"Effetto Concordia" di Cristina Rufini

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Effetto Concordia “Il caso Schettino, eroi e pescecani”, alias quando il sottotitolo la dice già lunga…ma non integrale! Perché nella complessa ed tragica vicenda che ha coinvolto la Costa Concordia all’inizio di quest’anno, si intrecciano storie molto più numerose e punti di vista spesso diversissimi. Animata da un profondo desiderio di chiarezza, Cristina Rufini, autrice ed esperta di cronaca giudiziaria occupatasi direttamente dell’intero caso per “La Nazione di Grosseto”, spinge avanti le indagini ricomposte nelle pagine del libro. Il risultato assomiglia ad un prezioso carnet di annotazioni, dal quale emergono molti verbali e trascrizioni ufficiali delle varie istituzioni coinvolte, carte nautiche, interrogatori, testimonianze e frammenti di una notte che ha cambiato il destino di molte persone.

Analizzare la fine del “gigante del mare” piegato sulla costa a due passi da una delle più belle isole italiane, è stata un’impresa ardua, alla quale la giornalista si è prestata con dedizione e senza alcuna pretesa esaustiva. Accostate a forza di ricostruzioni e di raffronti, le immagini di quanto è realmente successo a bordo nella notte tra il 13 e il 14 gennaio scorso, restano sfocati insiemi di sovrapposizioni non sempre coincidenti.

Dal Comandante all’equipaggio, ai passeggeri, passando per gli ufficiali in servizio sulla costa toscana, per gli abitanti dell’Isola del Giglio, per i responsabili locali e per le molteplici squadre di soccorritori, a più di sei mesi dall’accaduto la cronistoria degli eventi conserva fin troppe zone d’ombra configurandosi come un vero e proprio puzzle a disposizione delle opinioni degli stessi lettori. Sarà anche per questo che lo scorrere del testo restituisce l’amara impressione che resti ancora molto da chiarire.

«Sa comandante, ho capito in questi giorni quanto vale la mia vita».
«Quanto?».
«Cinquanta centesimi. Il prezzo del filo di Arianna».
A riportare quanto commentato da un suo sommozzatore
è il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Ennio Aquilino, in una delle rarissime occasioni pubbliche in cui ha raccontato la sua esperienza di direttore tecnico dei soccorsi per il naufragio della Concordia.
Il filo di Arianna è quello che teneva legati l’uno all’altro i sommozzatori – e non soltanto dei vigili del fuoco – quando si calavano nella parte sommersa del relitto, alla ricerca di naufraghi ancora in vita, nei primi giorni, e dei cadaveri in quelli successivi. Un legame sottile, ma indispensabile per tornare a galla vivi.

Via | effequ.it

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