Maturità 2018, traccia artistico-letteraria: La Solitudine nell'arte e nella letteratura, tema svolto

Eccoci alla Prima Prova dell'esame di Maturità 2018, il temutissimo tema. Per quanto riguarda la traccia artistico -letteraria, ecco che abbiamo un argomento molto interessante: La Solitudine nell'arte e nella letteratura. Con anche una poesia di Alda Merini.

Sera sul viale Karl Johan

Maturità 2018 - La prima prova dell'esame di Maturità 2018 è iniziata oggi e una delle tracce della tipologia B, ossia saggio breve o articolo di giornale, è quella di tipo artistico-letterario. Il Miur ha aperto il plico e l'argomento scelto per questa tipologia è la solitudine nell'arte e nella letteratura

Di seguito la traccia e lo svolgimento del tema.


Maturità 2018, saggio artistico-letteraria: La solitudine nell'arte e nella letteratura - La traccia


I diversi volti della solitudine nell'arte e nella letteratura

DOCUMENTI

"Mi sembra che potrò facilmente dimostrare la felicita dell'esser solo, se insieme additerò gli svantaggi e gl'inconvenienti del trovarsi in molti, passando in rassegna le azioni degli uomini che questa vita (la solitaria) rende amanti della pace e tranquilli, quella violenti, preoccupati, affannosi. Uno e infatti il fondamento di tutto ciò: questa vita si basa su di un ozio sereno, quella su di una triste attività. [...] dimmi, o padre, quanto valuti tu questi beni che sono alla portata di tutti: vivere come vuoi, andare dove vuoi, stare dove vuoi, [...] in ogni stagione essere padrone di te, e, dovunque ti trovi, vivere con tè stesso, lontano dai mali, lontano dall’esempio dei cattivi, senza essere spinto, urtato, influenzato, incalzato; senza essere trascinato a un banchetto mentre preferiresti aver fame, costretto a parlare mentre brameresti star zitto, o salutato in un momento inopportuno, o afferrato e trattenuto agli angoli delle strade [...] Frattanto, stare come in un posto di vedetta, osservando ai tuoi piedi le vicende e gli affanni degli uomini, e vedere ogni cosa - e particolarmente te stesso - passare con tutto l'universo; [...] dimenticare così gli autori di tutti i mali che ci sono accanto, talvolta anche noi stessi, e spinger l'animo tra le cose celesti innalzando al di sopra di sé [...] È questo un frutto - e non è l'ultimo - della vita solitaria: chi non l'ha gustato non l'intende".

Francesco PETRARCA, La vita solitaria, in Opere Latine di Francesco Petrarca, a cura di A. Bufano, UTET, Torino 1975

La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi

Luigi PIRANDELLO, Uno, nessuno, centomila, Mondadori, Milano 1987 (prima ed. 1926)

Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Salvatore QUASIMODO, Poesie e discorsi sulla Poesia, Mondadori, Milano 1971 (prima ed. 1930)

Piccoli Canti

[...]
S’anche ti lascerò per breve tempo, solitudine mia,
se mi trascina l’amore, tornerò,
stanne pur certa;
i sentimenti cedono, tu resti.
[...]

Alda MERINI, La presenza di Orfeo, Libri Scheiwiller, Milano 1999 (prima ed. 1953)

1695

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un'anima al cospetto di se stessa -
infinità finita.

Emily DICKINSON, Tutte le poesie, a cura di M. Bulgheroni, Mondadori, Milano 1997 (prima ed. originale 1914)

Maturità 2018 saggio artistico-letteraria: La solitudine nell'arte e nella letteratura - La traccia svolta


Nell'epoca di internet, dei social network e degli smartphone, sembra strano parlare di solitudine. Siamo sempre connessi e in contatto con qualcun'altro, a volte vicino a noi, a volte lontano. Si potrebbe disquisire sul fatto che tali contatti siano quanto mai effimeri, che possano mancare di profondità e che si limitino alla superficialità dell'interazione umana. Tuttavia è innegabile che sin dalla notte dei tempi l'uomo ha sempre dovuto affrontare la solitudine, è una compagna costante che non ha mancato di affascinare e interessare anche pittori, scrittori e poeti. Anzi, spesso gli artisti sono vittime essi stessi della solitudine.

Ciascuno di essi ha affrontato la solitudine a modo suo, declinandola nei suoi innumerevoli aspetti. Lo sanno bene pittori del calibro di Edward Hopper, Giovanni Fattori e Edvard Munch: in tre loro opere particolari, assistiamo a diverse forme di solitudine. Nel dipinto Automat (Tavola calda), olio su tela conservato al Des Moines Art Center, realizzato nel 1927, vediamo una forma di solitudine che potremmo traslare anche ai giorni d'oggi: una donna siede da sola in una tavola calda, con sguardo basso e mesto osserva una tazza che ha in mano e non c'è nessuno intorno a lei. Non c'è nessuno seduto al tavolo, non c'è nessun cameriere, nessun altro avventore, persino all'esterno non si vede anima viva.

Anche Giovanni Fattori nella tela Tramonto sul mare, olio su tela, dipinto fra il 1894 e il 1900 e conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Firenze, ci parla della solitudine del singolo. Questa volta, però, la solitudine non è esacerbata da un costrutto umano vuoto, bensì dalla natura, un mare tempestoso al tramonto che non può far altro che incrementare il senso di vuoto che si prova quando si è da soli, quando siamo le uniche persone con cui confrontarci.

Senso di vuoto che può scatenarsi anche quando si è immersi in mezzo alla gente. Ce lo spiega bene Edvard Munch con il quadro Sera sul viale Karl Johan, olio su tela, realizzato nel 1892 e conservato al Museo d'Arte di Bergen. Un marciapiede, una folla di gente che lo percorre, ma guardando bene, ciascuno di essi è immerso nella propria solitudine, ognuno è un'isola a se stante che non comunica col prossimo, dallo sguardo vuoto, quasi una maschera. Sempre nella stessa tela Munch riesce a inserire anche la solitudine di chi si distacca dal gruppo, raffigurata nell'uomo che cammina da solo in direzione opposta a quello del gruppo. Due tipi di solitudine che non vengono mai a contatto fra di loro, che camminano su binari paralleli.

Scrittori e poeti non sono certo da meno nel raffigurare le numerose sfaccettature della solitudine. Già Francesco Petrarca ne La vita solitaria cercava di mettere su una bilancia i pro e i contro della solitudine: è forse sempre un sentimento negativo? Petrarca ci spiega che quando si è soli si può andare dove si vuole, fare ciò che più si desidera, essere sempre padroni di se stessi, lontano dai mali e senza essere costretti ad agire come non si vuole. Perché non sempre stare da soli reca tristezza. E Petrarca sottolinea un concetto importante: chi non ha provato la solitudine, non può neanche gustarne i vantaggi.

Un po' meno positiva la visione della solitudine di Luigi Pirandello che Uno, nessuno, centomila ci spiega che la vera solitudine non è in noi stessi, bensì in un luogo dove siamo noi gli estranei. La solitudine è presente in ogni luogo, luogo in cui gli estranei siamo sempre noi.

Anche Salvatore Quasimodo ci parla del suo concetto di solitudine nel celebre compoimento Ed è subito sera. Una poesia breve, ma ricca di significati. Siamo tutti soli in questo mondo, anche quando siamo in mezzo alle altre persone. Non riusciamo a comunicare con gli altri e neanche a stabilire dei contatti e dei rapporti duraturi col prossimo. E appena una luce di speranza ci trafigge, ecco che scopriamo che è solo un'illusione, perché alla fine arriva subito il buio e la sera.

Non ci sono speranze neanche per Alda Merini: in Piccoli Canti (La presenza di Orfeo) ci ricorda che anche quando l'amore ci allontana dalla solitudine, sempre ad essa torneremo. Questo perché i sentimenti sono illusioni, destinati inesorabilmente a finire e alla fine di essi ci aspetta la nostra eterna compagna, la solitudine.

Diverso il discorso di Emily Dickinson: l'autrice è nota per il suo animo solitario. Solo stando in solitudine la poetessa pensava di poter raggiungere la felicità. E ce lo spiega bene nella poesia 1695: troviamo solitudine ovunque, anche se la solitudine più profonda è quella di un animo umano messo a confronto con se stesso. Ma c'è una nota di speranza alla fine: l'infinità è finita, la scrittrice accetta i limiti dell'essere umano, ma auspica di riuscire a superarli per poter giungere alla vera felicità.

Dobbiamo sempre fare i conti con la solitudine, imparare a riconoscerla, accettarla e includerla nelle nostre vite, ma senza dargli potere su di essere, in modo da trovarne gli aspetti positivi che ci permettano di raggiungere comunque i nostri desideri.

Foto | Wikimedia

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