Maturità 2018 prima prova: l'analisi del testo de Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, traccia svolta

Ecco la traccia svolta della prima prova della Maturità 2018, tipologia analisi del testo

Maturita 2018 prima prova svolta

È Giorgio Bassani e il suo capolavoro Il giardino dei Finzi-Contini la scelta del Miur per la prima prova della Maturità 2018, tipologia analisi del testo. L'opera è ispirata alla storia vera del presidente della comunità ebraica di Ferrara dal 1930, Silvio Magrini e della sua famiglia.

La storia ha come sfondo un'Italia colpita dalle leggi razziali del 1938, con la rigida repressione nei confronti della comunità ebraica. Sia Silvio, sia la moglie Albertina, furono infatti condotti in momenti diversi nel campo di concentramento di Auschwitz, dove entrambi trovarono la morte.

Maturità 2018, analisi del testo: la traccia



(...) Una sera non mi riuscì di trattenermi. Certo - gridai, rivolto a Malnate -: il suo atteggiamento dilettantesco, in fondo da turista, gli dava modo di assumere nei riguardi di Ferrara un tono di longanimità e di indulgenza che gli invidiavo. Ma come lo vedeva, lui che parlava tanto di tesori di rettitudine, bontà, eccetera, un caso
successo a me, proprio a me, appena poche mattine avanti? Avevo avuto la bella idea - cominciai a raccontare - dì trasferirmi con carte e libri nella sala di consultazione della Biblioteca Comunale di via Scienze: un posto che bazzicavo fino dagli anni del ginnasio, e dove mi sentivo un po' come a casa. Tutti molto gentili, con me, fra quelle vecchie pareti. Dopo che mi ero iscritto a Lettere, il direttore dottor Ballola aveva cominciato a considerarmi del mestiere. Gli bastava
salutarmi, e subito veniva a sedermisi a fianco per mettermi a parte dei progressi di certe sue ormai decennali ricerche attorno al materiale biografico dell'Ariosto
custodito nel suo studiolo particolare, ricerche con le quali si proclamava sicuro di superare decisamente i pur cospicui risultati raggiunti in questo campo dal Catalano.
Quanto poi ai vari inservienti, costoro agivano nei miei confronti con tale confidenza e famigliarità da dispensarmi non solamente dalla noia di riempire i moduli per i libri, ma da lasciarmi addirittura fumare di tanto in tanto una sigaretta. Dunque, come dicevo, quella mattina mi era venuta la bella idea di passarla in biblioteca. Senonché avevo avuto appena il tempo di sedermi a un tavolo della sala di consultazione e di tirar fuori quanto mi occorreva, che uno degli inservienti, tale Poledrelli, un tipo sui sessant'anni, grosso, gioviale, celebre mangiatore di pastasciutta e incapace di mettere insieme due parole che non fossero in dialetto, mi si era avvicinato per intimarmi d'andarmene, e subito. Tutto impettito, facendo rientrare il pancione e riuscendo persino a esprimersi in lingua, l'ottimo Poledrelli aveva spiegato a voce alta, ufficiale, come il signor direttore avesse dato in proposito ordini tassativi: ragione per cui - aveva ripetuto - facessi senz'altro il piacere di alzarmi e di sgomberare. Quella mattina la sala di consultazione risultava particolarmente affollata di ragazzi delle Medie. La scena era stata seguita, in un silenzio sepolcrale, da non meno di cinquanta paia d'occhi e da altrettante paia d'orecchie. Ebbene, anche per questo motivo - seguitai - non era stato affatto piacevole per me tirarmi su, raccogliere dal tavolo la mia roba, rimettere tutto quanto nella cartella, e quindi raggiungere, passo dopo passo, il portone a vetri d'entrata. Va bene: quel disgraziato di Poledrelli non aveva eseguito che degli ordini. Però stesse molto attento, lui, Malnate, se per caso gli fosse capitato di conoscerlo (chissà che anche Poledrelli non appartenesse alla cerchia della maestra Trotti!), stesse molto attento, lui, a non lasciarsi fregare dalla falsa apparenza di bonarietà di quel suo faccione plebeo. Dentro quel petto vasto come un armadio albergava un cuoricino grande così: ricco di linfa popolare, d'accordo, ma per niente fidato.
E poi, e poi! - incalzai -. Non era perlomeno fuori di posto che lui venisse adesso a fare la predica non dico ad Alberto, la famiglia del quale si era sempre tenuta in disparte dalla vita associata cittadina, ma a me che, al contrario, ero nato e cresciuto in un ambiente perfino troppo disposto ad aprirsi, a mescolarsi con gli altri in tutto e per tutto? Mio padre, volontario di guerra, aveva preso la tessera del Fascio nel '19; io stesso ero appartenuto fino a ieri al G.U.F. Siccome dunque eravamo sempre stati della gente molto normale, noialtri, anzi addirittura banale nella sua normalità, sarebbe stato davvero assurdo che adesso, di punto in bianco, si pretendesse proprio da noi un comportamento al di fuori della norma. Convocato in Federazione per sentirsi annunciare la propria espulsione dal partito, espulso quindi dal Circolo dei Negozianti come indesiderabile: sarebbe stato veramente strano che mio padre, poveretto, opponesse a un simile trattamento un volto meno angosciato e smarrito di
quello che gli conoscevo. E mio fratello Ernesto, che se aveva voluto entrare all'università aveva dovuto emigrare in Francia, iscrivendosi al Politecnico di Grenoble? E Fanny, mia sorella, appena tredicenne, costretta a proseguire il ginnasio nella scuola israelitica di via Vignatagliata? Anche da loro, strappati bruscamente ai compagni di scuola, agli amici d'infanzia, ci si aspettava per caso un comportamento d'eccezione? Lasciamo perdere! Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all'ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune. (...)

