Marino Magliani, Il collezionista di tempo

Marino Magliani, scrittore ligure che vive da molti anni in Olanda, ha da poco pubblicato per Sironi il romanzo "Il collezionista di tempo". La prima cosa che ho pensato, una volta terminata la lettura del libro, è stata: "Questo libro mi ricorda "Gli esordi" di Antonio Moresco". Stilisticamente siamo lontani anni luce. Moresco forza la prosa, la lacera dall'interno, la fa esplodere. Magliani ama un linguaggio misurato, composto, fatto di parole antiche, compite, mai eccessive. Eppure in entrambi i romanzi si racconta la storia di un uomo che passa attraverso tre stadi: quello dell'adolescenza, della giovinezza e della maturità. Ed altri sarebbero gli elementi comuni rintracciabili nella trama, piccoli rimandi che, comunque, nulla tolgono all'originalità del lavoro di Magliani. Il protagonista della storia è Gregorio. Il lettore può seguire l'evolversi della sua vita scandita in tre momenti. Nel primo momento Gregorio è ragazzino in collegio, nel secondo un giovane appena congedato dalla leva militare, con l'idea quantomeno bizzarra di trasferirsi in Spagna per dedicarsi allo spaccio della droga, nella terza è ormai adulto, esiliato dalla Liguria in Olanda, dove vie grazie ad un sussidio statale, trascorrendo le sue giornate scrivendo romanzi mai pubblicati.
A ritmare la narrazione la presenza di alcune voci che assillano Gregorio sin da bambino. Una volta giunto in Olanda, una di queste voce, quella di un certo Lukas, gli si manifesterà attraverso l'invio di alcune email provenienti dal futuro: dal 2065. Sarà proprio questa fitta corrispondenza a determinare alcuni cambiamenti nella vita di Gregorio, il cui destino è drammaticamente legato a quello di Lukas.
Quello di Magliani è un romanzo che racconta la storia di un uomo, costruita attraverso l'utilizzo di una scrittura essenziale, a tratti lirica, sempre efficace.

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