Salone del Libro, l’Aie fa saltare l’accordo su Mi-To

L'Aie impone ai propri associati l'evento di Rho Fiera

salonetorino2012_06jpg

E alla fine gli editori hanno fatto saltare il banco. L’Aie, l’Associazione Italiana Editori, imporrà ai propri associati di partecipare solo e soltanto all’evento di Milano. L’idea del doppio evento sfuma e il documento con il veto del presidente dell’Aie, Federico Motta, è arrivato proprio questa mattina al tavolo tecnico al quale partecipano i rappresentanti dei ministeri, Massimo Bray per la Fondazione del Libro e Renata Gorgani per la Fabbrica del Libro milanese.

Noi di Booksblog lo scorso lunedì avevamo titolato con il punto interrogativo perché non ci fidavamo della posizione dell’Aie. E avevamo fatto bene, perché l’Aie vuole andare fino in fondo, essere padrona del proprio evento e non subordinata al direttivo politico-bancario dell’evento torinese.

I tentativi di far cambiare idea a Motta e soci non hanno avuto buon esito e l’Aie ha deciso di andare avanti incurante dei pezzi che ha perso e che perderà per strada.

A luglio, quando le tensioni fra Aie e Salone si erano intensificate, undici editori avevano scelto di uscire dall’associazione degli editori: Add, e/o, Iperborea, LiberAria editrice, Lindau, minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, Sur, 66thand2nd, ObarraO. A settembre alcuni editori si sono ritrovati al Circolo dei Lettori e hanno dato vita all’Associazione degli Amici del Salone del libro di Torino. Nelle ultime due settimane è così iniziato un tiro alla fune, oggi l’Aie ha dato lo strattone: chi è nell’associazione andrà a Milano.

Secondo il Mibact e il Ministero dell’Istruzione che tentavano di mediare fra le parti la posizione dell’Aie è assolutamente inaccettabile. L’aut aut imposto agli editori ha come obiettivo quello di sottrarre a Torino la parte fieristica e più spiccatamente commerciale.

Nelle scorse settimane l’Aie ha lavorato alacremente per togliere all’evento torinese la macchina organizzativa alla quale fanno riferimento IBF (il mercato dei diritti) e alcune delle sezioni più innovative dell’evento come Cookbook e Book to the future. Alcuni giorni fa, su La Stampa, Luca Ferrua dava per certo il passaggio della società Eventualmente dall’altra parte della barricata. Un vero e proprio assalto alle fondamenta della manifestazione che la prossima primavera dovrebbe spegnere le trenta candeline.

Insomma, in quella che in molti hanno già definito come la “guerra del libro” non vengono risparmiati i colpi bassi.

Quella fra Aie e Torino non è soltanto una guerra fra pubblico e privato come ha scritto giustamente qualcuno, la guerra in atto è anche quella della grande editoria milanocentrica contro la piccola editoria polifonica: l’Aie dice di rappresentare il 90% del mercato e gli editori all’opposizione sottolineano come si tratti del 90% del fatturato e non del 90% degli editori. La differenza in termini di pluralità di voci, esperienze e proposte è abissale.

Oltre all’opposizione dei transfughi, Motta potrebbe ben presto fare i conti con l’opposizione interna. Un po’ come Matteo Renzi con la minoranza Pd, Motta dovrà gestire editori come Carlo Gallucci che sono nel consiglio generale dell’Aie e hanno aderito all’Associazione degli Amici del Salone del libro di Torino.

Oggi, sul tavolo che stava lavorando a Mi-To, era arrivato anche il documento di quest’ultima associazione che riunisce i 72 editori dissidenti: non se ne farà niente. Domani a Roma si terrà la riunione che metterà fine al progetto di un festival congiunto Mi-To. Ci sarà anche il presidente dell’Aie Federico Motta, artefice dello scisma di cui appare sempre più difficile prevedere le conseguenze.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail