Maturità 2017, Scienze Umane seconda prova: traccia e soluzioni

La seconda prova della maturità 2017 per il Liceo delle Scienze Umane verterà su scienze umane (antropologia, pedagogia e sociologia) e diritto ed economia politica per l’opzione economico-sociale

Commissari esterni esami di Maturità 2015

Dopo la prima prova scritta, oggi, giovedì 22 giugno, è il giorno della seconda prova della maturità 2017.

Come è già avvenuto lo scorso anno e come abbiamo fatto quest’oggi con la prima prova dell’esame di stato, noi di Booksblog sosterremo la prova insieme ai maturandi.

La materia della seconda prova del liceo di Scienze Umane verterà su antropologia, pedagogia o sociologia, per quanto concerne l’opzione economico sociale le materie saranno diritto ed economia politica.

ore 8.25 - Prime indiscrezioni sulle possibili tracce per la prova di Scienze Umane. Si punta forte su don Lorenzo Milani di cui il 26 giugno ricorreranno i cinquant'anni della scomparsa.

ore 9.08 - Per scienze umane è uscito un tema di diritto ed economia politica.

ore 9.30 - Al centro del tema di diritto ed economia politica ci sono le teorie economiche di Okun.

SCIENZE UMANE: LE TRACCE e LE SOLUZIONI

Ecco il quadro generale delle tracce di Scienze Umane.

Scienze umane: indirizzo Scienze umane


Il tema di Scienze Umane ha come argomento La definizione di cultura nella società di massa. Due gli estratti da seguire: uno da Introduzione all'antropologia culturale di Beals e Hoijer, l'altro da Apocalittici e integrati di Umberto Eco.

La seconda parte sollecita il candidato a rispondere a quattro quesiti:

1. Il candidato delinei brevemente le caratteristiche e le trasformazioni dell'istituzione scolastica di fronte alla cultura di massa del Novecento.
Per quanto concerne la storia della scuola italiana dal secondo Dopoguerra a oggi, ovverosia durante gli anni dello Sviluppo della società di massa vi rimandiamo a un esaustivo articolo di Sapere.it sull'argomento.

2. Il candidato spieghi il ruolo dell'educazione e della cultura per John Dewey.

Secondo il pedagogista John Dewey (1859-1952) la scuola è un'istituzione sociale che rappresenta la vita attuale e riprende le attività quotidiane per rendere partecipe il fanciullo delle abitudini della vita familiare e assicurargli un'adeguata integrazione sociale. Nell'era dell'industrializzazione la scuola ha il compito di introdurre il lavoro come fattore formativo con lo scopo di assicurare un'attiva vita in comune e un apprendimento pratico di cose reali. La scuola è definita come attiva (attivismo pedagogico) in quanto il bambino, che viene a contatto con una delle difficoltà che il mondo gli pone, tenta di agire su di esso e cerca di reagire alle conseguenze che derivano dalle sue azioni. Il bambino mette in atto le sue strategie, elabora congetture per verificare o falsare le sue ipotesi. La scuola di Dewey è chiamata anche progressiva in quanto l'attività che si svolge al suo interno, presuppone uno sviluppo progressivo. La scuola deve rappresentare per il bambino un luogo di vita: quella vita sociale che deve svilupparsi per gradi, partendo dall'esperienza acquisita in famiglia e nell'ambiente sociale in cui egli vive. Dewey divide l'età evolutiva in tre fasi: 4-8 anni (l'età degli istinti e dei bisogni, del gioco e dell'attività ludica), 9-12 anni (scuola primapria dove si assimilano le abitudini culturali), 12-14 anni (si sviluppano le conoscenze astratte).

3. Il candidato illustri due definizioni del concetto di cultura nelle scienze umane studiate.
Qui la definizione va correlata al diverso background formativo e alle diverse discipline. Logicamente ci sono approcci differenti a seconda delle discipline: la prospettiva antropologica è differente da quella pedagogica o sociologica. Fra gli autori che hanno compiuto gli sforzi maggiori per definire il concetto di cultura segnaliamo Émile Durkheim, Talcott Parsons e la scuola di Chicago.

4. Il candidato illustri brevemente il rapporto tra cultura e mass media secondo Marshall McLuhan.
Il sociologo e filosofo Marshall McLuhan è noto per la sua interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli. La sua riflessione è incentrata sull'ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull'immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell'informazione di volta in volta veicolata. Questo pensiero ha dato vita alla tesi, oggi messa in discussione, secondo la quale "il medium è il messaggio". A lui si deve la distinzione fra "media caldi" e "media freddi" e il fortunato e lungimirante concetto di "villaggio globale".


