Il senso di Matteo Renzi per la poesia iberoamericana

L’ex premier ancora una volta ammaliato dalla poesia iberoamericana

Lo abbiamo conosciuto come il Rottamatore, poi è stato il decisionista, l’aspirante riformista, l’uomo solo al comando, quindi il dimissionario in un Paese “dove non perde mai nessuno”. Eppure non abbiamo capito che dietro la scorza ruvida del leader si nasconde forse il cuore tenero di un poeta.

Tre indizi fanno una prova? A Matteo Renzi – o ai ghost writer che gli preparano i discorsi – piacciono i poeti iberoamericani. Indubbiamente è un salto di livello rispetto all’unto del signore che si limitava alle barzellette, talvolta sconce, in qualche caso di pessimo gusto, molto spesso sessiste.

Qui si fa poesia, letteratura. Certo, quella un po’ anodina, standardizzata e galleggiante che si insegna nelle scuole di scrittura, ma pur sempre letteratura. E così nelle occasioni più disparate, quasi fosse in una trasmissione di Fabio Fazio, Renzi cita poeti iberoamericani. Quasi sempre solo gli incipit, chiaro. La soglia d’attenzione dell’italiano medio non dura più di sei-sette versi, d’altronde, e lui lo sa bene. All’ottavo verso l’utenza della sua epica dell’ottimismo prende lo smartphone e controlla le notifiche.

Ieri chiudendo la direzione del Partito Democratico ha citato il poeta brasiliano Fernando Sabino, stavolta integralmente. La brevità della poesia glielo consentiva:

Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.

Nel febbraio di quest’anno, durante una visita all'Università di Buenos Aires, Renzi decise di declamare una poesia di Jorge Luis Borges sull’amicizia. Lancia in resta le milizie dei borgesiani smentirono la sbadata attribuzione e nel giro di poche ore sul web iniziarono gli sfottò ai danni del nostro ex Presidente del Consiglio. Alla fine si scoprì che l’autore non era uno dei più importanti scrittori del Novecento, ma un anonimo brasiliano.

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,
né tengo risposte per i tuoi dubbi o timori,
ma posso ascoltarti e condividerli con te.
Non posso cambiare il tuo passato, né il tuo futuro,
ma quando avrai bisogno ti sarò vicino.

Un errore può capitare a tutti chiaro. Borges dall’alto della sua divina ironia probabilmente avrà sorriso serafico per l’accostamento all’ignoto poeta lusofono.

Ma che la passione per la poesia iberoamericana sia profonda in Renzi - o nei ghost writer che gli preparano i discorsi - è indubbio. Nell’aprile 2015 citò una poesia d’amore di Pedro Salinas durante una comunicazione alla Camera in vista di un Consiglio Ue.

L’aria è ormai quasi irrespirabile
perché non mi rispondi:
tu sai bene che quello che respiro
sono le tue risposte. E ora soffoco.

Appena una quartina per far partire l’accostamento fra le morti dei migranti e le mancate risposte dell’Europa alle richieste di sostegno dell’Italia.

Fedele alla filosofia secondo la quale conta solo quanto pubblico riesci a raggiungere e non quanto in profondità riesci ad andare, Renzi non può che optare per poesie o brani di poesie che arrivino immediatamente ai destinatari. Insomma mica Luzi o il Montale più ostico, meglio un Saba o un Caproni. Il poeta sudamericano o spagnolo, poi, fa subito sinistra, è notoriamente più sensuale, meno cerebrale. Come diceva il postino di Neruda “la poesia è di chi gli serve”. E a Renzi la poesia serve ed è servita per sostituire la camicia bianca con le maniche rimboccate (©Jim Messina) che l’etichetta di Palazzo Chigi e dei viaggi diplomatici hanno messo in stand-by.

Nessuna concorrenza, dunque. Poeti state sereni.

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