Giorgio Bassani

(Bologna 1916 - Roma 2000) dedicò gran parte della sua produzione letteraria alla rappresentazione della vita di Ferrara (dove visse fino al 1943 per poi trasferirsi a Roma) e soprattutto della comunica ebraica della città, alla quale egli stesso apparteneva e di cui descrisse le persecuzioni degli anni del fascismo. Il suo romanzo più celebre, Il giardino dei Finzi Contini (1962), narrato in prima persona da un giovane ebreo, racconta di una famiglia dell'aristocrazia israelitica di Ferrara, i Finzi-Contini, che vivono nello splendido isolamento della loro villa e del giardino circostante. Nel brano proposto, il protagonista ribatte ad alcuni giudizi positivi su Ferrara espressi dal milanese Malnate, giovane impegnato politicamente, ricordando la sua esclusione dalla biblioteca pubblica e i torti subiti dalla sua famiglia in seguito all'applicazione delle leggi razziali.

Comprensione del testo

Riassumi sinteticamente il contenuto del brano.

Analisi del testo

2.1. Che cosa rimprovera il protagonista a Malnate? A quale scopo gli racconta la sua espulsione dalla biblioteca?

2.2. Nell'episodio dell'espulsione dalla biblioteca, quali elementi contribuiscono a ferire in modo particolare il protagonista?

2.3. Spiega il significato dell'aggettivo "ottimo" riferito a Poledrelli (riga 15).

2.4. Per quale motivo, secondo il protagonista, l'emarginazione della sua famiglia è incomprensibile?

2.5. In quali punti del brano è evidente in modo particolare la concitazione del protagonista? Con quali modalità espressive è resa questa concitazione?

2.6. Spiega il significato della considerazione del protagonista che conclude il brano (righe 32-34): "Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all'ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune".

Interpretazioni complessive e approfondimenti

Proponi una interpretazione complessiva del brano di Bassani, approfondendo il tema dell'antisemitismo anche con riferimenti a opere di altri autori che conosci.
In alternativa proponi una tua riflessione più generale della discriminazione e dell'emarginazione: anche in questo caso puoi arricchire le tue riflessioni con riferimenti a opere letterarie che conosci.

