La poesia e lo spirito, collettivo di poesia

Un blog che nasce come sito personale, e poi si trasforma e diviene una vera e propria officina di scrittura. Questa è la genesi di La poesia e lo spirito, blog collettivo dedicato alla poesia di Fabrizio Centofanti, con la supervisione tecnica di Antonella Pizzo.
Un'agorà per artisti e poeti, formata da un bel team di autori, che non ha nulla da invidiare ad altre più note collettive on line.
Il curatore ha gentilmente risposto a delle mie domande.

Fabrizio, parlaci di La poesia e lo spirito.
"Il blog è partito come sito mio, in cui si parlava di poesia con gli autori, scelti tra quelli emergenti, ma già abbastanza conosciuti (Sannelli, Cera Rosco, Calandrone ecc.). Poi ho sentito l'esigenza di ampliare il discorso, coinvolgendo, insieme con Franz Krauspenhaar di Nazione Indiana, poeti, scrittori e artisti delle più diverse estrazioni, ma accomunati dalla passione per il dialogo e il lavoro insieme. Ne è risultata una squadra che va dal teologo Vito Mancuso al pittore Elio Copetti, dal romanziere Remo Bassini ai molti poeti che compongono la redazione".

E ha avuto successo questa tua intuizione?
"Ben presto il blog ha ottenuto una risonanza anche oltre i confini italiani: oggi, dopo quattro mesi di vita, si può consultare la clustrmap che indica come siamo letti nei cinque continenti".

Ma avere una redazione con tanti autori, non provoca un po' di rivalità?
"No. C'è un bel clima in redazione: ora stiamo organizzando una lettura poetica a Roma per il 22 settembre. Siamo convinti, infatti, che il virtuale debba sconfinare nel reale, altrimenti c'è il rischio di tutto ciò che è senza corpo, sensi, fisicità".

Invita i nostri lettori a diventare lettori del vostro blog.
"Il nostro blog si può paragonare a una stazione (com'è scritto nel "chi siamo"). Ci sono incontri e dialoghi favoriti da una struttura mobile, agile: viaggiatori disposti a confrontarsi, ognuno con il proprio bagaglio culturale e ideologico, ma con quel rispetto dell'altro tipico di chi viaggia ed ha una propensione alla scoperta, all'ascolto. alla stazione tante barriere cadono, forse perché si è accomunati da quello che cantava De André: "per la stessa ragione del viaggio, viaggiare".

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