“Atti umani”, Han Kang ci racconta la strage di Gwangju

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Han Kang è una delle scrittrici asiatiche del momento. Nel 2016 con La vegetariana ha vinto il Man Booker Prize, ora, a un anno di distanza dalla pubblicazione del suo capolavoro, Adelphi propone Atti umani, il libro con il quale viene raccontato quanto accaduto nel maggio 1980 a Gwangju, in Corea del Sud, dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan e l’instaurazione della legge marziale.

Dopo che i militari hanno aperto il fuoco su un corteo di protesta è iniziata l’insurrezione, seguita da brutali rappresaglie; Atti umani è il coro polifonico dei vivi e dei morti di una carneficina mai veramente narrata in Occidente.

Conosciamo il quindicenne Dong-ho, alla ricerca di un amico scomparso; Eun-sook, la redattrice che ha assaggiato il «rullo inchiostratore» della censura e i «sette schiaffi» di un interrogatorio; l’anonimo prigioniero che ha avuto la sfortuna di sopravvivere; la giovane operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese. Dopo il massacro, ancora anni di carcere, sevizie, delazioni, dinieghi; al volgere del millennio stentate aperture, parziali ammissioni, tardive commemorazioni.

Con una scrittura spietatamente lirica Han Kang scruta tante vite dilaniate, racconta oggi l’indicibile, le laceranti dissonanze di un passato che si voleva cancellato.

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