La lingua salva

Gli adolescenti, l'inglese, Giffoni e il Cammino di Santiago

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Oggi è stata una buona giornata.

Per ore mi sono immersa nei racconti dei nostri ragazzi, dei giurati del Giffoni Experience che in più di un caso abbiamo visto crescere, cambiare, maturare. Li incontriamo a settembre per capire chi potrà accompagnarci in una serie di incontri internazionali.
A distanza di due mesi mi hanno raccontato il loro Festival, la vita condivisa con i loro ospiti (meravigliosi, timidi, complicati, con una visione altra del mondo, coinvolgenti, bizzarri, silenziosi, artisti, fratelli separati alla nascita).

Mi hanno detto dei loro viaggi, del grande meeting a Varsavia con il papa, del loro Comenius, del breve viaggio al mare, della fuga a Londra. E mi sono commossa fino alla lacrime, e senza vergogna, quando una ragazza dai capelli di fuoco mi ha coinvolto nella fatica e nella gioia del suo cammino di Santiago. Il suo racconto vivo e struggente mi ha permesso di vederla gettare lo zaino, crollare stanca e piangere sopraffatta "perché Santiago è più di una meta, è più di una destinazione".

Uno dopo l'altro mi hanno svelato il perché delle loro passioni, delle loro ossessioni per serie TV che noi adulti a volte fatichiamo a seguire per la complessità della scrittura, per la forza poco rassicurante delle immagini, per la stanchezza pesante di giorni tutti uguali che ci divorano i neuroni.

Oggi è stata una buona giornata perché tutta la fatica fatta in notti insonni mi ha permesso di correre dietro a loro e ai loro amori, di afferrare la misura esatta delle loro osservazioni, di sapere quasi sempre di cosa stessero parlando saltando da Dexter a Lost, da Games of Thrones a Mr Robot, da Glee a Sherlock.

Oggi è stata una buona giornata perché tutti questi "fatti" ce li siamo raccontati in inglese e alcuni di loro mi hanno incantato con le loro pronunce pulite, la giustezza rotonda degli aggettivi che usavano con naturalezza, la loro seconda lingua indossata come un abito comodo e dalle mille sfumature.

Ho visto i loro pensieri, sentivo la loro mente lanciata, diretta, senza la necessità di alcuna traduzione ed era dolce perdersi in quel mare, spinta da occhi che si accendevano al riaffiorare di ogni ricordo.
Ho riconosciuto la fatica dei loro insegnanti bravi e testardi, della scuola buona (pubblica o privata che sia) che hanno frequentato.

Mi è stato chiarissimo il senso profondo della formazione e il contributo che Giffoni, il Papa, Santiago, Dexter e (perché no) i blog fatti con cura e passione possono dare tutti insieme.

Il compito delicato e fondamentale è quello di mettersi accanto alla scuola che da sola non ce la può fare e combattere con "quelli bravi" contro l'appiattimento, il silenzio, la paura, "l'Italia che mi sembra piccola e io so che me ne devo andare, perché io me ne DEVO andare, lo SENTO".

Dobbiamo rimanere svegli, reinventarci l'aggregazione, gli incontri "live", i momenti in cui possiamo correre in fretta con i nostri ragazzi, contribuire con caparbietà e fantasia al volo della loro mente agile e audace. Dobbiamo spargere scintille, spingere senza sosta verso precipizi spaventosi, proprio dentro le braccia di incontri illuminanti che squarciano il velo rassicurante dell'infanzia e mostrano la lunga strada che si apre dietro di esso.

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