Maturità 2018: analisi del testo, traccia svolta


Traccia in svolgimento

Comprensione del testo

Nel brano tratto da Il Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, la voce narrante racconta di un episodio di antisemitismo che lo ha toccato in prima persona, rispondendo, con toni non proprio pacati, a Malnate, per fargli capire quello che stavano vivendo gli ebrei nel periodo dell'approvazione delle Leggi Razziali. Per spiegare meglio quello che sta accadendo a Ferrara e, più in generale, in Italia, il protagonista racconta di un fatto realmente accaduto e che ha vissuto in prima persona. Essere cacciato dalla biblioteca comunale di Ferrara, luogo che ha sempre considerato come una seconda casa e dove era sempre stato accolto come il benvenuto, ha lasciato in lui un amaro in bocca difficile da spiegare. Così come erano difficili da spiegare le Leggi Razziali, che accusavano gli ebrei di non essere come gli altri cittadini e, nel momento in cui ci si accorgeva che, invece, erano completamente integrati nella quotidianità e nella vita pubblica, li si isolava dal mondo, impedendo loro di continuare come prima e come tutti gli altri le proprie vite.

Analisi del testo

2.1. Il protagonista rimprovera a Malnate di non capire quello che sta accadendo, di non capire come siano già cambiate le cose per molte persone in una Ferrara che a tratti non riconosce più. Il racconto dell'espulsione dalla biblioteca vuole essere un modo semplice ed efficace per far capire a Malnate e al lettore l'assurdità di leggi che impedivano agli ebrei di continuare a fare la vita di prima, la stessa vita dei loro vicini di casa che avevano condotto fino a quel giorno, con l'esclusione, di fatto, dalla vita pubblica della città alla quale appartenevano. Proprio loro che erano uguali a tutti gli altri, che avevano combattuto per l'Italia, che avevano sostenuto anche il governo che ora li privava di diritti fondamentali.

2.2. Il protagonista, espulso dalla biblioteca, si sente ferito perché ha sempre considerato quel luogo come una seconda casa, dove era ben accetto e ben voluto, tanto da raccontare degli aneddoti che dimostrano come anche la direzione fosse felice di avere tra i membri della struttura una persona come lui. Anche il fatto di essere stato cacciato in malo modo di fronte a moltissimi ragazzi delle scuole medie che, come lui, si trovavano in biblioteca per studiare lo ha ferito profondamente.

2.3. L'aggettivo ottimo riferito a Poledrelli, uno degli inservienti della biblioteca, si riferisce al fatto che improvvisamente l'uomo ha cambiato atteggiamento e modo di fare, asservendosi in modo perfetto al nuovo potere che aveva imposto regole così assurde e ingiuste. Prima, infatti, era un uomo gioviale, che non parlava l'itlaiano, ma solo il dialetto. In questo caso, invece, aveva cambiato atteggiamento, parlando anche in una lingua perfetta, cosa che non gli era mai uscita. In questo senso, la sua "interpretazione" è stata ottima. Ha eseguito degli ordini che gli erano stati imposti.

2.4. Il protagonista parlando della sua famiglia fa riferimento ad alcuni fatti che hanno segnato alcuni suoi congiunti e che gli rendono incomprensibile come sia potuto accadere che a Ferrara le cose potessero cambiare così tanto. La sua famiglia era sempre stata benvoluta, era aperta agli altri, non aveva mai avuto problemi ed era perfettamente inserita nel tessuto sociale di quella Ferrara che non era più la stessa. Il padre era partito volontario per la Grande Guerra e nel 1919 aveva pure preso la tessera del Fascio, mentre lui aveva fatto parte del G.U.F., i gruppi universitari fascisti. Una famiglia normale, che viveva come tutti gli altri e che adesso venivano obbligati a non comportarsi più in modo normale. Al padre era stata tolta la tessera del partito ed era anche stato espulso dal Circolo dei Negozianti. Il fratello Ernesto voleva iscriversi all'università, ma dovette emigrare in Francia, per studiare a Grenoble. Mentre la sorella Fanny 13enne dovette cambiare scuola. Tutti hanno dovuto abbandonare la vita di prima, gli amici, gli affetti. Proprio a loro a cui era mossa l'accusa di non essere come gli altri, veniva tolta la possibilità di esserlo davvero, anche se lo erano sempre stati!

