La società pornografica, Rossano Baronciani

Un’acuta riflessione sulla società del narcisismo digitale

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È uscito pochi giorni fa La società pornografica, saggio di Rossano Baronciani edito da Effequ che analizza le mutazioni nella società dell’immagine e dello spettacolo all’epoca dei social media.

Ci siamo messi alle spalle un’estate furiosa, nella quale da più parti sono state sottolineate la stupidità, la superficialità, il narcisismo, la tuttologia e l’espertismo.

I candidati sindaci. I nuovi sindaci. Trump. Salvini. Renzi. Gli immigrati. Il tifoso francese che piange e il bambino con la maglia del Portogallo che lo consola. La Costituzione. Clint Eastwood. Il Fertility Day parte prima. L’attentato di Nizza. Le Olimpiadi di Rio. Il terremoto. Le vignette sul terremoto. Il Fertility Day parte seconda. Roma 2024. R.I.P. (nome a scelta). L’estate più calda del millennio. Il gol di Totti. Angelina e Brad che rompono.

Tutti che commentano tutto, ognuno con un’opinione su qualsiasi cosa. Negli spazi interstiziali dell’opinionismo endemico le foto delle vacanze, i selfie, le foto del piatto fumante, dei figli che crescono, del gatto, del cane.

Il pubblico e il privato senza più confini. Baronciani ha capito tutto e prosegue il lavoro iniziato un paio d’anni fa con il saggio Nella tana del Bianconiglio; insegnante di Etica della comunicazione e Cultura del progetto all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, ci spiega come l’overload di immagini che fruiamo e produciamo faccia di noi

inconsapevoli operai alla catena di montaggio delle immagini che devono essere viste, rassegnati voyeur di fronte al definitivo affermarsi dell’osceno, della società della pornografia.

Secondo il saggio dell’autore pesarese la nostra società

continua a costruire impunemente la più perfetta delle illusioni: getta una luce accecante su ciò che deve essere veduto confinando nel cono d’ombra le cose che devono rimanere nascoste, segrete alla vista.



Si giunge così al paradosso:

Ciò che prima era perfettamente riconoscibile come contenuto pornografico ha ceduto il posto allo sguardo pornografico, che si pone un po’ ovunque, perché è evidente che quando tutto è dato a vedere, non c’è più niente da vedere.

Ampio spazio viene dedicato ai social media, motori di una mutazione antropologica che conduce verso il narcisismo digitale. Alle manifestazioni più diffuse e innocue, Baronciani affianca quelle più becere (il selfie con il morto) e cattive (la madre che avvelena il figlio e posta su Facebook le immagini della sua malattia per ottenere like, l’operatore video che uccide la collega giornalista e posta il video sui social network).

Il narcisismo digitale cattivo è “più simile ai deliri di onnipotenza dei bambini che all’autocompiacimento degli adulti”.

Inserito nella collana Saggi Pop di Effequ, il saggio di Baronciani conduce il lettore in un agile viaggio all’interno di una società dell’immagine in costante trasformazione, una società che ha scelto di sessualizzare l’osceno, lasciando, al contrario, che la banalizzazione della violenza dilaghi sui media vecchi e nuovi.

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