Libri da leggere nell’estate 2016: Sul soffitto, Éric Chevillard

Un romanzo sorprendente che ci spiega il valore dell’unicità e del relativismo

sul-soffitto-chevillard-copy.png

Un romanzo come Sul soffitto di Éric Chevillard è quel che ci vuole quando le pareti dell’estremismo e dell’omologazione tentano di costringere la realtà e la letteratura in una stanza buia e angusta. Uscito un anno fa per Del Vecchio è la prima traduzione italiana del 52enne scrittore di La Roche-sur-Yon.

Davanti alla raffinata architettura di questo originale autore che Oltralpe ha già ottenuto numerosi premi, non si può non provare ammirazione. Per la scrittura di Chevillard, il critico Olivier Bessard-Banquy ha coniato l’efficace definizione di “razionalismo assurdo”, un ossimoro che in due parole sintetizza quella che è la cifra stilistica del romanzo pubblicato da Del Vecchio.

Il protagonista della storia vive da anni con una sedia sulla testa. L’imposizione a scopi ortopedici è estremamente naturale, come se la sedia fosse un paio d’occhiali. Naturalmente non lo è altrettanto per chi sta dall’altra parte e giudica la persona da questa anomalia.

L’uomo con la sedia sulla testa viene trascurato dalla società che, per esempio, non pensa a coloro che devono vestirsi o muoversi in queste condizioni. La società dell’omologazione non accetta le diversità ed emargina (praticamente e non solo) chi si discosta dalla norma:

Non è previsto nulla per noi. Spesso, i soffitti sono troppo bassi. Tutti i vestiti che si infilano dalla testa hanno delle scollature ridicolamente strette. Per gli architetti e i sarti e come se noi non esistessimo. A loro non verrebbe in mente di lavorare pensando alla nostra singolarità, di tenerne conto, ma destinano le loro creazioni alla maggioranza e poco importa che non passiamo da queste gattaiole, essi mirano a un successo di massa, noi siamo una quantità trascurabile.

Compagni dell’uomo con la sedia sulla testa sono la signora Stempf che porta in grembo quattro, cinque o forse sei figli che si rifiuta di far nascere, Kolski che da tempo ha smesso di lavarsi perché ambisce a costruire una scultura con il suo fetore una volta che questo avrà raggiunto una consistenza solida. A un certo punto, costretti ad abbandonare il loro rifugio, il protagonista e i suoi compagni si trasferiscono a casa di Méline, ma il disagio di questa condizione soffocante li spinge a trasferirsi sul soffitto dell’appartamento.

Perché va da sé che noi non ci siamo sistemati sul soffitto per condurvi la vita di quelli di sotto – non saremo le stalattiti di queste stalagmiti. Non appena si prende un po’ di quota, molte cose che ci sembravano importanti vengono ricondotte a proporzioni più modeste,

spiega il protagonista che nella sua nuova vita “ribaltata” trova quelle sicurezze inimmaginabili con i piedi per terra:

In generale, la vita è molto più sicura sul soffitto. Non dobbiamo temere le inondazioni – perché le condutture difettose o i fiumi buttati giù dai loro letti dagli acquazzoni di rado provocano piene di quattro metri nelle case, e persino allora, noi saremmo sommersi per ultimi.

Apologo ricco di invenzioni, il romanzo di Chevillard costringe anche il lettore a camminare sul soffitto, gli mette per qualche ora una sedia sulla testa. Come i protagonisti devono contrastare la forza di gravità, così il lettore è chiamato a ribaltare la propria prospettiva e a provare a rispondere alla domanda che Louis-René Raffin pone ai suoi ospiti a testa ingiù: “Come fate a non cadere?”

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 20 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO