Lo straniero, Albert Camus

Una straordinaria lezione di letteratura che in 74 anni non è invecchiata di un giorno

Sono passati settantaquattro anni da quando Gallimard diede alle stampe Lo straniero, il primo romanzo di un giovane saggista neanche trentenne. Fu l’epifania di uno straordinario scrittore, quell’Albert Camus che occupa un posto privilegiato nel Pantheon dei grandi della letteratura del Novecento.

Il libro è diviso in due parti. Nella prima si racconta la vita di Meursault, un uomo di origine francese che vive ad Algeri. In questa prima parte viene raccontata la sua indifferenza nei confronti della morte della madre e la relazione con una donna conosciuta in spiaggia, Maria. Contro la sua volontà e lasciandosi trascinare dagli eventi, Meursault commette un omicidio sparando quattro colpi a un arabo su di una spiaggia.

Nella seconda parte si racconta il processo, l’apatia del protagonista, la condanna a morte di Meursault e la sua presa di coscienza dell’indifferenza del mondo nei confronti dell’umanità.

Personalmente, uno degli elementi che mi hanno maggiormente affascinato del romanzo di Camus è l’incredibile capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore anche con una minuziosa descrizione dei “tempi morti” del protagonista. Il secondo capitolo del libro è dedicato a una domenica trascorsa a non fare nulla, a contemplare la città. Nulla progredisce nella trama, ma quelle sette pagine non sono affatto inutili.

Specialmente se vengono comparate a quelli che in altri romanzi sarebbero snodi narrativi sottolineati da solennità e squilli di tromba e che Camus, invece, ridimensiona per costruire il carattere indifferente e apatico del suo straordinario personaggio:

La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva.

Vale la pena interrogarsi su cosa accadrebbe oggi a un libro come Lo straniero. Probabilmente un editor casserebbe per intero quel secondo capitolo che è, invece, una straordinaria prova di osservazione e, quindi, di letteratura.

Una cosa è certa: dal 1942 a oggi questo libro non è invecchiato di un giorno.

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