberto Bossi, Giorgio La Malfa e Claudio Martelli. Bisignani chiede che tutti i cardinali della commissione di vigilanza, a iniziare da Castillo Lara, O’Connor, Casaroli e Martinez Somalo vengano sentiti, oltre allo stesso de Bonis. Ma i giudici rispediscono al mittente la richiesta. Il processo del secolo”si concluderà nell’ottobre 1995, recuperando soltanto una modesta percentuale delle tangenti.
…non ho parole…
Lorenzo Pontiggia
- Capire chi è Dardozzi è indispensabile per apprezzare gli oltre quattromila documenti raccolti in vent’anni di attività in Vaticano. Monsignor Renato Dardozzi a cinquantun anni compiuti, scopre la vocazione, viene ordinato sacerdote e si presenta in Santa Sede con un curriculum di prestigio.
Laureato in matematica, ingegneria, filosofia e teologia, per la Chiesa abbandona una brillante carriera nel gruppo Stet (telecomunicazioni), che già lo vedeva alla direzione generale della Sip e direttore della Scuola Superiore per le telecomunicazioni Reiss Romoli. Parla correntemente cinque lingue, frequente il jet set internazionale e conosce il segretario di Stato Agostino Casaroli tramite padre Arnou, abate teologo con il quale ha collaborato alla stesura di diverse opere. Il rapporto personale e l’intesa totale con Casaroli, dominus dell’apparato vaticano negli anni di Karol Wojtila, le competenze professionali e la discrezione lo fanno crescere rapidamente. Dardozzi agisce su delega diretta del ministero chiave del Vaticano, la segreteria di Stato, braccio operativo del pontefice.
Proprio su invito della segreteria di Stato, nel 1974 inizia la collaborazione con la Santa Sede. Gode di libero accesso ai segreti dello Ior. Casaroli lo introduce subito nell’affare Ambrosiano affidandogli compiti di controllo economico-finanziario, come consigliere, ai lavori della Commissione bilaterale costituita con lo Stato italiano per l’accertamento della verità sul dissesto della banca di Calvi.
Spesso il giovedì a pranzo abbandona i vestiti borghesi, indossa il talare nero lungo e sale nell’appartamento del papa. E’ uno dei pochi italiani invitati al tavolo di Giovanni Paolo II…-
GRAZIE…
il Poeta marylory
Lorenzo Pontiggia
19 gen 2010 - 18:56 - #26Lorenzo Pontiggia
17 feb 2010 - 18:33 - #27Lorenzo Pontiggia Martedì, 16 Febbraio 2010
La critica
La Poesia dev’essere comprensibile a tutti, aggiungo che le poesie dei “grandi” son quelle più semplici,
perché hanno in sé valori di cui ogni lettore coglie profumi di vita.
É cinquant’anni che limo e che desidero continuare a migliorare, facendolo con AMORE…
- Non ci sarebbe niente di male che la sua poesia fosse “qualcosa di carino”, -
La critica a me piace…
- anche “alla luna” di leopardi lo è. Solo che “la luna” è anche altro.
E’ riconoscere dei vincoli, e all’interno di quelli cercare la poesia, tra gli spazi angusti della lingua,
forzandola anche, ma con piena consapevolezza. -
Leopardi fortuna sua, poté avere maestri e coltivarsi…
Io sono un poeta naif e mi perdono tante cose sul piano stilistico, ma ritengo di poter donare contenuti poetici…
- Questa è l’essenza della comunicazione: regole, che possono essere benissimo infrante, ma sapendo di farlo. Il resto sono scorciatoie e non conviene perdere tempo:alla lunga chi non risica non rosica, e vale soprattutto nell’arte.
Quanto a questo uso della parola “casta” usata ogni volta che si tenta di riportare il discorso su parametri universali, mi sembra insensato. Cosa vuol dire? Che dobbiamo buttare a mare il lavoro di chi si ostina a pensare sulle cose? -
Non possiamo buttare a mare le poesie arcaiche di coloro che non avevano “grande cultura”,
intendendo strumenti retorici.
- Che significa “pseudocultura”. Pasolini, Zanzotto, Montale, Pavese, Contini, Eliot,
sono questi i rappresentanti della pseudocultura? -
No, questi son poeti veri, capace di cogliere la poesia anche nelle persone semplici, perché come diceva Montale il profumo dei limoni è per tutti…
Mi riferivo alla marea dei falsi concorsi che illudono i partecipanti, causa ii fine speculativo.
