La peste, di Camus

"La peste" è la vita stessa di Camus, dipinta in cromatismi arditi e ripercorsa nella sua essenza di amore, dolore ed esilio. La peste è una metafora, e ne abbiamo assaporato il senso fino in fondo. Persecuzione infame di regni microbici nascosti, sottile ed onnipresente, velo terribilmente sospeso nel suo ruolo appuntito di spada di Damocle, e di torpore acceso nel sangue che ribolle di febbre civile. La peste è il volto traslucido delle mille sopraffazioni del quotidiano, una narrazione che ha pretesa di cronaca, distillata goccia dopo goccia in annales dalla memoria incerta e ricostruita a tratti, che evolve tra le vite dei medici, degli abitanti, dei giudici, del personale amministrativo e degli innamorati, tutti stretti sotto un cielo di malsana oppressione.

Come una prosecuzione necessaria e letterale della volontà di narrazione con altri mezzi, che continua ostinatamente a scavare nelle parole per sviscerarne tutte le declinazioni di senso, anche le più mute, la voce di Camus prende forma e colore, per insinuarsi, come un insano rivolo di dubbio, nelle esistenze tormentate e incerte, dell'intero genere umano.

Sapeva tuttavia che tale cronaca non avrebbe potuto essere quella della vittoria definitiva. Poteva essere solo la testimonianza di ciò che era stato necessario eseguire e che senza dubbio, di quello che avrebbe dovuto ancora essere fatto contro il terrore e la sua instancabile arma. Malgrado le loro fratture, tutti gli uomini non potevano essere santi e, rifiutando di ammettere il flagello, si sforzavano al di là di tutto, di essere medici.

Ascoltando le grida di allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quella stessa allegria era costantemente minacciata. Perché sapeva che quella folla gioiosa ignorava ciò che si può leggere nei libri, e cioè che il bacillo della peste non muore né sparisce mai, che può restare addormentato per decenni nei mobili e nelle lenzuola, che attende pazientemente nelle camere da letto, nelle cantine, nelle casse, nei fazzoletti e nelle carte d'ufficio e che, forse, verrà un giorno in cui, per la sfortuna e l'insegnamento degli uomini, la peste risveglierà i suoi ratti e li invierà a morire in una città felice.

Foto | judahamila

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 3 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO