“Esercizi di memoria”, Andrea Camilleri si racconta

Un generoso, vulcanico album dei ricordi che ripercorre la vita del contastorie più amato della nostra letteratura

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“Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. Sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre”. Quello che si racconta è Andrea Camilleri. Poi a novant’anni arriva il buio. E così come non era terrorizzato dalla pagina bianca, combatte anche l’oscurità della cecità e inizia a dettare. La sua produzione letteraria non ne risente e trova, nell’oralità, un nuovo modo per raccontare le sue storie. Ma se forte era la sua disciplina prima, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria.

E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei minimi dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene da raccontare, quelle da ricordare, quelle da immaginare. Quelle di Esercizi di memoria sono, come dice lui, i compiti per l’estate: 23 storie dettate in 23 giorni.

“L’ideale della mia scrittura è di farla diventare un gioco di leggerezza, un intrecciarsi aereo di suoni e parole. Vorrei che la mia scrittura somigliasse agli esercizi acrobatici di un’acrobata che vola da un trapezio all’altro facendo magari un triplo salto mortale, sempre con il sorriso sulle labbra, senza mostrare mai la fatica, l’impegno quotidiano, la presenza del rischio che hanno reso possibili quelle evoluzioni. Se la trapezista mostrasse la sua fatica per raggiungere quella grazia lo spettatore certamente non godrebbe dello spettacolo” aggiunge Camilleri.

E infatti la memoria di questi racconti non è mai appesantita né dalla malinconia né dal rimpianto. Per questo Camilleri chiede a chi parla attraverso i colori, le forme e i volumi di sostenere il suo allenamento e di rendere l’esercizio più godibile, più leggero, più spettacolare.

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