Cinquanta sfumature di Rosso di E.L. James

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Ci siamo. Abbiamo lasciato nelle Cinquanta sfumature di Nero Chris e Ana di nuovo insieme, desiderosi di prendere decisioni per il futuro, soprattutto dopo lo spavento del boicottaggio del Charlie Tango (l’elicottero di Chris). Cosa succederà adesso? L’ultimo volume della saga, Cinquanta Sfumature di Rosso, è pronto a dircelo. Una piccola paretensi sul titolo va fatta fin da subito: in Italia è stato scelto di usare un colore, per dar seguito alle scelte grafico-editoriali della Mondadori, ma probabilmente anche per intendere con rosso il sangue che potrebbe essere versato. Nella versione originale le cinquanta sfumature sono “liberate”.

Dopo lo shock dell’attentanto, (spoiler spoiler spoiler) Chris diventa iperprotettivo nei confronti di Ana, che ha acconsentito nel frattempo di sposarlo. Le nozze avvengono ben presto e tutto va bene, soprattutto il post-nozze che vede i due sposini in viaggio in Europa. La vita sembra di colpo diventata troppo normale. Chris è apprensivo, il solito maniaco del controllo, Ana è più accondiscendente del solito, disposta a sopportare l’invasione completa della sua libertà da parte del marito. Certo, qualche capriccio, qualche piccola disobbedienza la commette, ma più per voglia di essere punita (ormai le pratiche estreme di Chris le piacciono parecchio) che per una vera ribellione alla sua condizione di moglie-sotto-una-campana-di-vetro.

A questo punto ho fatto la prima riflessione: perché la nostra protagonista femminile non si ribella almeno un poco? Può davvero l’amore per un uomo rendere una donna così Sottomessa? E’, infatti, la sua sottomissione psicologica più che fisica che è sorprendente. Senza contratti, alla fine, Chris ci è riuscito: Ana è davvero sua. Continuando a leggere la situazione Dominatore-Sottomessa sotto l’aspetto mentale non cambia, mentre in quello sessuale l’autrice ci concede i soliti siparietti di sesso sfrenato, divertente e piacevole (che al terzo capitolo diventano anche un po’ scontati). Bene, bello il viaggio di nozze, bello il ritorno…e ora? Ad un certo punto ho il sospetto che a chiederselo sia anche l’autrice…

Il colpo di scena arriva quando, udite udite, i due hanno una profondissima crisi dovuta (spoiler spoiler spoiler) alla gravidanza, inaspettata, di Ana, che si è candidamente dimenticata di fare la puntura anticoncezionale (ma non prendeva la minipillola nel primo libro?). La reazione di Chris mi piace: finalmente è tornato il cattivone che mi ha conquistato nel primo libro, anzi di più. Per me, a questo punto, la storia inizia ad avere un aspetto molto interessante. Ma, ahimé, quel che avviene dopo è una scena eroica di Ana, che la riscatta un po’ dall’essere una sottomessa mentale, ma che è preludo di quello che temevo: il lieto fine.

Perché sì, nonostante l’inizio della storia entusiasmante, con un tema interessante, personaggi-stereotipo (il bello sicuro di sé, la bella impacciata) che sapevano farsi voler bene, il finale si piega all’ombra romantica, sognatrice e familiare che è dentro ognuno di noi. E vissero tutti felici e contenti. Come nelle migliori favole.

Da fan del primo libro, non voglio rassegnarmi che sia andata davvero così. Che l’autrice abbia davvero premeditato tutto ciò. Alla fine del secondo libro mi sembrava, invece, convinta a continuare la storia con un taglio più noir, tornando verso la Stanza dei Giochi piuttosto che sul Letto Vaniglia. Voglio credere che durante la stesura del terzo le abbiano messo fretta, abbiano chiesto di rigirare un po’ le carte in tavola affinché tutto tornasse alla normalità: la felice vita di coppia di una ricca famiglia americana. La mia convinzione si fa più intensa soprattutto nella lettura di quei capitoli finali, dove il tempo viene tagliato tra una mail e l’altra, i ricordi e le narrazioni saltano da palo in frasca cercando un appiglio. L’autrice pare quasi felice di essere alla fine di una storia che, anche nella scrittura (e adesso ho notato molti errori e stonature stilistiche), pare stanca e non più passionale. Che c’entri forse l’editore in questa scelta? O proprio l’industria cinematografica che ne farà un film?

Quando ho chiuso il libro ho sentito nostalgia del vero Chris, quello che ho parecchio apprezzato nel primo tomo, mentre Ana ai miei occhi si era spenta schiacciata dai massi della rassegnazione, della ricchezza e di altri luoghi comuni di cui è diventata portatrice sana. Che peccato. Letto in poche ore, nonostante la mole di pagine, alla fine mi ha lasciato un grosso vuoto dentro. Avrei voluto molto di più. Avrei voluto un nuovo colpo di scena: una frustata al lieto fine. Invece no. Eccolo lì, nell’ultima pagina, il vissero tutti felici e contenti. Tranne me, povera lettrice sedotta ed abbandonata così. Ed allora ci penso: e se fosse questo il vero obiettivo? Abbanondare noi lettori appassionati (se sei arrivato al terzo volume, vuol dire che ti piace, non ci sono scuse!) col dolore di quel “E questo è tutto”?

Non mi meraviglierei se nei prossimi mesi fosse pronta on line la fan fiction della fan fiction, e qualche deluso iniziasse a raccontare un’altra versione della storia. D’altronde, saremo anche arrivati in fin di vita (letteraria) alla fine della saga, ma questa trilogia qui ha creato un nuovo inizio, superando le storie di vampiri a cui eravamo abituati (e stufati) e portando le storie young adult ad un livello più reale (sarà pur difficile conquistare il riccone di turno, ma almeno ne esistono).

Alla fine di tutto che dire? Domani, abbiate pazienza domani, e chiudiamo il discorso.

James E. L.
Cinquanta sfumature di rosso
ed. Mondadori
€ 14,90, 619 pp.
Disponibile anche in ebook a € 6,99

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