“Il perturbante”, cronaca di un’ossessione fra vita reale e fantasmi digitali

Nel romanzo di Giuseppe Imbrogno, pubblicato da Autori Riuniti, viene indagata la pervasività della raccolta dei dati e l’ossessione per il controllo della società contemporanea

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Lorenzo è un data analyst con “una vita sociale non impegnativa” i cui vuoti sono colmati da una metodica osservazione delle persone, tanto negli anodini corridoi dei centri commerciali quanto negli ambienti digitali dei social network.

“Negli anni mi sono allenato e questa cosa che mi piaceva così tanto sono riuscito a farla diventare il mio lavoro. Osservo. Le persone. Raccolgo informazioni. Comunico le informazioni a chi di dovere. Non azzardo le conclusioni, questo non rientra tra le mie mansioni. Penso di essere bravo, sicuramente non sono così bravo. Resta che sono una persona fortunata. Mi pagano per fare una cosa che farei comunque, per puro piacere, entrare in un social, far parte di un gruppo online, aprire un falso profilo in chat e poi, semplicemente, raccogliere informazioni. Questo è oggi il mio lavoro” spiega il protagonista de Il perturbante di Giuseppe Imbrogno, in libreria da qualche giorno per i tipi della casa editrice torinese Autori Riuniti.

In una Milano descritta con stile asciutto e una scrittura che aderisce all’argomento come un capo di alta sartoria, Imbrogno misura la dimensione della solitudine urbana al tempo dei social network proponendo al lettore una riflessione sulla pervasività della raccolta dei dati e sull’ossessione per il controllo delle vite degli altri attraverso gli strumenti digitali.

Una sera, in un locale, Lorenzo conosce Sergio: fra i due c’è un breve scambio di battute. Quell’incontro che per Sergio è insignificante, si trasforma in una vera propria ossessione per Lorenzo. Dopo averlo rintracciato su Facebook e dopo essere riuscito a ottenere, grazie al proprio lavoro, alcuni dati sensibili sull’oggetto della propria osservazione, Lorenzo inizia un instancabile pedinamento, tanto fisico quanto digitale, che lo spinge progressivamente verso un pericoloso gioco mimetico.

Da Silicon Valley: i signori del silicio di Evgeny Morozov a Deep Web di Carola Frediani, da I cronofagi di Jean Paul Galibert a Facebook. Anatomia di una chimera, da Offuscamento di Finn Brunton e Helen Nissenbaum a L’arte della rivolta di Geoffroy de Lagasnerie, su Booksblog abbiamo sempre dato ampio spazio a molti saggi che negli ultimi anni hanno messo in luce il lato oscuro di un universo digitale troppo spesso descritto con toni tecnottimistici. Per la prima volta vi proponiamo un romanzo che, con il ritmo del thriller, riflette sulle relazioni e sulle intermediazioni digitali, andando al di là della pura trama e facendosi fotografia della nostra complessa e sfuggente contemporaneità. Non è un caso che Giuseppe Imbrogno sia stato fra i finalisti del Premio Calvino 2016. A costo di creare un cortocircuito in una recensione di un romanzo che parla di un pedinamento vi diamo un consiglio: seguite questo autore.

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