Salone del Libro 2017, il futuro è adesso

Nelle prime due giornate del Salone del Libro tre interessanti incontri con Bruce Sterling, Federico Vercellone e Amitav Ghosh

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Quella in cui stiamo vivendo è un’utopia o una distopia? Quale importanza avrà l’immagine nella società del futuro? Perché la letteratura non si confronta con il tema dei cambiamenti climatici?

Nei primi due giorni del Salone del Libro, noi di Booksblog abbiamo assistito a tre incontri accomunati dalla tensione verso il futuro e da uno sguardo lungimirante su quanto accadrà negli anni a venire.

Federico Vercellone, professore di estetica dell’Università di Torino in libreria con Il futuro dell’immagine (Il Mulino), ha dialogato con Maurizio Cacciari sui temi del suo ultimo saggio. Ne è venuto fuori un incontro particolarmente vivace, in cui Cacciari ha sottolineato come quella occidentale sia, da secoli, una civiltà caratterizzata da un eccesso di immagine rispetto alle civiltà iconoclastiche. Vercellone ha sottolineato come l’immagine vada ripensata in un contesto nel quale le tecnologie sono una seconda natura, in cui gli individui soli aumentano esponenzialmente in un sistema di comunicazione globale e permanente, ma soprattutto in un mondo fatto di clan e di club con gusti e valori diversi costretti a convivere gomito a gomito. Come contrastare la diffusione di un mondo fatto di clan e di club? Affermando il proprio io con un’ecologia dell’immagine, scegliendo le immagini con cui vogliamo vivere e quelle alle quali è più sano rinunciare.

Nell’incontro sull’età ibrida, lo scrittore statunitense Bruce Sterling, si è speso a più riprese in elogi alla creatività del capoluogo torinese che lo ha adottato da alcuni anni. Si è parlato di alcune profetiche intuizioni del suo Tomorrow Now del 1999 in cui aveva immaginato un preoccupante monopolio di alcuni grandi player del mondo digitale (all’epoca si pensava soprattutto a Aol Time Warner e Microsoft perché Google era agli albori e Facebook sarebbe nato soltanto 5 anni dopo). Sterling non si è limitato a fare la conta delle “profezie” avveratesi (“Non ci voleva mica Nostradamus per capire che cosa sarebbe successo di lì a poco”), ma ne ha fatte di nuove: quella di un Zuckerberg che prima o poi entrerà in politica e un giorno o l’altro si candiderà alla presidenza degli Stati Uniti, quella di una criptomoneta capace di farci uscire dalla crisi e quella di un’Europa capace di cambiare nuovamente pelle: “Basterebbero sei settimane e un summit per creare un Superstato e fare una Costituzione europei. Pensate a come la situazione è cambiata molto rapidamente nel 1989. La creatività politica dell’Europa è qualcosa che stupisce sempre un americano”.

Amitav Ghosh ha presentato il suo ultimo libro, La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, sottolineando lo stigma che accompagna gli scrittori che vogliono fare letteratura parlando di uno dei problemi più importanti del nostro tempo. Chi si misura con i cambiamenti climatici viene sempre marginalizzato nella letteratura di genere o nella fantascienza. Il libro di Ghosh, edito in Italia da Neri Pozza, nasce dall’esigenza di porre l’accento sui temi ambientali e dare peso specifico a un confronto di idee che non può limitarsi all’enciclica papale Laudato sii e alla letteratura e saggistica di settore, ma deve trovare il proprio spazio nelle posizioni di rilievo del dibattito sul futuro del Pianeta.

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