"Il vestito dei libri", l’importanza della copertina secondo Jhumpa Lahiri

La scrittrice Premio Pulitzer dedica il suo secondo libro in italiano al rapporto fra l’autore e le copertine dei propri libri

NEW YORK - MARCH 6:  Writer Jhumpa Lahiri attends the Fox Searchlight premiere of The Namesake at Chelsea West Theaters March 6, 2007 in New York City.  (Photo by Evan Agostini/Getty Images)

Jhumpa Lahiri, scrittrice londinese, originaria del Bengala, ma cresciuta negli Stati Uniti, ha dedicato il suo secondo libro italiano, Il vestito dei libri, al rapporto fra l’autore e le copertine dei propri libri. Questo breve saggio pubblicato da Guanda prende in esame una questione poco sondata dagli scrittori.

Non sono in molti a immaginare come lo scrittore abbia così poco a che fare con la veste del libro, dalla curatela “interna” alla copertina che gioca un ruolo determinante nell’attrarre l’occhio dei possibili acquirenti.

“Quando ho conosciuto la mia prima copertina ho sentito un senso di straniamento. È inquietante e quasi alienante perché la copertina non è mai una mia scelta: è un vestito che gli conferisce un altro. Purtroppo spesso ci sono pochi scambi, poco dialogo per quanto riguarda la copertina eppure è un elemento forte e identitario. Quindi quando il contenuto del libro e la copertina non hanno questa concordanza provo una sensazione di fastidio. Questo testo parla proprio di questo senso di fastidio e di disagio nei confronti delle mie copertine”,

9788823517462_0_0_1702_80.jpg ha spiegato Lahiri in una recente intervista a Rai Letteratura.

Secondo la scrittrice il processo di scrivere è un sogno e la copertina del libro rappresenta il risveglio. È una sorta di traduzione ulteriore delle sue parole in un nuovo linguaggio, quello visivo. Rappresenta il testo, ma non è parte di esso.

Come una traduzione, può essere fedele, o può tradire. Nella sua personalissima e intima riflessione, Jhumpa Lahiri esplora il processo creativo che sta dietro alle copertine dei libri, tanto dalla prospettiva di autrice quanto da quella di lettrice.

Sondando le complesse relazioni tra testo e immagine, autore e designer, arte e mercato, riflette sul ruolo di questa particolarissima uniforme, arrivando al cuore della questione: le copertine per lei hanno sempre significato molto e a volte sono riuscite a diventare “parte di lei”.

Se avesse il potere di scegliere da sé le proprie copertine, Lahiri opterebbe per una natura morta di Morandi o per un collage di Matisse. Ma ogni libro è un progetto collettivo e libri come questo sono utili per ricordar(ce)lo.

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