“Storie dal mondo nuovo”, Daniele Rielli

Un libro di non fiction fra reportage e letteratura

Il New Journalism, è vero, non è più tanto nuovo in termini di semplice cronologia, però la relazione tra il reportage e la scrittura più letteraria continua a essere viva e interessante, come dimostra anche il libro Storie dal mondo nuovo di Daniele Rielli, uscito in autunno per Adelphi. Una raccolta di dieci pezzi giornalistici che nascono principalmente dallo sguardo, oltre che dalla lingua che li alimenta, dell'autore:

“Lo sguardo che cerco di usare in questi reportage fondamentalmente non è unico, se non nella misura in cui c'è sempre un percorso di ricerca e di scoperta che, nella maggior parte dei casi faccio insieme al lettore”,

ha spiegato Rielli ad Askanews.

Il lettore che viene coinvolto, oltre che dai temi, che spaziano dal Transatlantico della politica italiana a un matrimonio tra miliardari indiani in Puglia, anche dalla strategia narrativa di Rielli, che procede per successivi svelamenti.

storie-dal-mondo-nuovo-rielli-cover.jpg“La cosa interessante è che faccio sempre delle ricerche prima di andare in un luogo e quando arrivi nel posto ti accorgi, spesso e volentieri, che le cose sono diverse da come le avevi immaginate, e quello è il primo segnale che la storia forse verrà bene”, aggiunge lo scrittore.

Insomma, tutti i pezzi si muovono lungo un qualche confine, come sta a testimoniare anche la magnifica fotografia di David Burdeny scelta per la copertina, soprattutto il confine tra ciò che ci è molto noto e ciò che ancora, in questo Mondo nuovo che cita Aldous Huxley, non siamo certi di sapere. La qualità più forte, diremmo quella decisiva, però, è legata al modo in cui Rielli racconta, facendo anche un uso sapiente della prima persona singolare:

“Io nel libro incontro Frank Serpico, che è un personaggio talmente forte, talmente completo di suo, che quello che si può fare è in pratica reggergli il microfono e tirarsi un po' indietro. In altri casi l'interazione più intensa dell'io narrante con ciò che sta vedendo può avere anche un senso narrativo, può aggiungere qualcosa a ciò che stiamo raccontando, sempre considerato che sono narrativi, ma sono reportage".

In qualche modo viene da dire che questo è un esempio del "giornalismo come dovrebbe essere", ma l'affermazione rischia anche di essere scivolosa: “Tutto un giornale scritto in questa maniera - ha concluso Daniele Rielli - sarebbe molto noioso e parecchio rischioso. È però una specialità a cavallo tra letteratura e giornalismo che si potrebbe forse praticare un po' di più di quanto facciamo”.

Come avviene nel mondo anglosassone, dove le scritture "ibride" sono incoraggiate e coltivate più che da noi. Ma Storie del mondo nuovo dimostra che le eccezioni esistono e sono interessanti.

Via | Askanews

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