Portici di carta dal 2017 anche in primavera

La manifestazione dedicata ai libri potrebbe svolgersi in concomitanza con Tempo di Libri

Nel primo week end climaticamente autunnale il centro di Torino è stato animato da Portici di carta, la manifestazione dedicata alle librerie e alla piccola e media editoria tradizionalmente in calendario all’inizio di ottobre.

L’idea di Rocco Pinto, portare i libri nella via e nelle piazze principali di Torino sfruttando i due chilometri di portici a disposizione ha riscosso, come al solito, notevole successo, tanto che l’ideatore della manifestazione – organizzata dalla Fondazione per il libro, la Musica e la Cultura – ha lanciato l’idea di un Portici a Colori da piazzare in calendario in concomitanza con Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria che si svolgerà a Milano dal 19 al 23 aprile.

L’idea è creare un Portici di carta primaverile, una versione ampliata e di vetrina della manifestazione Torino che legge, da un paio d’anni in calendario il 23 aprile, in occasione della giornata mondiale del libro.

La manifestazione dovrebbe prendere posto in calendario sabato 22 e domenica 23 aprile 2017.

Nei due chilometri della “libreria più lunga d’Italia” sono stati venduti 40mila volumi (Umberto Eco ed Elena Ferrante su tutti) e i visitatori sono stati circa 200mila.

Il pubblico ha donato 1500 volumi nell’ambito dell’iniziativa di solidarietà Un libro per ri-costruire, finalizzata alla ricostruzione della biblioteca di Arquata del Tronto e San Benedetto del Tronto.

Il ricordo di Umberto Eco

La manifestazione era dedicata a Umberto Eco e nel tardo pomeriggio di sabato alcuni amici di una vita si sono riuniti per ricordarlo. Ha detto bene Furio Colombo:

“È impossibile, a chi ha conosciuto Umberto, intrattenersi con tristezza parlando di lui. Quando gli anni passano, si piangono gli amici persi per strada, ma Eco fa eccezione, non porta tristezza neanche da morto”.

A ricordare gli anni del liceo sono stati Mario Garavelli e Gianni Coscia. Garavelli ha mostrato una cinquantina di disegni (alcuni dei quali sono visibili nella fotogallery di apertura) che Eco realizzava durante le spiegazioni. Schizzi in stile Jacovitti, con i quali il futuro scrittore e semiologo sintetizzava le spiegazioni relative alle poesie carducciane, all’assedio di Orleans e alla battaglia di Poitiers. Sono state lette alcune lettere giovanili contraddistinte dall’ironia e da quella inesauribile giocosità che Eco avrebbe poi portato in tutte le sue esperienze professionali.

Gianni Coscia, suonando la fisarmonica, ha fatto rivivere una canzone che Eco scrisse a 17 anni, innamorato di una ragazza alla quale non ebbe mai coraggio di dichiararsi. Coscia ha ricordato come, nonostante un tema da autentico fuoriclasse, Eco prese soltanto discreto all’esame di maturità. All’epoca il giovane studente destava più di una preoccupazione nella madre: “Vuole fare filosofia – diceva all’amico Gianni Coscia -, ha sempre la testa fra le nuvole: morirà di fame”. Ecco, 112 lauree ad honorem e milioni di libri venduti dopo possiamo ben dire che aveva ragione l’amico: “Stia tranquilla che di fame non muore”.

Foto | Portici di carta


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