2.5. La concitazione del protagonista è ben espressa sia nelle primissime frasi, nelle quali sottolinea che, purtroppo, non è riuscito a trattenersi con Malnate, quasi urlandogli in faccia, ma anche in seguito quando parla dell'episodio dell'espulsione dalla biblioteca, facendo un confronto tra la situazione precedente e quella che si era venuta a creare dopo l'approvazione delle Leggi Razziali.

Anche nel finale, quando pone quella domanda che rimarrà per sempre senza risposta, il protagonista non riesce a trattenersi dal definire assurde delle leggi che lo accusavano di non essere normale, ma scoprendo che, in realtà, lo era, lo portano a essere escluso dalla vita sociale e a non vivere più quella normalità.

Anche alcuni termini scelti dal protagonista fanno capire la sua concitazione: "Non mi riuscì di trattenermi", "Gridai", "Un caso successo a me, proprio a me", "Incalzai", "Lasciamo perdere".

2.6. Nelle ultime righe di questo brano è riassunto tutto il pensiero del protagonista in riferimento alle leggi che hanno tolto a lui, alla sua famiglia e a tutti gli ebrei italiani la possibilità di continuare a vivere come prima. L'autore, tramite la voce narrante, spiega che l'antisemitismo si presenta in varie forme, una delle quali, forse la più odiosa, è quella che stava capitando a lui. Prima la comunità ebraica veniva accusata di non essere come gli altri, poi, quando chi comandava aveva capito che in realtà erano ben assimilati e inclusi nel tessuto sociale, lamentarsi che fossero troppo uguali agli altri, togliendo di fatto loro ogni diritto che invece era riservato agli altri cittadini. Un controsenso che ogni persona con un minimo di intelletto potrebbe arrivare a concepire come assurdo e privo di ogni significato di fondo.

Interpretazioni complessive e approfondimenti

Il brano tratto da Il Giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani, così come l'opera completa, spiega alla perfezione come è cambiata da un giorno all'altro la vita degli ebrei, cittadini italiani, all'indomani dell'approvazione delle Leggi Razziali. Chi era inserito nel tessuto sociale, chi aveva fatto parte del cambiamento storico iniziato con la Grande Guerra e proseguito con tutti i fatti storici dei quali siamo ben a conoscenza, stentava a credere che ora potesse essere fatta una cosa del genere proprio a loro. A loro che, come suggerito dal protagonista, vivevano una vita assolutamente normale, anche se in un primo momento erano accusati dell'esatto contrario, per poi essere rimproverati di essere troppo normali. Dei controsensi privi di fondamenta che hanno minato sin dai primi giorni la quotidianità delle persone interessate, private di ogni basilare diritto, come quello allo studio spesso citato dalla voce narrante, anche in riferimento agli episodi capitati al fratello e alla sorella.

Il narratore è così bravo nel raffrontare la quotidianità persa con i nuovi cambiamenti che deve subire da farci venire la pelle d'oca nel pensare che è tutto vero, nulla di inventato, ma storie che sono realmente accadute. In Italia e fuori dai nostri confini. Per fortuna la letteratura viene in soccorso della nostra memoria, che troppo spesso è così corta da non ricordare quello che gli esseri umani sono stati in grado di fare nei confronti di altri simili, con tantissimi libri e capolavori che raccontano l'antisemitismo, l'emarginazione, la ghettizzazione di chi veniva considerato diverso. Anche se poi, diverso da chi?

Avete mai letto La memoria dei fiori – Il diario di Rywka Lipszyc? Si racconta la storia vera di una bambina che ha vissuto nel ghetto di Lodz durante l'occupazione nazista. Ma basterebbe anche solo leggere Se questo è un uomo di Primo Levi per capire quanto la follia umana possa arrivare a distruggere la dignità delle persone, isolandole e creando una falsa percezione dell'altro, di chi è considerato diverso, in questo caso per religione o per orientamento sessuale. Un annullamento e un annientamento che portano l'autore a chiedersi se quelle persone incontrate nei lager potevano essere considerati a tutti gli effetti degli uomini, privati di ogni dignità e di ogni aspetto umano.

Romanzi da leggere e da rileggere per non dimenticare mai. E per imparare una volta per tutte dagli errori della storia. Perché non si ripetano mai più. E mai come oggi è importante ricordarlo!

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