“Quindici cani”, André Alexis esplora la coscienza degli animali

Esce anche in Italia il libro con cui Alexis ha vinto lo Scotiabank Giller 2015

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Un anno fa Il cinghiale che uccise Liberty Valance ha ottenuto consensi di pubblico e critica proponendo al pubblico italiano l’originale storia di un cinghiale capace di maturare una profonda coscienza di sé. Esce in ottobre per Einaudi un libro che ha molti punti di contatto con il romanzo di Giordano Meacci, Quindici cani di André Alexis, romanzo che si è aggiudicato il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize e, nel 2015, il piú importante premio letterario canadese, lo Scotiabank Giller Prize.

Il libro incomincia con una domanda: se gli animali possedessero l’intelligenza degli uomini, sarebbero piú o meno felici? Seduti al bancone di una taverna di Toronto, gli dèi Apollo ed Ermes decidono di risolvere la questione con una scommessa. E così quindici cani ricoverati in una clinica veterinaria poco distante si ritrovano a dover fare i conti con il più complesso dei doni divini: la coscienza umana.

Una volta presa coscienza di sé, il concetto di “caninità” inizia a dividere i membri del branco:

"se il barbone nero Majnoun è disposto ad accogliere il cambiamento, il mastino napoletano Atticus è pronto a difendere con il sangue il vecchio modo di vivere. La capacità di formulare pensieri astratti rende necessaria la creazione di un nuovo linguaggio, e mette in discussione l’inconfutabilità dell’istinto. Davanti agli occhi increduli dei quindici cani si spalanca un mondo di contraddizioni e conflitti finora sconosciuti, come quello tra libertà individuale e rispetto delle gerarchie, tra innovazione e tradizione, tra dolorosa consapevolezza e serena ignoranza. Seguire i protagonisti nel loro rinnovato e commovente addestramento alla vita porta a considerare i cani in una prospettiva diversa: essi smettono di essere semplicemente i migliori amici dell’uomo, e diventano creature complesse, capaci di riflettere sul rapporto tra sensazioni e sentimenti, tra ciò che è giusto e ciò che è bello",

si legge nella quarta di copertina di un libro nel quale “il richiamo di Jack London si mescola con echi di George Orwell e con uno sguardo ironico sull’etica di Kant”. I padri nobili sono di altissimo livello, il discepolo, invece, è tutto da scoprire.

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