L’ordine naturale delle cose, Antonio Lobo Antunes

Nella prosa poetica dello scrittore portoghese che oggi compie settantaquattro anni tutte le contraddizioni del Secondo Novecento portoghese

Meno noto dello scrittore José Saramago e del poeta Fernando Pessoa, Antonio Lobo Antunes è il “terzo uomo” della letteratura portoghese nel catalogo di Feltrinelli. Nella sua Crónica dello scorso 17 agosto, sul magazine Visao che ospita settimanalmente un suo editoriale, Lobo Antunes ha spiegato che cosa sia il suo mestiere:

Il mio lavoro è scrivere fino a quando le pietre non diventano più leggere dell’acqua. Non sono romanzi quelli che faccio, non racconto storie, non pretendo intrattenere, né essere divertente, né essere interessante: solo voglio che le pietre diventino più leggere dell’acqua.

Di questa ricerca della leggerezza L’ordine naturale delle cose è un esempio estremamente pregnante. A rendere leggera la complessa architettura di questo romanzo pubblicato all’inizio degli anni Novanta è la prosa estremamente poetica e raffinata di un autore da anni in odore di Premio Nobel.

Il romanzo di Lobo Antunes racconta la disgregazione di una famiglia portoghese nella seconda metà del Novecento. Dall’esperienza traumatica della dittatura salazariana al complicato approdo alla democrazia dopo la Rivoluzione dei Garofani, dai ricordi del colonialismo in Africa all’esperienza dei migranti, L’ordine naturale delle cose è una sorta di scrigno di storia portoghese virata in chiave poetica e surreale.

Ci sono un uomo sulle soglie dei cinquant’anni che vive con una diciottenne diabetica in uno squallido appartamento di Lisbona con il padre e la zia di lei, un ufficiale rivoluzionario arrestato e torturato dalla Pide, la polizia politica di Salazar, un ex agente dei servizi segreti che sopravvive vendendo corsi di ipnotismo per corrispondenza, una donna che sta morendo di cancro e uno scrittore che ascolta queste storie.

A un certo punto uno dei personaggi ha il coraggio di ribellarsi, pirandellianamente, al proprio autore:

…e tutt’a un tratto stamattina prima di incontrarti mentre mi stavo facendo la barba, l’ho capito e mi sono bloccato davanti allo specchio, cioè davanti a quel pezzo di specchio che ho in casa, con mezza faccia coperta di sapone, ho capito, rasoio a mezz’aria, che il tuo uomo non esiste come non esiste il noce, né il padre né la zia, né la Quinta do Jacinto, e nemmeno Alcantara, nemmeno il Tago, che mi stai facendo lavorare per due o tre banconote in una strana mistificazione, che hai inventato tutto per i tuoi capitoli, su confessalo, mi hai costretto a perdere il mio tempo…

ordine naturale delle cose Romanzo polifonico, lezione di stile nella quale i punti di vista vengono costantemente ribaltati, L’ordine naturale delle cose (Feltrinelli 2001) è il secondo volume della trilogia di Benfica cominciata con Trattato delle passioni dell’anima (Feltrinelli 1998) e conclusa con La morte di Carlos Gardel (Feltrinelli 2002).

Settantaquattro anni oggi, Lobo Antunes ha già pronti due libri – A ultima porta antes da noite in uscita a ottobre e Para aquela que esta sentada no escuro a minha espera che uscirà nel 2017 - poi, se, come confessa su Visao, Dio gli darà “vita e salute per fare”, scriverà altri tre libri che gli permetteranno di portare a termine il percorso narrativo iniziato quarant’anni fa con Memoria de Elefante. A quel punto “le pietre saranno più leggere dell’acqua”.

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