“Burocrazia”, David Graeber

Nel saggio dell’antropologo David Graeber le ragioni dell’attrazione-repulsione nei confronti della burocrazia

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Perché con l’informatizzazione e lo sviluppo di tecnologie sempre più raffinate per il trattamento dei dati personali è aumentato il tempo che passiamo in mezzo alle scartoffie? È questa la domanda che si pone l’antropologo David Graeber in Burocrazia, un libro prezioso e sorprendente pubblicato da Il Saggiatore, casa editrice che sta portando in Italia testi molto utili per interpretare la contemporaneità, come quelli di Paul Mason e Ha-Jo Chang che abbiamo recensito negli scorsi mesi.

Perché Burocrazia è un libro prezioso? Innanzitutto perché affronta un argomento scomodissimo, rimosso dalla nostra società, trascurato dagli studiosi e, piuttosto, oggetto di romanzi figli dell’esperienza kafkiana.

Perché è sorprendente? Perché con rigore, precisione e argomentazioni solidissime, Graeber porta nel proprio saggio la cultura pop: James Bond e Sherlock Holmes, Batman, Spiderman e Superman, i poliziotti di film e serie televisive, la Compagnia dell’Anello e Harry Potter, prodotti culturali che spiegano (anche) il nostro rapporto con le norme, le regole del vivere civile e l’organizzazione burocratica.

burocrazia.jpg Nel primo capitolo Graeber si concentra sul rapporto fra violenza e burocrazia ovvero sull’utilizzo della forza (o sulla promessa dell’utilizzo della stessa) come presupposto per il mantenimento dell’ordine e delle regole volute dalla democrazia. Le istituzioni “si occupano dell’allocazione delle risorse all’interno di un sistema di diritti di proprietà regolati e garantiti dagli stati in un’architettura che, in ultima analisi, si fonda sulla minaccia dell’uso della forza”. Accanto all’hard power, il potere – spalleggiato dall’industria culturale – modella la società anche con il soft power, tanto che “non è insolito per un cittadino di una democrazia industrializzata contemporanea passare diverse ore al giorno a leggere libri, a vedere film o guardare programmi tv che lo spingono a interpretare il mondo con gli occhi della polizia e a partecipare indirettamente ai suoi exploit”. In questo lavoro di modellazione della società una parte preponderante dello sforzo è dedicata a soffocare e marginalizzare tutte le energie che si impegnano a immaginare e progettare una società diversa. Non a caso, molti regimi hanno avuto una vera e propria ossessione per poeti, scrittori e drammaturghi censurandoli e privandoli della parola, dando così “il segno di una fede profonda nell’arte e nella creatività e nel potere di cambiare il mondo”.

Nel secondo capitolo Graeber spiega come molte profezie degli anni Cinquanta e Sessanta non si siano avverate e, dati alla mano, il mezzo di trasporto pubblico più rapido al mondo (l’aereo ovviamente) abbia diminuito la propria velocità rispetto al precedente record del Concorde. L’antropologo statunitense non ha alcun dubbio: se non abbiamo “le macchine volanti” prefigurate in passato dalla fantascienza è colpa della burocrazia che con le sue scartoffie rallenta l’iniziativa e sottrae tempo prezioso. Citando l’esperienza personale, Graeber ci spiega come ormai sia normale per un accademico passare il 50% del tempo a sbrigare faccende amministrative e a riempire moduli e il restante 50% a fare ricerca e a insegnare. La burocrazia, insomma, sottrae tempo prezioso, blocca l’iniziativa, rende tutto più faticoso e, di conseguenza, rallenta il progresso.

Nel terzo capitolo Graeber mette il lettore di fronte a un’evidenza che spesso rimuoviamo dalle nostre esistenze e cioè che

“l’ordinamento giuridico, e dunque le zone in cui la violenza di stato è la garante suprema delle regole, si è ampliato sino a definire e codificare quasi ogni aspetto dell’attività umana. E così, come ho osservato in precedenza, abbiamo norme che ormai prescrivono di tutto, da dove si possono servire e consumare i diversi tipi di bevande a come si può o non si può lavorare, da quando si può o non si può andar via dal lavoro a quanto devono essere grandi i cartelloni pubblicitari per strada. La minaccia della forza invade ogni aspetto della nostra esistenza, a livelli che sarebbero stati semplicemente inconcepibili sotto il dominio di Elagabalo, Genis Khan o Solimano il Magnifico”.

Siamo sommersi dalle regole, magari le contestiamo, ma inconsciamente ne abbiamo bisogno, ci rassicurano. E anche il successo di Batman (sì Batman, avete letto bene) si deve a questo tipo di forma mentis modellata per decenni dalla società iperburocratizzata: se Joker è una personalità creativa e dinamica (un vilain che, sotto sotto, ci attrae per la sua inventiva), il supereroe in divisa da pipistrello è un reazionario, un tutore dello status quo e della burocrazia.

Per cui, ecco, la burocrazia sarà anche una delle parti più noiose della nostra esistenza, ma Burocrazia di David Graeber è un saggio brillante e godibilissimo che si legge tutto d’un fiato.

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