DCM – Dal giornalismo al Digital Content Management, Alberto Puliafito

Il contesto, le pratiche e la deontologia nelle nuove professionalità dell’informazione

BEAVERTON, OR - MAY 09: Reporters work on their laptops as Democratic presidential hopeful Sen. Barack Obama (D-IL) speaks during a campaign event at Vernier Software & Technology May 9, 2008 in Beaverton, Oregon. Oregon will hold its Democratic primary on May 20. (Photo by Mark Wilson/Getty Images)

DCM – Dal giornalismo al Digital Content Management di Alberto Puliafito è un libro sul giornalismo online che contiene in sé tanti libri sul giornalismo. Edito dal Centro di Documentazione giornalistica, questo saggio affronta in maniera approfondita gli scenari della professione, la gestione dei contenuti sul web, il rapporto con il pubblico, il lavoro SEO e quello sui social, l’analisi delle metriche, le potenzialità delle newsletter e la figura del giornalista-imprenditore.

Il saggio – ricco di citazioni e link – analizza con lucidità il presente dell’informazione con tre livelli di lettura: in ogni capitolo le questioni prima elencate vengono affrontate da un punto di vista pratico, sotto il profilo deontologico e inserite nel contesto.

Con quindici anni di lavoro giornalistico alle spalle, di cui dodici online, Puliafito condivide con i lettori quelle che sono le possibilità e le criticità del giornalismo fatto sul web.

Mantenendo la giusta distanza fra gli estremismi del tecnottimismo e quelli di un anacronistico luddismo, ci spiega come in un mondo in continua trasformazione non ci siano formule magiche di successo, ma solo buone pratiche sulle quali costruire il proprio bagaglio di competenze. Chi vuole continuare a fare questo lavoro deve essere pronto a un aggiornamento costante, a un ampliamento di quelle che erano le competenze necessarie per fare lo stesso mestiere dieci o vent’anni fa.

Accanto alla pratica, spiegata con chiarezza, senza accademismi e inutili anglicismi, il saggio rivela un’approfondita conoscenza del contesto, delle avanguardie e delle possibilità, nel nostro Paese spesso inespresse, di un mezzo crossmediale e di sintesi. Gli esempi virtuosi elencati in DCM dimostrano come si possano mettere in campo progetti di successo rispettando tre valori cardine del giornalismo tradizionale: “unicità, valore aggiunto e servizio al pubblico”.

dcm-giornalismo-alberto-puliafito.jpg Ed è proprio il terzo livello di lettura, quello deontologico, a rendere il saggio di Puliafito prezioso in questo momento di acceso dibattito sulla qualità dell’informazione. Il rispetto del lettore viene innanzitutto da un’informazione capace di “unire i puntini”, vale a dire di lavorare sulla materia prima delle news, per creare contenuti unici e originali in grado di differenziarsi e di creare il valore aggiunto richiesto dai lettori più consapevoli. Il concetto è semplice: se il web ha trasformato le news in commodity, il giornalismo deve metterle in relazione, trovare le connessioni con l’approfondimento e dare un valore aggiunto alle questioni. Allo stesso tempo, come sostenuto da un testo capitale come Post Industrial Journalism, il giornalismo deve diventare, sempre di più, uno strumento di servizio al pubblico, far fronte alle richieste dei fruitori mantenendo saldo il timone su quelli che sono i principi di indipendenza e autonomia nei confronti della comunicazione politica o aziendale che sia.

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