Salone del Libro 2017: 5 ragioni per un successo

La squadra. Il sostegno degli editori indipendenti. La nuova formula. I librai. La comunità. Cinque ragioni per capire perché ha vinto Torino

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Con il senno di poi si può dire che il principale alleato del Salone Internazionale del Libro di Torino sia stato proprio Tempo di Libri. Fino a giovedì scorso c’erano parecchi punti interrogativi intorno all’evento del Lingotto, ma i dati sull’affluenza della prima giornata li hanno spazzati via. Il weekend si è così rivelato una cavalcata trionfale: code chilometriche per assistere agli eventi e stand finalmente affollati da acquirenti, cosa che non si vedeva da tempo.

Tempo di Libri un alleato di Torino? Può sembrare un paradosso, ma è innegabile come la sfida di Milano abbia costretto Torino a cambiare la squadra e il format, a rinnovarsi e a guardare “oltre il confine”. È questo l’aspetto più paradossale della vicenda: mentre a Tempo di Libri si progettava un salone-clone con il quale riempire la cattedrale nel deserto di Fiera Milano Rho, a Torino ci si rimboccava le maniche per offrire al pubblico qualcosa di nuovo.

Le ragioni del successo? Le riassumerei in cinque punti.

1) la squadra


Vuoi svecchiare il tuo evento? Svecchia la tua squadra! Nicola Lagioia e il suo team hanno portato una ventata d’aria fresca laddove, per troppo tempo, la linea editoriale era stata dettata da professionisti da tempo in cabina regia. Lagioia è stato il regista in una squadra che si è mossa con un abilissimo tiki-taka: penso per esempio alla sezione L’età ibrida curata da Sergio Gianotto che ha fatto divulgazione di qualità parlando dei potenti di Internet e degli alieni, del futuro dell’immagine e dell’ibridazione uomo-macchina con personaggi come Morozov, Sterling e Al-Khalili.

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2) il sostegno degli editori indipendenti


Quando, la scorsa estate, i grandi gruppi editoriali si sono tirati indietro sono state la media e la piccola editoria a schierarsi dalla parte del Salone del Libro. Prima ancora che si formasse la squadra di Nicola Lagioia gli editori indipendenti hanno intravisto nella dicotomia Milano-Torino l’opportunità di guadagnare un importante spazio di visibilità. Il Salone ha abbassato le tariffe degli stand e ha fornito dei benefit molto apprezzati (un treno speciale per gli editori, i buoni libro per i giovani lettori). Il risultato? Le vendite sono aumentate, gli stand e gli eventi hanno fatto registrare il pienone e sui social è stata una pioggia di elogi. Nella conferenza stampa Lagioia ha aperto ai grandi editori, ma nei prossimi mesi, quando prenderà forma il Salone 2018, bisognerà tenere conto del debito di riconoscenza nei confronti degli indipendenti. Oltre a garantire la “tenuta” dell’evento, l’editoria indipendente ha dato all’evento torinese “un’anima” che si era un po’ persa negli ultimi anni, con le code per vedere le rockstar e i calciatori-“scrittori”. Con il forfait della grande editoria, il panorama è cambiato: niente youtuber e niente personaggi, solo scrittori. Leggere articoli che affermano che un Salone fatto dagli editori indipendenti insieme a Feltrinelli e Giuntiun’idea “del tutto falsata” dell’editoria italiana è un idea del tutto falsata di quello che è stato questo Salone. Può darsi che sia vero il contrario: l’assenza di chi ha come unica priorità il mercato ci ha dato un’idea “depurata” di quella che è l’editoria italiana. Sono gli indipendenti a fare una vera proposta culturale, cercando di fare economia senza prendere in giro i lettori con libri usa e getta e operazioni di puro marketing.

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3) la nuova formula


Con la nuova squadra è arrivata una nuova formula che ha dato maggiore rilevanza agli eventi off e ha inserito nuove sezioni come Festa Mobile e L’età ibrida che si sono rivelate punti di forza di un Salone più agile, più fresco e più giovane. L’agilità, la freschezza e la giovinezza della proposta culturale del Salone sono state le conseguenze della proposta dell’editoria indipendente, ma anche del patto stretto con i 71 festival della Penisola. È stato questo l’altro grande colpo di genio di Lagioia & Company: fare dell’evento torinese il capofila di un sistema che funziona, barattando la visibilità di un evento da 140mila visitatori con la collaborazione di manifestazioni in grado di arricchire il Lingotto con le loro specificità.

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4) i librai


L’altra novità è stata la Piazza dei Lettori che ha riunito 25 librai torinesi da poco consorziati all’ombra della spettacolare torre del geniale François Confino. In questo spazio, oltre agli editori presenti, i visitatori hanno potuto trovare anche i libri degli assenti. La spettacolare scenografia dell’architetto ginevrino che in passato ha curato l’allestimento del Museo del Cinema e di quello dell’Automobile di Torino ha calamitato l’attenzione dei visitatori e al resto ci hanno pensato i librai da poco unitisi in un consorzio che cercherà di fare sistema dodici mesi l’anno e non solo nei cinque giorni del Salone del Libro. Ottimo il dato sulle vendite con 12mila volumi acquistati dei 40mila presenti sugli scaffali.

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5) la comunità


Nella conferenza stampa finale Nicola Lagioia ha posto l’accento sul ritrovato senso di comunità. Se questo è successo lo si deve alla querelle che ha tenuto alta l’attenzione sul Salone per un anno intero. Torino ha risposto con calore ma il dato più interessante emerso dal campione dei 1300 intervistati durante l’evento è il 44% di visitatori provenienti da altre province italiane (con il 32% proveniente da altre regioni). Si tratta di un dato davvero interessante vista la posizione decentrata di Torino rispetto a Milano e a tutte le altre principali metropoli. Ma c’è un dato più significativo, quello che riguarda l’aumento delle vendite e che interessa tutti gli editori presenti. Feltrinelli ha raddoppiato l’incasso rispetto al 2016, Newton Compton ha fatto registrare un +50%, Marcos y Marcos e Sellerio un +40%. È andato molto bene il Salone di minimum fax che ha chiuso con un +35%, così come quello di Laterza che ha venduto il 20% di libri in più rispetto a dodici mesi fa. Bene anche la e/o (+ 30%), NN editore (+35%), Rubbettino (+20%), Nottetempo (+25%), Sur (+ 25%), Iperborea (+35%). Vero e proprio boom per L’Orma con un +70% di vendite trainato da Memorie di ragazza di Annie Ernaux. E qualcuno ha anche rinunciato al pass pagando il biglietto a prezzo intero per sostenere il Salone. Davvero impossibile chiedere di più al pubblico.

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Foto | Ufficio Stampa Salone del Libro

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