Déjà-vu”- libro italiano/film americano. Plagio?

Per il fine settimana vi racconto una storiella e mi permetto di ospitare e di proporvi questo pezzo di Antonella Lippo, che vi racconta uno strano caso di "dèjà-lu" (di cui si è occupato anche l'Opinione, la Gazzetta del Mezzogiorno, e si preannunciano anche uscite televisive).

Déjà-vu”- libro italiano/film americano. Plagio?

“…Quella singolare sensazione di déjà-vu..”, quell’esperienza della memoria per molti aspetti ancora oggetto di indagine, è stata spesso usata come espediente narrativo. Il già visto è finanche il titolo dell’ultimo film di Toni Scott uscito nel dicembre del 2006.
Si è sostanzialmente lontani dalle implicazioni di carattere filosofico di Matrix, poiché il già visto è strumentale ad una storia d’amore fra Denzel Washington e Paula Patton. Stupisce, nel Déjà-vu cinematografico, la virata scientifica che la trama assume ad un certo punto attraverso il viaggio di uno dei protagonisti dal futuro al passato, grazie ad una trovata tecnologica. Paradossalmente questi ed altri passaggi del film sembrerebbero a loro volta dei déjà-vu o forse è il caso di dire déjà- lu.

La questione è stata sollevata dal giovane scrittore di talento, tarantino, Lorenzo Laporta, che nel 2003 ha pubblicato per i tipi della Bastogi l’omonimo romanzo fantascientifico nel quale si sviluppa una singolare storia d’amore. Prefato da Romano Battaglia.
Il giovane scrittore nel vedere l’opera cinematografica ha potuto ritrovare alcune motivazioni di fondo che sono state alla base della costruzione della propria opera letteraria. Fra racconto e film si ravvisano in effetti molteplici punti di contatto a partire dal titolo, che è lo stesso utilizzato tre anni dopo per la pellicola, sino ad alcuni significativi momenti del racconto che vengono riproposti nella sceneggiatura.

I protagonisti del racconto di Laporta sono Brian che vive in un futuro immediato (2015-17) e Ylis (3015-3017) che vive nell’astronave Alfa Centauri. La donna, mentre analizza alcuni dati al computer, si trova a guardare l’immagine di Brian, intento a leggere sul suo pc il messaggio d’addio dell’amata Maggie. E’ così che Ylis comprende di aver trovato il suo uomo. Riuscirà a raggiungerlo anche se dovrà attraversare mille anni.
E’ in questo modo, seguendo le stesse teorie descritte da Laporta, che nel film si spiega il fenomeno del déjà-vu quale manifestazione dell’esistenza di altre vite e altre dimensioni.
Viene finanche mantenuta la stessa dicotomia narrativa passato- futuro.

L’opera di Laporta è stata molto apprezzata a Montrèal, dove è stato presentato nel maggio 2004. A questo punto sembra anche non casuale che la pellicola, la cui location principale è la New Orleans post-Katrina, citi improvvisamente Montrèal, luogo assolutamente distante e senza alcun apparente nesso con l’ambientazione del film.
Le varie analogie fra libro e opera cinematografica richiedono a questo punto una più ampia riflessione. Se non di plagio, si può sicuramente parlare di una grande influenza ideo-creativa che la trama letteraria ha suggerito agli sceneggiatori americani.
Ma è ancora più importante soffermarsi su un altro aspetto: quello della difficoltà che i giovani talenti incontrano per pubblicare e far conoscere le proprie opere d’ingegno. Il mercato editoriale è spesso inaccessibile ai giovani. Lo dimostra in questo caso anche l’unica opportunità offerta allo scrittore pugliese di poter presentare l’opera in Canada, pur essendo un nostro giovane talento. Laporta ha esordito nel 1999 a soli 18 anni con una silloge poetica L’Uomo solo, con prefazione del narratore e poeta italiano Roberto Pazzi. E’stato insignito del Premio Pirandello.

Ora viene da chiedersi se aldilà del nemo profeta in patria, il problema del mercato editoriale italiano e in particolare del Mezzogiorno non sia quello di offrire proprio nel campo della produzione culturale concrete opportunità di lancio e di affermazione di giovani talenti.

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