“Il caso Pantani”, un nuovo libro sulla tragica fine del Pirata

16 Jul 2000:  Marco Pantani of Italy and the Mercatone-Uno team climbs to the finish to win Stage 15 between Briancon-Courchevel during the 2000 Tour De France,  France. Mandatory Credit: Tom Able-Green/ALLSPORT

Sono passati oltre 13 anni dalla morte di Marco Pantani, il corridore capace di riportare la passione degli italiani per il ciclismo a livelli vissuti solo negli anni del dualismo di Coppi e Bartali. Eppure quasi ogni anno, nell’anniversario della scomparsa, il dibattito sulla sua tragica morte si riapre.

Il criminologo Luca Steffenoni non crede alla tesi del suicidio e nel libro Il caso Pantani. Doveva morire ricostruisce gli ultimi giorni del corridore romagnolo, le inchieste sulla morte, le clamorose rivelazioni di Vallanzasca, il ruolo della camorra e delle scommesse clandestine e “la verità indicibile dietro un suicidio troppo imperfetto”.

il-caso-pantani-libro-steffenoni.png"Marco Pantani era un fuoriclasse troppo irregolare. La squalifica che lasciò sgomenta l’Italia intera era in realtà una gigantesca truffa ai suoi danni. In un giro di scommesse clandestine la criminalità organizzata aveva puntato cifre folli sulla sconfitta del Pirata. Gli elementi rilevanti per un criminologo fanno ritenere del tutto improbabile l’ipotesi del suicidio. Allora il caso non può essere chiuso. L’autore chiede l’intervento della Commissione parlamentare antimafia, forse è l’unica strada per stabilire una verità che rischia ancora di far saltare troppi intoccabili. L’ultima strada per rendere giustizia a un uomo fragile e a un grande campione", si legge sulla quarta di copertina del libro edito da Chiarelettere.

L’autore si domanda se anche Marco Pantani non sia scivolato nell’abisso che Giovanni Falcone aveva previsto per se stesso con la frase: “Prima ti delegittimano, poi ti isolano e poi ti ammazzano”.

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