L’Islam contemporaneo, Marco Demichelis

Un testo per approfondire la conoscenza del mondo islamico e per relativizzare il dibattito sul suo rapporto con l’Occidente

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Di Marco Demichelis noi di Booksblog avevamo già apprezzato Storia dei popoli arabi, pubblicato qualche anno fa da Ananke, proprio come L’Islam contemporaneo uscito di recente per lo stesso editore.

Nel suo ultimo saggio Demichelis approfondisce il rapporto fra l’Occidente e l’Islam partendo da una profonda conoscenza delle idee e delle correnti di pensiero che percorrono il mondo islamico, troppo spesso rappresentato come un monolite dal giornalismo e dal sedicente espertismo occidentale.

Obiettivo di Demichelis è fare piazza pulita di molti luoghi comuni che ritroviamo spesso nel dibattito mediatico, dallo “scontro di civiltà” al vittimismo dell’Occidente, poco propenso ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alle croniche crisi geopolitiche del Medio Oriente.

Spiega Demichelis che

“non si può non osservare come l’incremento della violenza nel mondo arabo contemporaneo sia soltanto in parte dovuto al radicalismo religioso, al contrario parte di questa escalation è legata a un interventismo e a una politica estera statunitense che dagli anni Ottanta si è completamente dissociata da un agire democratico; il legame tra lobbysmo saudita e Congresso statunitense è un argomento troppo vasto per essere dibattuto in questa sede; tuttavia, l’afflato fondamentalista in atto non è in alcun modo radicato su una effettiva conoscenza del religioso, ma su una sua evidente mistificazione utilitaristica e politica; in altre parole, il revanscismo islamico degli ultimi quarant’anni è figlio del neoliberismo petrolifero e fratellastro di quel sincretismo religioso che l’‘Islam politico’ ha facilmente cooptato per interesse”.

Alieno alle semplificazioni mediatiche con le quali sono stati descritti la parabola dell’Isis e gli attentati terroristici di matrice jihadista degli ultimi anni, il saggio di Demichelis mette spesso il dito nella piaga di un’informazione poco approfondita che si può contrastare soltanto conoscendo e relativizzando le questioni nodali del rapporto Occidente-Oriente:

“L’educazione e la ricerca all’interno di una realtà scolastica e accademica ancora ‘sana’ seppur deturpata da tagli e precariato è l’unica strada da percorrere per investire nella sicurezza ‘intellettuale’ del futuro, non attraverso la delegittimazione del ‘religioso’, ma lo studio del medesimo seppur in una società sempre più secolarizzata”.

img462.jpg Fra gli aspetti primari dell’analisi di Demichelis vi è la volontà di stemperare lo stereotipo secondo il quale la fede islamica non sarebbe in grado di concepire una società laica.

Il concetto abusato di “scontro di civiltà”, inoltre, andrebbe ridotto a ciò che è realmente, vale a dire uno scontro fra opposte propagande amplificato dai media.

I nodi della questione sono altri. Alla base dei conflitti che rendono incandescente il Medio Oriente e meno sicure le metropoli occidentali sono le ambiguità dei processi di decolonizzazione che non sono mai riusciti ad affermare con efficacia una vera indipendenza dal postcolonialismo e sistemi realmente pluripartitici e democratici. Una situazione sistematicamente favorita dalle superpotenze globali:

“l’uomo forte, che fosse Nasser o Bourghiba, un regnante o una famiglia clan, ha sempre irreggimentato qualsiasi governo verso la dittatura e il monopartitismo, con un ruolo sempre maggiore delle forze armate, ritenute garanti dell’autocrazia. Sia durante la Guerra Fredda sia dopo il 1989, inoltre, la democratica Europa, gli Stati Uniti o la l’Unione Sovietica non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno politico e finanziario all’uomo forte che avesse assunto posizioni rispettivamente filo occidentali o filo russe”.

L’ascesa dell’Isis e l’esportazione del terrore nelle metropoli o nelle località turistiche frequentate dagli occidentali non fanno eccezione e sono anch’esse frutto di scelte sciagurate di politica estera da parte di un Occidente incapace di interpretare il presente. Ecco perché libri come L’Islam contemporaneo sono un utile strumento di demistificazione delle narrazioni tossiche dominanti.

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