Le cose che non facciamo, Andrés Neuman

Una raccolta di racconti che è anche una lezione sulle potenzialità della forma breve

sur44_neuman_lecosechenonfacciamo_cover-1.png

Una delle convenzioni più usuali nel mondo dell’editoria è quella secondo la quale le raccolte di racconti dovrebbero avere un minimo comune denominatore, un filo rosso contenutistico che li lega. A volte quando la forma è particolarmente innovativa si può pubblicare in deroga ai dogmi imperanti attribuendo allo stile il compito di tenere insieme la struttura del libro.

Seguendo alla lettera questa logica di corto respiro probabilmente il libro di Andrés Neuman Le cose che non facciamo non sarebbe arrivato in libreria. Fortunatamente in giro ci sono ancora editori che tengono in considerazione l’unico minimo comun denominatore che conta veramente: la capacità di raccontare.

Nelle 155 pagine del libro edito da Sur ci sono ben 25 racconti: alcuni brevissimi, altri di più ampio respiro, alcuni in cui la scrittura galoppa lasciandosi andare al flusso di coscienza, altri in cui il controllo formale è estremo. In coda ai racconti ci sono quattro dodecaloghi che illuminano i lettori e i potenziali autori su ciò che è il racconto.

Il 39enne scrittore argentino racconta molte delle sfumature dell’animo umano, le esperienze che ci segnano in profondità: l’amore, il sesso, la morte dei nostri cari, la nascita di un figlio.

In Dare alla luce viene descritto il vorticoso turbine di sensazioni che travolgono un uomo che sta diventando padre nel corso del travaglio della sua compagna. In Dopo Elena un uomo rimasto vedovo passa in rassegna le persone con le quali ha intrattenuto rapporti di cordiale odio o di odiosa cordialità.

Ma il racconto più rivelatore è proprio quello che dà il titolo all’intera raccolta: Le cose che non facciamo.

Mi piace che facciamo le cose che non facciamo. (…) Mi piace il solletico che trasmettono ai nostri muscoli gli esercizi che enumeriamo senza eseguirli, le palestre dove non andiamo mai, le abitudini sane che invochiamo come se, desiderandole, il loro splendore si riflettesse su di noi. Mi piacciono le guide di viaggio che sfogli con quell’attenzione che tanto ammiro in te, con i loro monumenti, strade e musei dove non mettiamo mai piede, incantati da un caffelatte.

Ecco, mi sembra tanto che Neuman ci voglia dire che nelle cose che non facciamo c’è il segreto della letteratura, quella forma di compensazione di ciò che manca e di ciò che non viene fatto. Uno scrittore è qualcuno che dà un valore spropositato a ciò che non ha fatto e avrebbe potuto fare e a ciò che immagina e non può o non vuole fare.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 3 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO