Basta avere fede

Ovvero della formazione e del long life learning

Silhouettes of crowd at a rock concert

La mattinata non è cominciata male.

Alle 8 meno un quarto, con un anticipo di 15 minuti netti, ero all’appuntamento con Grimaldi 1, la collega di perfezionamento, formazione e aggiornamenti, che ha il mio stesso cognome ma che è nata prima di me e quindi è la 1.
Certo lei aveva una colica in atto, ma il sacro fuoco della formazione, del long life learning e delle sante parole “mi devo togliere questo pensiero”, l’hanno buttata giù dal letto catapultandola nella mia multipla a metano.

Non ricordo se ve l’ho detto ma l’ho ribattezzata Carmelina, non la prof ma la macchina, perché è placida e sorniona, non potrebbe mai essere una Deborah o una Samanta e non ha nessuna intenzione di superare gli 80 chilometri orari con qualsiasi tipo di pendenza. Nelle discese arriva anche a 100.

E così con il dolore di Grimaldi 1, gli sbuffi di Carmelina e le mie chiacchiere ci siamo dirette verso Napoli. Dopo aver preso all’ultimo secondo l’uscita giusta, ci siamo immesse nel grande e accogliente caos della tangenziale napoletana.
A quel punto mi sono resa conto che stavo arrivando in città passando per il centro direzionale che, forse per amore di turismo amministrativo, ho circumnavigando un paio di volte prima di riuscire ad uscirne.
Carmelina finalmente fuori, si è trovata a suo agio nel ritmo lento-lentissimo del centro cittadino. Così bene che la speranza di arrivare in tempo languiva sempre più.

Io intanto scoprivo che Grimaldi 1 - non contenta del perfezionamento biennale che condividiamo e alla faccia di quelli che “gli insegnanti fanno 18 ore” - mi sta tradendo bellamente frequentando almeno altri due/tre aggiornamenti che le stanno svelando tutti i misteri del mondo affascinante e oscuro delle competenze e delle unità di apprendimento. Insomma, male che vada, invece di invocare madonne locali e internazionali, o i maghi di Hogwarts, posso sempre chiamare lei per capire come comincia, come finisce e soprattutto che c’è in mezzo ad una programmazione ben fatta.

L’ora dell’esame, le 10:00, si avvicinava pericolosamente.
Abbiamo deciso di abbandonare Carmelina in un parcheggio vicino alla stazione e di continuare in metropolitana.
L’ingresso nel parcheggio non è stato privo di ostacoli: un fiume di gente passava davanti all’entrata senza nessuna intenzione di fermarsi. Qualcuno ha anche sottolineato il rifiuto con sincera e gesticolante acredine. Insomma quei 5/6 minuti si è dovuto aspettare con le auto in coda che strombazzavano contro Carmelina, probabilmente invitandola a investire una quindicina di turisti/passanti/ambulanti che le intralciavano il cammino.
Di posto nel parcheggio ce n’era e ci siamo dirette verso la Metro a passo svelto, nonostante la faccia cerea della povera Grimaldi 1 sempre più dolorante. Miracolosamente non c’era fila alla biglietteria e ci siamo lasciate risucchiare dalle scale mobili della bellissima metro di Piazza Garibaldi fino a metà della prima scala.

Proprio lì, a metà, godendomi l’architettura contemporanea, mi sono ricordata che la tesina che stavo andando a discutere era pacificamente adagiata sul cruscotto di Carmelina e che da quella posizione sarebbe stato difficile presentarla all’esaminatore. Ho lasciato Grimaldi 1 ad aspettarmi e sono ritornata a prendere la tesina. Nel frattempo ho provato a chiamare la sede d’esame per cercare di capire che tolleranza c’era, mi hanno risposto che quello non era il numero giusto e che loro potevano darmi solo un consiglio:”Professoressa cercate di correre di più, sentite a me!”.

E ho corso, ho corso più che potevo, chili e fiatone permettendo, e sono riuscita a ritornare da Grimaldi 1 per infilarci in una metro stracolma ma che in pochi minuti ci ha condotte ad una stazione non lontana dalla sede d’esame. La strada la ricordavo più o meno, un controllo a google maps e siamo arrivate. Davanti all’antico portone dell’università altri professori/studenti in attesa. Io sudata e rossa come un peperone, Grimaldi 1 con l’espressione di una condannata a morte, e una mano sul fianco in fiamme, ma ce l’avevamo fatta, nessuno era ancor entrato.
Il resto della giornata è stato più tranquillo e siamo state onorevolmente promosse. D’altronde avevamo studiato e non è un caso che i nostri studenti ci reputino un fenomeno da baraccone: due adulte, prussuresse e vaccinate che studiano ancora e volontariamente? Cose da pazzi!

Terminato l’esame ci siamo dirette di nuovo alla metropolitana. Questa volta non siamo arrivate alle scale…alla biglietteria ci siamo ricordate di non avere preso la “giustifica” per la scuola, la prova provata dell’esame. E quindi ritorniamo all’università per poi riprendere la direzione parcheggio e recuperare Carmelina.
All’uscita della Galleria di Piazza Garibaldi un fenomeno paranormale: lo spazio antistante la Feltrinelli era stracolmo di gente, la libreria stava subendo un assalto in grande stile. Mi si è aperto il cuore.

Ho pensato che per questo paese c’è speranza, che in Italia certi fatti sono ancora possibili, che i ragazzi se gli offri un buon libro ancora si entusiasmano. Ho elaborato velocemente delle ipotesi: D’Avenia? Fabio Volo? Baricco? Un nuovo Harry Potter di cui non so nulla? La Ferrante che rivela la sua identità? Con la Grimaldi al mio fianco siamo riuscite a superare faticosamente il muro umano, un muro che oscillava compatto e che ogni tanto lanciava urla confuse e festanti. Che bello! Che bello questo amore per la cultura e per la lettura! Che bello vedere un muro di gente che conquista una libreria! Che sogno! La curiosità mi divorava. Ho chiesto ad alcune ragazze quale autore stessero aspettando. Sì, fuori l’autore.

Stavano aspettando Benji e Fede.

Tutta la mia giornata mi è sembrata improvvisamente una cosa folle e insensata. Grimaldi 1 con la colica, io sveglia dalle 6 del mattino, la nottata su libri e dispense, i test ripetuti 800 volte per non sbagliare, perché non sia mai che sbagli. Un cumulo di insensatezze, se poi finisci letteralmente contromano in un mare di gente.
Una tristezza sottile mi stava acchiappando alla gola e ho commentato ad alta voce che una folla così non si vede da nessuna parte. Ma un operaio, in pausa al bar davanti al quale stavamo passando, mi ha smentita immediatamente:“Come no Signo'? E' ‘a stessa folla che sta all’ufficio ‘e collocamento!”

Allora ho pensato che nella vita ci vuole fede ma non tutti abbiamo fede nelle stesse cose.
Certo se oltre ad avere fede, hai anche il fiuto, l’intuito e l’intelligenza di trovarti un compagno come Benji e di scrivere con lui canzoni e libri amati da una folla adorante, sei a cavallo.
Noi invece ci chiamiamo Grimaldi 1 e Grimaldi 2 e domani sicuramente ci aspetta un altro esame.

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