Amico vedo che sai usare la Riflente, da parlar chiaro, ma che purtroppo manca alla pseudo cultura attuale, salvo eccezioni che conferma la regola…
- Mi permetto ancora un consiglio. Lei chiaramente ha talento e passione.
Scriva meno e LIMI di più, soffrendo. Non se ne pentirà -
Amico apprezzo moltissimo l’uso che fai della Riflente…
Grazie…
Lorenzo Pontiggia
Paolo Di Stefano - Corsera - Martedì, 16 Febbraio 2010
Né Zanzotto né Contini né Montale né Eliot sono comprensibili a tutti: o meglio, sono comprensibili a tutti ma con grande fatica
Lorenzo Pontiggia
29 nov 2010 - 19:50 - #28Il Prefetto di ferro
Con piacere ho letto e scrivo due righe sulla vita del “Prefetto di ferro” di Arrigo Petacco.
Libro attualissimo sul potere dell’uomo-diocainesco, rappresentante della casta dei politichesi-mafiosa e speculativa…
Grande è stato Cesare Mori che, forte della carta bianca attribuitagli dal decreto del Ministro dell’Interno, Federzoni, fa di lui il Prefettissimo della Sicilia.
Assistito dal nuovo Procuratore Generale di Palermo, da lui nominato, Luigi Giampietro, e dal delegato calabrese Francesco Spanò, diede uno scossone finché il Duce lasciò fare, ma gli interessi di corte come sempre per “Ragion di Stato” annullò l’AMORE Sociale che mise nell’azione contro la mafia…
La Verità non fa male, è il male che fa male!
-« Gioventù nazionale un corno! Quelli sono dei sovversivi come gli altri. »-
-Scrisse il Procuratore Luigi:
« Finalmente abbiamo un uomo che non esita a colpire la mafia dovunque essa si alligni. Peccato, purtroppo, che vi siano sempre i cosiddetti “deputati della rapina” contro di lui… »-
- Il Ministro della Giustizia, Rocco, gli raccomanda maggior mitezza, ma lui continua a fare di testa sua e a ripetere, ad ogni occasione, che < mitezza significa debolezza! >.-
Mori è sempre più isolato, rimane amico fedele,Giampietro…
I due son chiamati dai Palermitani i Torquamada
Il Potere, per liberarsene, il 22 dicembre 1928 li nomima senatori del regno.
E il 16 Giugno 1929 con un telegramma breve dello stesso Mussolini…< Con regio decreto V.E. è stata collocata a riposo per anzianità di servizio a decorrere da oggi 16 giugno. F.to Il Capo del Governo>. Mussolini aggiunge di suo pugno:
-Nel 1931 un avvocato siciliano Giuseppe Sciarrino in una lettera indirizzata a Mori:< Caro Senatore, ora in Sicilia si ammazza e si ruba allegramente come prima. Quasi tutti i capi mafia sono tornati a casa per condono dal confino e dalle galere… »-
-Mori:
« La misura del valore di un uomo è data dal vuoto che gli si fa dintorno nel momento della sventura »
Scrisse un libro “Con la mafia ai ferri corti” ottenendo soprattutto all’estero un notevole successo commerciale, in Italia fu boicottato…
- Si ritirò infine a Pognacco, allora frazione del Comune di Tavagnacco, in provincia di Udine dove morì il 05- 07- 1942, dimenticato da tutti, in un Italia ormai avviata nei drammi della Seconda guerra mondiale.
È sepolto nel Cimitero di Pavia.-
L’eredità lasciata da Mori, divisa da lontani parenti è modesta. Di prezioso un baule dentro il quale l’ex prefetto ha conservato i documenti relativi alla sua turbinosa vicenda siciliana… Per fortuna fu ritrovato dopo trent’anni dalla dipartita se no questo libro non sarebbe mai stato scritto.Analogia del libro “Vaticano S.P.A. di Gianluigi Nuzzi che recupera le valigie lasciatogli da Don Renato Dardozzi da ritirare dopo la sua morte, in Svizzera!
Morale:
Ripeto, libro attualissimo che si legge d’un fiato…
Pontiggia Lorenzo il Poeta marylory
castedduusus
31 ago 2011 - 09:34 - #29tutti al governoo con spranghe e molotov!!!ecco la soluzione!!!