Salone del Libro 2017, una questione di stile

Dalle scelte più tradizionali alle soluzioni sperimentali, dalla Stanza del silenzio a quella nella quale si registra l’audiolibro de “Lo straniero” di Albert Camus

Partiamo da una premessa: secondo me poco o niente si è perso per strada. Come ho già spiegato in un articolo di qualche giorno fa, io al Salone del Libro ci sono sempre andato per curiosare fra i banconi e gli scaffali della piccola e media editoria.

Quindi, a mio modo di vedere, chi – come L’Espresso – titola “In questo Salone mancano solo gli editori” non fa un buon servizio al lettore e ai possibili visitatori.

Gli editori ci sono e sono belli in forma, ritonificati dalla dieta dimagrante che ha alleggerito il Salone rispetto ad alcuni eccessi del passato. Mondadori non c’era già lo scorso anno, Feltrinelli c’è e ieri pomeriggio la coda per assistere all’incontro con Daniel Pennac era spropositata.

Passando fra i banconi e conversando con gli espositori che un mese fa erano a Milano il verdetto è sempre lo stesso: il venerdì di Torino è meglio della domenica di Rho Fiera. Un espositore ieri mi faceva notare una questione sulla quale non mi ero soffermato: “Al di là del calendario, pensa a una famiglia di quattro persone che volesse andare a Rho Fiera da Milano: fra biglietti della metro e ingressi erano 50 euro solo per entrare, senza nemmeno aver comprato un libro”.

D’altronde nelle scorse edizioni Einaudi portava forse McEwan, Franzen o De Lillo al Lingotto? No. Tutti e tre, però, a Torino ci sono venuti negli ultimi anni presentando i propri romanzi al Circolo dei Lettori. Il teorema secondo il quale il Salone di Torino abbia dovuto rinunciare ai grandi nomi a causa delle defezioni dei big dell'editoria nazionale regge fino a un certo punto. Anche perché un confronto fra le presenze di scrittori di peso a Tempo di Libri e nell’evento torinese fa pendere ancora una volta la bilancia dalla parte della kermesse subalpina.

Al di là del caldo tropicale della prima giornata (qualcuno ha malignato che, avendo abbassato i prezzi degli stand, al Lingotto abbiano spento il condizionamento degli ambienti…), dei pass che non entrano nelle buste di plastica (diventa subito enigmistica: si sa che noi bibliofili non brilliamo certo per senso pratico…) e del wi-fi latitante, il Salone sembra essere rinato.


Ci eravamo abituati al fiore all’occhiello e all'eleganza di Ernesto Ferrero e ora abbiamo un direttore, Nicola Lagioia, che si sbatte sulle fasce come Dani Alves, presenta gli eventi in maglietta, si riposa seduto per terra fra un evento e l’altro. Estroverso, vitale, i tifosi direbbero “uno di noi”.

Tempo di Libri clonando Torino ha costretto il Salone a ripensare la formula e le sezioni, ma anche a rimodulare gli spazi. Con l’abbassamento delle quote per metro quadrato, molta media e piccola editoria ha trovato maggiori spazi per proporsi. Certo rimane sempre la dicotomia fra gli stand incastellati e antifurto (penso al “fortino” di Feltrinelli) e l’ariosità e apertura di altri (Iperborea, Minimum fax, Baldini & Castoldi, e/o e molti altri).

Poi c’è la Piazza dei Lettori con una torre piena di libri davvero suggestiva. È un progetto di Colti, il nuovissimo Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti raccontatoci da Davide Ferraris.

Ci sono anche luoghi nei quali ci si può isolare dal rumore di fondo, come la Stanza del silenzio, o i temporanei studi di registrazione, come quello nel quale si può partecipare alla creazione dell’audiolibro de Lo straniero di Albert Camus.

Fra gli editori ci ha particolarmente colpito la scelta anti-convenzionale de Il Saggiatore che ha deciso di portare a Torino un solo nome: Joyce Carol Oates con la sua quadrilogia composta da I ricchi e Il giardino delle delizie (in libreria da qualche settimana) e Loro e Il paese delle meraviglie (in libreria a ottobre ma in anteprima al Salone). Intorno alla piccola torre dedicata alla scrittrice statunitense è stata allestita una piccola esposizione con i libri dell’editore specializzato in saggistica che avvolge il lettore creando un ambiente davvero suggestivo.

Foto | Ufficio Stampa Salone del Libro | Davide Mazzocco

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