Umberto Eco

Scienze umane: indirizzo Socio-Economico

"Non c'è dubbio che uno dei problemi economici più rilevanti di ogni tempo è costituito dalla disoccupazione. Le sue conseguenze sociali possono essere molto gravi e la condizione di disoccupato è una delle esperienze più devastanti che un un uomo possa sperimentare nel corso della sua vita. La disoccupazione non è un evento attribuibile al caso: esso è collegato in modo diretto con le condizioni che un'economia vive in un dato momento. A questo proposito il candidato osservi con attenzione i due grafici che seguono e che riguardano la correlazione fra tasso di crescita/decrescita della disoccupazione (asse X) e tasso di crescita/decrescita del PIL reale (asse Y) in U.S.A. (Graf 1) e Uk (Graf. 2) dal 1955 al 2016", è l'incipit della prova di scienze umane a indirizzo socio-economico.

Nella seconda parte si richiede ai candidati di rispondere a due domande.

Dopo aver analizzato ed adeguatamente commentato i due grafici e il loro significato generale, il candidato risponda a due delle domande che seguono.

1. Tenuto conto che gli anni di ciclo economico negativo sono correlati ad un aumento del numero dei disoccupati, quali sono state le soluzioni che gli economisti keynesiani hanno proposto per attenuare l'impatto sociale di una tale correlazione?

Keynes era un grande sostenitore dello Stato nell'economia, alla faccia di molti economisti che invece supportavano la teoria secondo la quale l'economia sarebbe dovuta andare a briglia sciolta. Secondo Keynes la disoccupazione era parte di un circolo vizioso che partiva dalla scarsa domanda di beni, perciò secondo lui lo Stato doveva invogliare i cittadini all'acquisto, così facendo contava di rialzare le sorti delle aziende, che a sua volta sarebbero state in grado di assumere.

2. Gli economisti di orientamento monetarista sono stati sempre fortemente contrari alle soluzioni proposte dai keynesiani; che tipo di alternative sono state indicate da questi autori per risolvere il problema del rapporto disoccupazione/recessione?

La scuola monetarista si oppone a quella keynesiana sostenendo che esiste un tasso naturale di disoccupazione e pertanto l'intervento dello Stato non può che avere un effetto limitato. Si tratta di una visione più liberista.Per i monetaristi la soluzione è nel controllo del sistema attraverso la quantità di moneta in circolo e, quindi, attraverso la modulazione dei livelli di inflazione.

3. Benché non si disponga di dati di lungo periodo relativi all'economia italiana, la correlazione ipotizzata da Okun sembra essere verificabile anche per altri Paesi e segnatamente per l'Italia; quali sono i principi di tutela del lavoro e delle condizioni di di vita del lavoratore presenti nella costituzione?

Arthur Melvin Okun (1928-1980) è un economista noto per la legge di Okun che porta il suo nome e che fu proposta nel 1962. Si tratta di una legge empirica che mette in relazione il tasso di crescita dell’economia con le variazioni nel tasso di disoccupazione.
Secondo la legge di Okun se il tasso di crescita dell’economia cresce al di sopra del tasso di crescita potenziale, il tasso di disoccupazione diminuirà in misura meno che proporzionale. Perché le variazioni di produzione influiscono in maniera meno che proporzionale sulla disoccupazione? Questo accade perché le imprese di fronte a una crescita della domanda preferiscono imporre gli straordinari ai loro dipendenti piuttosto che ampliare la forza lavoro. La legge di Okun è stata assimilata a considerazioni di tipo keynesiano poiché suggerisce come per il raggiungimento di un tasso di disoccupazione obiettivo sia necessario che la crescita del PIL superi quella potenziale di una determinata misura.

Per quanto riguarda la tutela del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori occorre fare riferimento agli articoli dal 35 al 47 della Costituzione Italiana.

4. È possibile individuare un ruolo che la Costituzione assegna allo Stato per limitare i danni derivanti da eventi recessivi accompagnati da crescita della disoccupazione?

Anche in questo caso occorre prendere in esame i testi degli articoli della Costituzione dal 35 al 47, considerando anche il testo dell'articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

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