di Nunzio Festa
Gregorio Parigino dopo Mistandivò (Einaudi) e Porto di Mare (Sironi). Lo scrittore Livio Romano, dopo qualche hanno di “silenzio”, per la sempre più attenta collana Marsilio X della nordica editrice Marsilio, da alle stampe un romanzo, Niente da ridere, che vive di ansie e personaggi, di incertezze e intoppi; tutti momenti espressi con la maestria di chi sa fare scrittura, quindi sensazioni e catastrofi quotidiane, incidenti e lavori che danno palpiti a una bella opera. Romano, a questo punto, si conferma autore da tenere in grande considerazione. Livio Romano sbuca dalla velocità dei mestieri, prendere aria a piccole dosi come il protagonista di questa sua ultima creazione, Gregorio Parigino. Parigino è un’insegnante trentacinquenne, salentino. La penna leccese ha inventato un Uomo che, sostenuto e maltrattato da una bella moglie innamorata, è preso nella morsa del mutuo da pagare della madre schizofrenica della vecchia nonna da Porca una serie di piccole vite e infine di una amica ‘complessata’, per non parlare dei richiami erotici e delle attenzioni fugaci di una giovanetta maritata somigliante a Pochaontas. In mezzo ha tutto ciò e a tanti personaggi a dir poco esilaranti e commoventi, poi, piove per giunta una candidatura politica del tutto inattesa e quasi scongiurata oltre un paio di incidenti sciocchi. Senza tralasciare, anzi è il dettaglio meno dettaglio, l’Alprazolam. Questo medicinale che son pillole scaccia ansia. E quando Gregorio, fra un pezzo giornalistico – una conferenza – un approdo a scuola (le prime due per arrotondare) si mette nel proprio organismo la pasticca, è come immettere una goccia di calma a sedare l’agitazione. Alla faccia delle cure dell’omeopatia. Il signor Gregorio Parigino, l’impegnatissimo Parigino entra in scena a bordo di un ospedale e uscirà dal liscio palco cittadino direttamente da una via di fuga britannica.
Niente da ridere
Livio Romano
Marsilio (Venezia, 2007)
pag. 368, euro 17.00
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