Cronista della solitudine di Antonio Veneziani

di Nunzio Festa

Antonio Veneziani è capace di spiazzare la realtà con la realtà. Veneziani, poeta e saggista di quella “scuola romana” che fu d’altri noti, piacentino e romano allo stesso tempo, quasi dandy come un non – dandy, ha da poco dato alle stampe la sua nuova creazione, la racconta di racconti titolata Cronista della solitudine. Fra le altre cose, in passato il poeta ha scritto opere a quattro mani con Riccardo Reim.
Questa nuova creatura, questo figlio della luce e delle tenebre, è presentato dallo scrittore Giancarlo De Cataldo; prestigiosa firma che cita Wilde per tirare in ballo affinità con quello che definisce “questo singolare lavoro di Antonio Veneziani”.
Quelli di Veneziani sono quarantanove racconti brevi, uno per ogni settimana e per sette settimane, quarantanove storie delittuose liquefatte nella poesia.
E non basta dir d’essere di fronte alla commovente e più lucida prosa poetica, siamo qui nel bianco-celeste destino della bellezza perenne. Nel girone del piacere di scrivere. Dove comunque scrivere per scrivere è anche conseguenza del dolore e delle ragione.
Siamo in delitti d’amore e di vicende pure in passione mancata.
In questi racconti mossi dalle settimane e dalle lune si dice d’efferati omicidi, quando non di tenerezza esaltata nella morte. Dove non Mancano, però, i marchettari e i vendicatori estenuati. Allora questa “irrequieta serenità”, parole ancora di De Cataldo, è coccolata dall’intolleranza che la poesia viva e vegeta rende caotica, e certamente quando il caos spezza le redini di questa irrequietezza appiccicata al sereno è ancora più bello leggere per rileggere.
La realtà disegnata e immaginata da Veneziani è spesso nera, a volte grigia, e in questo disordine c’è tempo e modo per miliardi d’altri intensi colori. Semplificando per utilizzare di nuovo il termine prosa poetica, è facile insinuare con la coda dell’occhio che la prosa poetica di Antonio Veneziani è ruvida come le strade a sera, scompigliata quanto i capelli dopo una notte e un giorno di sonno, sogno o amore, delicata alla maniera triste e gentile delle luci che stanno per spegnersi e che presto si riaccenderanno.
Cronista della solitudine è ulteriore esempio di quanto la letteratura italiana che gioca al margine, che si fa male nei margini, che è viva di sessualità e di prove vitali (in quanto vita pura letteraria) sia fervida, e, dunque di conseguenza, di come è nella maggior parte dei casi scaraventata in disparte dalla buoncostume.
Quel rintracciare di Hacca invece lascia buoni auspici.

Antonio Veneziani
Cronista della solitudine
Hacca
pag. 112 euro 10.00

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