La ragazza nel titolo

Proliferano i titoli con la parola “ragazza”. Un vero e proprio tormentone del marketing

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Il marketing, si sa, funziona per keyword, allusioni, analogie e suggestioni. Il titolo, insieme alla copertina, è la porta d’accesso al libro, l’elemento epidermico con il quale un volume deve attrarre. La copertina si guarda con gli occhi, il titolo con lo sguardo della mente.

Puntare su di un titolo assonante o su meccanismi fraseologici e semantici di comprovato successo è una scorciatoia che, molto spesso, porta a tic, quando non a vere e proprie ossessioni. Pensiamo al cinema, alle strade che produttori e distributori italiani hanno battuto per promuovere attraverso titoli accattivanti i film in sala: nei primi anni Settanta, dopo l’Oscar a Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto e ai successi dei film dai titoli chilometrici di Lina Wertmuller dilagò l’abitudine di snaturare i titoli delle pellicole straniere (César e Rosalie diventava l’aberrante È simpatico, ma gli romperei il muso, Z veniva trasformato in Z – L’orgia del potere facendo arrabbiare il regista Costa Gavras). Una decina d’anni fa ci fu la corsa ai film italiani con la parola “amore” nel titolo, poi incominciò la fase del riciclo creativo (si fa per dire) dei titoli delle canzoni della musica leggera nazionale.

L’editoria non fa eccezione. E la parola “ragazza” sembra diventata una specie di keyword per provare a entrare nella top ten. Il fenomeno è da attribuire al grande successo commerciale de La ragazza del treno di Paula Hawkins, bestseller planetario e uno dei libri più venduti anche nel 2016. Qualche anno fa c’erano stati La ragazza che giocava con il fuoco di Stieg Larsson e La ragazza di fuoco di Suzanne Collins: mentre il primo era la traduzione letterale del secondo capitolo della saga di Millenium, il secondo metteva in primo piano la protagonista femminile trasformando il titolo originale Catching fire.

Il successo de La ragazza del treno, invece, ha orientato molte titolazioni su questa keyword “forte”. La stessa Piemme - che con il titolo della Hawkins ha dominato per settimane la classifica dei bestseller italiani - nell’estate 2016 è uscita con La ragazza nel parco di Alafair Burke che nella versione originale si intitola The Ex. Qualche lettore deve avere abboccato all’esca visto che il noir ha fatto capolino nella top ten a cavallo di agosto e settembre.

Oggi, 4 gennaio 2017, esce nelle librerie La ragazza nell’ombra di Lucinda Riley e, anche in quest’occasione, la traduzione è infedele visto che l’originale si intitola The Shadow Sister.

In marzo arriverà nelle librerie La ragazza di Venezia, stavolta fedele traduzione di The Girl from Venice di Martin Cruz Smith.

Nell’ultima parte del 2015 ha ottenuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, mentre nel corso del 2016 ci sono state anche La ragazza con la bicicletta rossa (traduzione infedele di Girl in the Blue Coat) di Monica Hesse, La ragazza di mezzanotte (The Girl at Midnight in originale) di Melissa Grey e La ragazza di Brooklyn (fedele al titolo francese La fille de Brooklyn) di Guillaume Musso.

Una volta che il meccanismo funziona, insomma, si procede per clonazione e fino all’esaurimento della pazienza dei lettori.

Fra il pubblico degli Young Adult, per esempio, vanno fortissimo gli avverbi di tempo. Ne sa qualcosa Anna Todd che ha fatto il botto con After e Before, titoli mantenuti in inglese dalla Sperling & Kupfer, così come per il più recente Nothing more.

Al prima e al dopo fanno riferimento anche i bestseller di Jojo Moyes Io prima di te e Dopo di te, rivitalizzati dall’uscita cinematografica del film tratto dal primo dei due. Senza dimenticare che la scrittrice londinese aveva già dato il suo contributo al trend precedentemente descritto con La ragazza che hai lasciato.

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