"Propaganda Pop", di Davide Mazzocco

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Quando uso una parola", Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, "essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno.”
"La domanda è", rispose Alice, "se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi.”
"La domanda è," replicò Humpty Dumpty, "chi è che comanda – tutto qui."

Quello che avete appena letto è uno dei passi più conosciuti di “Alice attraverso lo specchio” di Lewis Carrol. Un incipit sempre attuale quando si vuole parlare del potere della parola, o della parola al potere. Parola che assume un ruolo ancora più significativo e profondo quando è mediata, ovvero “rivelata” dai media, i mezzi di comunicazione della modernità.

Quando la parola diventa potere, allora si parla di propaganda, una propaganda “pop”, come la definisce Davide Mazzocco nel suo saggio “Propaganda Pop – Il fascino del consenso nell’era digitale”. Perché oggi, quando parliamo di propaganda, siamo molto lontani dal nazismo, dalla Pravda, dal MinCulPop. Parlare di propaganda oggi vuol dire osservarla da un’ottica più popolare, di uso comune, che non incute timore ma che è più invasiva, endemica, subliminale e trasversale di tanti anni fa. Popolare, perché adotta “elementi estetici e simbolici attraenti per il pubblico di massa”, attraverso l’utilizzo del Web, soprattutto.

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Sì, perché in quest’era democratica, in cui tutti ci sentiamo liberi di poter esprimere la nostra opinione, di diffondere attraverso i mezzi social e meno social il nostro parere, di comunicare addirittura tramite tweet con Renzi, Obama o il Papa, quello che ci viene fornito è un’illusione di libertà, dietro la quale si nasconde, ancora una volta, la propaganda. Che, per non risultare anacronistica, necessità di archetipi, costantemente reinterpretati e adattati ad ogni nuova situazione, e di parole chiave, che colmino la distanza e siano universali. Le parole chiave sono i titoli degli otto capitoli del libro: Nuovo, Libertà, Giovinezza, Consumi, Fede, Identità, Ambiente e Democrazia, tutte ampliamente spiegate con numerosi e pragmatici esempi.

Prendiamo ad esempio il concetto di “nuovo” o “novità”. Nella società contemporanea, l’aggettivo indica, soprattutto in politica, rottura, successo, diversità, cambiamento. L’America, che con la propaganda ci condisce praticamente tutto, dagli spot elettorali agli advertising dei pannolini, ha provato sulla sua pelle il concetto di “nuovo” con la figura del presidente – a breve uscente – Barack Obama. Afroamericano, pronto a stravolgere il nepotismo della Casa Bianca,  emblema del self made man, Obama per molti è stato dipinto come il punto di rottura totale dopo anni di governo Bush. “Yes we can” era il suo motto, possiamo farcela. La storia ci ha dimostrato però che non ce l’ha fatta come molti si aspettavano: e così durante il periodo in cui il Premio Nobel per la Pace è stato al potere si sono intensificati gli attacchi, non solo in Afghanistan, ma Siria, Somalia, Yemen, che la politica green tanto declamata si sia ridotta all’orto biologico di Michelle Obama e che soprattutto il divario politico e sociale tra bianchi e neri sia aumentato, come il numero di afroamericani uccisi negli ultimi anni.

Adattare gli archetipi alla società liquida. E' quanto ha messo in atto quella che a tutti gli effetti viene definita oggi un' icona pop: Papa Bergoglio, il pontefice della discontinuità, colui che ha reso “la fede qualcosa di visibile, palpabile”, che ha rinnovato le strategie di comunicazione del Vaticano, rendendole più vicine ai fedeli e all’uomo comune in genere.

“Se vuole sopravvivere in un mondo che erode con il lavoro e l’intrattenimento il tempo che in passato veniva riservato alla spiritualità, la fede cattolica deve diventare appetibile, seducente. La ricostruzione dell’immagine della Chiesa passa attraverso un messaggio semplice, lontano dai teologismi, ma anche dalla mondanità di una società la cui unica vera religione, universalmente condivisa, è quella del profitto”

E ancora: si parla della propaganda social, cinematografica (in HD oltretutto) di al Daesh, della comunicazione politica e bilaterale, basata principalmente su una forte propaganda identitaria – che passa per il web 2.0 – che punta sulla mostrificazione dell’Altro, e altri tipi di narrazione creati per eludere ed edulcorare la realtà dei fatti.

Esiste una soluzione? Sì, la Rete, la stessa che talvolta mistifica e illude: solamente una “una reale coesione dal basso potrà consentire alle masse di rinegoziare i principi della democrazia, le conquiste di due secoli di democratizzazione e la tutela dei beni comuni. Creare gli anticorpi per contrastare le narrazioni della propaganda pop è pertanto possibile, anzi: l’umanità non ha mai avuto a disposizione così tanti strumenti e informazioni per farlo”.

This picture shows the Pope Francis Twitter handle @pontifex, taken on March 15, 2013 in Paris. Argentina's Jorge Mario Bergoglio was elected Pope Francis during a conclave, becoming the first Latin American pontiff in an astonishing decision seen as a signal of greater openness for a troubled Roman Catholic Church. AFP PHOTO / LIONEL BONAVENTURE (Photo credit should read LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)

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