Lagioia: “Al Salone del Libro è rinato il senso della comunità”

Quantità e qualità per il Salone diretto da Lagioia che apre ai grandi editori e lancia l’edizione numero 31 che andrà in scena a Torino dal 10 al 14 maggio 2018

“Che il Salone del Libro si debba fare, che si debba fare a Torino, che si debba fare a maggio, non lo decidiamo né noi, né gli editori, né la politica. Lo ha già deciso l’enorme popolo di lettrici e di lettori, di fratelli e di sorelle, che ha invaso pacificamente questa città negli ultimi giorni”. È un Nicola Lagioia “felicemente frastornato” quello che nel tardo pomeriggio ha messo il sigillo a un’edizione che, dopo un anno di guerra neanche troppo fredda con Milano, si è rivelata un successo senza precedenti.

I numeri dicono che 165.746 visitatori hanno preso parte agli eventi del Salone del Libro 2017: 140.716 sono entrati al Lingotto e 25.230 hanno partecipato alle iniziative organizzate in città. Ma la statistica sui visitatori, così come i dati sulla loro provenienza (56% dall’area metropolitana di Torino, 44% da altre località, di cui il 32% da altre regioni) e sul boom di prenotazioni alberghiere (Turismo Torino parla di un’occupazione delle camere superiore al 90%) non possono raccontare il clima che si è vissuto in questi giorni.

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Ci vogliono, per l’appunto, le parole di uno scrittore e Lagioia non si tira indietro:

“Esco felicemente frastornato da questi cinque giorni: è successo qualcosa che nessuno avrebbe previsto. In un mondo in cui ti dicono che le cose che desideri hanno poca speranza di realizzarsi questa è la prova che possono accadere. Io credo che a Torino sia successo qualcosa di più grosso e profondo di quello per cui avevamo lavorato. È qualcosa che riguarda l’idea di comunità e l’idea di partecipare alla vita pubblica, l’idea di vivere insieme in maniera solidale, pacifica e profonda, l’idea di dare a chi viene in Italia l’impressione che anche quello che si fa nel nostro Paese può essere un modello e non solo il contrario. Gli aerei e i treni sono pieni di scrittori che sono andati via dicendoci che hanno vissuto cinque giorni indimenticabili e chiedendoci come poter vivere un’esperienza del genere anche nei loro Paesi. Questo Salone smentisce una scuola di pensiero di cui la gente è ormai stanca: non è vero che se alzi il livello il pubblico diminuisce, se alzi il livello può darsi che il pubblico smetta di essere pubblico e si trasformi in una comunità”.

Usa le parole giuste Lagioia, con lo stile per niente ingessato che lo caratterizza e l’entusiasmo di chi si è lasciato alle spalle i timori del punto interrogativo sollevato dalla nascita di Tempo di Libri. Che il Salone sarebbe stato un successo lo si è capito sin da giovedì. Anche gli appuntamenti off hanno fatto il pieno, dal reading di Furore con Baricco & Bianconi allo spettacolo su Bob Dylan al Circolo dei Lettori, dal tango all’alba alla festa di Twin Peaks alla Scuola Holden. Lagioia ringrazia gli editori e poi la strana coppia Appendino-Chiamparino che si è spesa con impegno per dare continuità all’evento torinesi.

Poi Lagioia ha aperto la porta: “I grandi gruppi che quest’anno non hanno partecipato sono invitati. Vi aspettiamo a braccia aperte: ritroviamoci in uno spirito di amicizia e collaborazione”.

“Voglio abbandonare per un attimo il ruolo di direttore e parlare come autore Einaudi: sono stato mortificato dal fatto che questa casa editrice abbia dovuto condurre una dura trattativa per poter strappare un piccolo spazio (lo stand del Punto Einaudi ovvero dei negozi ‘monomarca’ dell’editrice di via Biancamano, ndr). Invito dunque Mondadori a contribuire a buttare giù quel muro”

ha aggiunto il direttore del Salone facendo riferimento all’immagine guida del SalTo30.

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Per fare un raffronto con il 2016 bisognerà comunque attendere il dato sui biglietti staccati (lo scorso anno furono 126mila) visto che i dati citati si riferiscono ai visitatori.

Ma c’è un dato su cui molti sono d’accordo ed è quello che riguarda le vendite. Gli editori torinesi con i quali ho parlato (quelli che non si devono pagare le spese di albergo e di alloggio) sono andati in pareggio già venerdì sera e alcuni editori venuti da fuori regione ieri erano addirittura a corto di libri per l’ultima giornata di fiera.

Come ha detto Mario Montalcini alcuni visitatori hanno deciso di rinunciare al pass per pagare il biglietto pieno e sostenere la causa. Altri bibliofili hanno dimostrato meno fair play: per esempio quelli che hanno rubato diversi volumi della casa editrice Henri Beyle o quelli che hanno allungato le mani sui libri della Porto Editora ospitati da Scritturapura.

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Da domani, quindi, si comincerà a lavorare per l’edizione numero 31 che andrà in scena dal 10 al 14 maggio 2018. Una settimana di anticipo per evitare la concomitanza con Cannes e dare la possibilità al mondo dell’audiovisivo di partecipare all’evento del Lingotto. L’edizione che va in archivio in questi minuti, comunque, sarà ricordata come quella della rinascita. Senza se e senza ma.

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