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Enrico Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro

Pubblicato: 31 mag 2007 da rossano astremo

Quella di Enrico Brizzi è una vera e propria rinascita letteraria. Dopo il successo clamoroso di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” del 1994, che ha trasformato l’appena ventenne Brizzi in nuovo salvatore delle nostra narrativa, dopo il vuoto lasciato da Tondelli, è stato difficile ripetersi. Brizzi ha pubblicato due libri, “Bastogne” e “Tre ragazzi immaginari”, che assieme all’esordio, possono costituire una sorta di trilogia giovanilistica, dove storie d’amore, d’amicizia, di sesso ed emarginazione, sono protagoniste assolute. La critica non è stata di certo benevola nei suoi confronti, tant’è che, dopo alcuni anni di silenzio, Brizzi pubblica nel 2003 “Razorama”, un romanzo complesso, per linguaggio e contenuti tradizionale, che, nelle sue intenzioni, doveva riscattarlo dalla nomea di “giovane scrittore”.
Anche questo è stato un flop. L’abilità di Brizzi è stata quella di non mollare, di ripartire da zero, di cercare nuove motivazioni, di raccontare nuove storie, di costruire nuovi mondi narrativi partendo da se stesso.
Ed ecco, nel 2005, “Nessuno lo saprà”, storia di un viaggio “da costa a costa”, dal Tirreno all’Adriatico, tre settimane di marcia alla scoperta di un mondo imprevedibile. Enrico Brizzi parte con il fratello e poi completa il percorso in compagnia di tre amici. Al resoconto delle avventure del minuscolo drappello si aggiungono, sulla pagina, impressioni, visioni, suggestioni e storie che il territorio, vero protagonista di questo libro, lascia sgorgare così, in maniera quasi spontanea. È indubbia l’influenza di scrittori-camminatori come Thoreau, Chatwin, Kerouac, così come è certo che questa dimensione del viaggiare si addice alle corde narrative dell’ormai trentatreenne scrittore bolognese. Infatti, l’ultimo romanzo, “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro”, racconta un nuovo viaggio dello scrittore, pur modificandone struttura e finalità rispetto al precedente.
Il narratore e un amico, partiti a piedi da Roma da quaranta giorni, vengono raggiunti in Svizzera da due compagni che cammineranno con loro per una settimana attraverso le Alpi. L’antico Ospitale fondato da San Bernardo sul Passo che oggi porta il suo nome rappresenta per loro la sommità da raggiungere ad ogni costo. Quella che, però, sembrava un’avventura on the road assume ben presto i toni di una fuga dalla figura sempre più ingombrante di un sedicente pellegrino, un cattolico fanatico, pieno sul corpo di tatuaggi raffiguranti immagini religiose, intenzionato ad aggregarsi ad ogni costo ai protagonisti. Rispetto alla struttura diaristica del libro precedente, “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro” aggiunge dosi di suspance ed una trama più intricata che lo rendono accattivante e avvincente.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • eli

    01 giu 2007 - 11:01 - #1
    0 punti
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    Questo dev’essere l’anno della Francigena.

  • Profilo di diabolik

    diabolik

    01 giu 2007 - 23:17 - #2
    0 punti
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    dopo bastogne ho abbandonato brizzi, proverò a dargli una seconda possibiltà!!!

  • Profilo di EmiT

    EmiT

    23 giu 2007 - 20:25 - #3
    0 punti
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    Ho letto solo Jack Frusciante e anche se mi è piaciuto non mi ha mai spinto a leggerne altri però dalla tua recensione mi sembra che questo sia diverso; magari lo provo… Bella recesione cmq!

    www.alidicarta.blog.tiscali.it

  • angelino

    28 ott 2007 - 19:42 - #4
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    Ho letto con curiosità tutti i romanzi di Enrico Brizzi e li ho trovati costruiti con serio impegno letterario, anche quelli che non mi sono parsi avvincenti. L’ultimo l’ho letto d’un fiato e condivido pienamente il giudizio critico. Si tratta di un romanzo avvincente,con quel giallo finale, anche se essendo stato scout e avendone apprezzato la formazione, poteva evitare quell’episodio che, al di là della fantasia narrativa, nelle menti sinistre, può provocare discredito all’associazione, già per tanti versi messa alla gognadai laicisti. Peccato, l’episodio tinto di giallo, sarebbe andato bene per i giovani comunisti delle Frattocchie. Credo che l’ormai adulto scrittore dovrebbe abbandonare questi colpi di spillo verso la Chiesa in generale. Amo la sua narrazione pura senza queste impurità anticattoliche. Ad ogni modo leggerò sempre i suoi romanzi e li farò leggere sia pure con queste riserve.
    Angelino Tedde

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