Il sesso degli angeli o l’ossessione della preadolescenza

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Il sesso per gli adulti è tante cose: passione, violenza, pensiero stanco, estremo piacere, pagamento cash, pagamento online, dovere coniugale, dovere extraconiugale, esercizio noioso, sistema brucia calorie, l’impossibile, quello che prima era possibile, sogno, minaccia, turbamento passeggero, la signorina del piano di sotto, il pompiere del palazzo di fronte, George Clooney prima che ti facessero venire i dubbi, la nuotatrice bruna della corsia accanto.
E potremmo continuare all’infinito, ma non sarà mai quello che è per un ragazzino di 12 barra 13 anni.

Non sarà mai quel chiodo fisso, quel mistero bruciante che faresti di tutto per capire che cos’è, com’è, e magari anche perché il tuo cervello si è incastrato dentro a questo pensiero e non si schioda, e non ti dà tregua.

E allora è un affannarsi continuo di ricerche e quest’internet è una gran bella risorsa. E se un tempo ti minacciavano “che così puoi diventare cieco”, oggi il rischio, a causa delle ore e ore di schermo, è reale. Eppure non importa. Eppure non basta.

Continui a guardare, ti metti con la faccia nello schermo ma niente… manco si capisce bene come funziona veramente. E se anche la teoria fosse stata sviscerata completamente, se anche fosse tutto spiegato nei minimissimi dettagli, dove sono le sensazioni? E chi te le spiega? E chi ti aiuta a capire? L’istinto ti dice che la metà delle cose che ti raccontano i fratelli più grandi o i coetanei più smaliziati sono menzogne che, sull’argomento specifico, vanno due lire al chilo a tutte le d’età. Ascolti con gli occhi sgranati e non ti capaciti comunque, e non risolvi i dubbi, e non sciogli i nodi.

E quando i racconti dei fratelli e i film non bastano, ti attacchi alle barzellette, ai racconti dal barbiere, ai cugini in odore di latin lover, al parente lontano con la fidanzata svedese.
Eppure, seriamente, con te che sei alto un metro e una banana e hai la panza morbida da bambino e la guanciotta appena pizzicata dalla nonna, chi vuoi che parli seriamente di questa cosa?
Chi ti farà comprendere davvero “questo fatto” che ti stringe allo stomaco ogni santo giorno, ogni minuto che devi passare circondato da queste ragazzine con certe gambe lunghe (quasi tutta la tua altezza) che si presentano a scuola con dei jeans sempre più bucati (che però quello che vedi non ti basta mai), che ad ogni movimento agitano i lunghi capelli generando una brezza profumata che - contro la tua volontà - la testa, seguendo il naso, ti si piega nella loro direzione?

Subito dopo ti prende una voglia di alzarti, di muoverti, di girare intorno a quel profumo, di avere un contatto, uno qualsiasi, uno a piacere.

E allora va bene tutto, va bene il farle cadere il libro, il tocco della spalle, il lancio della pallina di carta, un’offesa bonaria sussurrata, una risata dubbia, pur di provocare l’ira funesta della Valchiria.
Lei, sollevandosi dal suo posto, con un ondeggiare ulteriore della profumata capigliatura, ti inseguirà in maniera convinta e con un involontario passo da pachiderma.
Tu avrai raggiunto il risultato, avrai finalmente un contatto. E mentre ti sta quasi picchiando - al grido “prussurè io ho faccio addeventà ancora chi curte se nun ’a fernesce (Professoressa vi avverto che se non la smette io, a botte, lo faccio diventare ancora più basso di quello che è”) - tu ridi in maniera irrefrenabile guardando, di sbieco e sotto i quasi colpi, il tuo compagno di banco con la faccia più soddisfatta del mondo.

Ve lo immaginate cosa possa significare insegnare a questo omino ferito dall’ossessione l’analisi logica, la donna angelicata, la lettura e la comprensione dei classici? Tra me, lui e i suoi compagni c’è “l’ossessione” che è più forte di entrambi, è subdola e sa usare la lingua a propio uso e consumo, trasformando, qualsiasi cosa io dica, in qualcos’altro, un qualcos'altro che le appartiene, inequivocabilmente.

E allora ogni testo è un percorso ad ostacoli, ogni frase va pesata in maniera maniacale. Pure, alla fine non ce la fai, non ce la puoi fare.

Di fronte a Petrarca finiscono con il commentare:”Se se, prussureeeeee, l’amore platonico…quella a Laura chissà che le piaceva….” E ovviamente gli altri si sentono abbastanza preparati per avanzare diverse ipotesi sui preferenze di Laura.

Parliamo di immigrazionee e della necessità di comprendere le ragioni di chi emigra? Parte un coro: Tamurriata Nera. E’ nato ‘nu creature, è nato niroooooo. Provo a spiegare da cosa nasce la canzone. Dopo un minuto mi rendo conto che mi sono avviata per una strada pericolosa: si cominciano a studiare le facce dei compagni per capire chi, in realtà, sia figlio di padre straniero e di colore e quali e quante fossero le virtù paterne, tali da attrarre l’attenzione dell’insaziabile madre.

Cerco di spiegare i gironi dell’Inferno? Arrivo faticosamente al girone dei lussuriosi. La classe si divide: una zona fa partire la lista delle mamme dei presenti che finiranno sicurissimamente in quel girone (dettagliando le motivazioni), un'altra zona chiede se esistono anche lì gironi di andata e di ritorno.

Parliamo del teatro di Goldoni? Parliamo di Mirandolina che chiede:”Chi mi domanda? E dove mi domanda?”.
Al dove “l’ossessione” ha generato, in maniera spontanea e irrefrenabile, una ridda di ipotesi che hanno cominciato a serpeggiare, sussurrate rumorosamente, sospese tra la pornografia e il fantascientifico, infarcite di tutte le informazioni raccolte in mesi di ricerche, di colloqui segreti, di letture, di barzellette, di sedute dal barbiere, di kamasutra caserecci, mescolate a risate grasse dei maschi alle quali fanno eco le risatine nascoste e sibilanti delle femmine.
Sono certa che Mirandolina, santa donna, per cinque minuti buoni, grazie all’ossessione, ha vissuto avventure che mai, pur nella libertina Venezia, avrebbe potuto immaginare.
Io, dal canto mio, ad un certo punto ho pensato che certe carriere sono più fortunate e longeve di altre. Di tutto il sussurro, un nome mi è arrivato abbastanza forte e abbastanza chiaro: Rocco.

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