Lingue straniere: +11% per le cattedre di tedesco nelle scuole italiane

Ulrike Tietze, responsabile del Goethe Institut, spiega le ragioni del successo


Tra il 2015 e il 2016 sono aumentate dell'11,59% le cattedre di tedesco nelle scuole italiane, con una forte richiesta proveniente soprattutto dai licei scientifici. Gli insegnanti di tedesco sono passati dai 2.898, dell'anno accademico 2014-2015, a 3.278. Ulrike Tiezte, responsabile per la Cooperazione Linguistica e Didattica del Goethe Institut in Italia, spiega: “Ce lo ha comunicato il Miur nel 2016: hanno creato queste nuove cattedre e noi siamo stati molto felici perché c’è una forte richiesta da parte delle scuole per insegnare il tedesco ai ragazzi e così il Miur ha risposto in modo molto positivo".

La tenuta dell’economia tedesca di fronte alla crisi è, senza dubbio, uno dei motivi di questo successo: “E' dovuto certamente anche un po' al mondo del lavoro. La Germania è famosa per la serietà del lavoro, poi abbiamo anche saputo che con la conoscenza del tedesco anche in Italia uno può aumentare il suo stipendio”, ha sottolineato.

Con l'approvazione di otto decreti legislativi di attuazione della Buona Scuola, la possibilità di ampliare l'offerta formativa anche attraverso la realizzazione di percorsi di qualifica professionale è ormai quasi realtà.


Il ministero dell'Istruzione e il Goethe Institut hanno collaborato dal 2013 al 2016 per promuovere l'alternanza scuola-lavoro, tra le novità della legge 107 (del 13 luglio 2015), a tutti nota come la Buona scuola, con il sistema duale che è fiore all'occhiello della Germania. Per la responsabile per la Cooperazione Linguistica e Didattica del Goethe Institut in Italia, Ulrike Tiezte, è una buona legge:

“Io personalmente la trovo una riforma molto riuscita nell'ambito dell'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro. Come si sa nei paesi dove esistono sistemi duali c'è una bassissima disoccupazione giovanile. Il governo Renzi ha avuto il coraggio di introdurre questa alternanza scuola-lavoro anche se nei primi anni molto difficile da realizzare, però i ragazzi hanno per la prima volta la possibilità di entrare in aziende, di imparare dal mondo del lavoro, conoscere professioni diverse che solo nella scuola non avrebbero mai conosciuto e questo apre un po’ la mente verso l'orientamento professionale”.

Via | Askanews

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