Libri da leggere nell’estate 2017: “Augustus” di John Williams

Torna in libreria per Fazi Editore il romanzo storico dell’autore del fortunato “Stoner”

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Non sono pochi gli estimatori italiani di John Williams, lo scrittore statunitense che nell’ultimo decennio è stato riscoperto anche in Italia grazie a Stoner. Ora Fazi Editore propone per l’ultimo spicchio d’estate la nuova traduzione di Augustus, a cura di Stefano Tummolini.

Considerato dal Washington Post come il "miglior romanzo storico mai scritto da uno statunitense", Augustus è ritenuto uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea.

Si tratta di uno scavo profondo e intimo che fa riflettere sulla solitudine che si nasconde dietro al potere, tema già splendidamente trattato da Marguerite Yourcenar in Memorie di Adriano.

Sono le Idi di marzo del 44 a.C quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare. John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia.

In Augustus, che valse all’autore il National Book Award nel 1973, protagonista è la lingua meravigliosa di Williams che ci restituisce a pieno lo spirito della Roma augustea. Un capolavoro della narrativa americana che, fra ricostruzione storica, finzione e perfezione stilistica, non manca mai di dialogare con il presente. Un’opera letteraria in cui la grande storia è lo spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.

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