Salone del Libro, una storia lunga trent’anni

Il 18 maggio 1988 nasceva il Salone del Libro che fra qualche giorno festeggerà il trentennale. Qualche ricordo sparso di un visitatore seriale

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Mercoledì 18 maggio 1988 il premio Nobel Yosif Brodskij tenne a battesimo la prima edizione del Salone del Libro. Quella di quest’anno sarà, dunque, la trentesima edizione di una manifestazione che è diventata uno dei punti di riferimento a livello continentale per il mercato editoriale.

L’idea del Salone fu presentata nel luglio 1987 per iniziativa del libraio Angelo Pezzana e dell’imprenditore Guido Accornero che all’epoca aveva acquisito il 33% dell’Einaudi. Già all’epoca si aprì una querelle con Milano: il sindaco dell’epoca, Paolo Pillitteri, voleva trasferire nel capoluogo lombardo la manifestazione, ma grazie all’appoggio dei grandi editori l’evento fu confermato a Torino. Quella prima edizione si svolse a Torino Esposizioni, con 530 editori e 100mila volumi esposti.

Ricordo che nelle settimane precedenti all’evento ci fu un gran parlare di questa nuova iniziativa. Io – che all’epoca avevo dodici anni – ci andai con un compagno di scuola e ricordo l’emozione che provai a camminare in questa immensa libreria. Ricordo anche che in quella prima edizione venne regalata, a ogni visitatore, una copia de La suora giovane dello scrittore torinese Giovanni Arpino. All’epoca io ero un lettore accanito di Jules Verne e degli albi di Asterix e nell’occasione acquistai un libro sui siti archeologici dell’Antico Egitto.

Nel corso degli anni il Salone del Libro ha cambiato più volte denominazione diventando Fiera del Libro (1999-2001), Fiera Internazionale del Libro (2002-2009) e, infine, Salone Internazionale del Libro.

In questi trent’anni ho vissuto il Salone come lettore, come studente, come giornalista, come espositore, come aspirante autore e come autore. Nelle sale del Lingotto ho ascoltato scrittori e poeti che mi hanno fatto maturare non solo come lettore e come autore, ma come individuo. Fra i miei ricordi più vividi ci sono una lezione di Umberto Eco sulle costrizioni in letteratura, un incontro con Zygmunt Bauman sulla “babele” contemporanea e la presentazione di Mainstream di Frédéric Martel, saggio che mi ha dato una nuova prospettiva per analizzare i fenomeni culturali di massa.

Ho sempre evitato gli stand dei grandi editori, esplorando invece quelli della media e piccola editoria. In un Paese dove escono oltre 60mila titoli l’anno, un evento come il Salone diventa prezioso per conoscere realtà altrimenti sommerse, per tenere d’occhio iniziative editoriali che provano a battere nuove strade.

A chi pensa che eventi di questo genere siano superflui e anacronistici nell’era del web e delle “bolle di filtraggio” di Amazon e Ibs che ci consigliano ciò che ci piace, non posso che opporre le mie (e non solo mie) convinzioni: il libro si sfoglia, si tocca e si annusa, con l’editore è bello confrontarsi vis-à-vis, vedere e ascoltare un autore dal vivo è molto meglio che lanciare un video su Youtube, un luogo fisico favorisce la conoscenza per serendipity di nuove realtà.

Lo so bene che posso trovare grazie alla Rete tutto quello che di libresco cerco e anche quello che di libresco non sto cercando ma sta cercando me, però, come diceva il poeta, “lasciatemi divertire”. E se c’è un evento a cui posso dire di voler bene questo è proprio il Salone del Libro, l’originale.

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