Il gioco delle parti, Ezio Partesana

Un saggio illuminante sulle strategie e gli obiettivi della propaganda contemporanea

Si intitola Il gioco delle parti l’illuminante saggio di Ezio Partesana pubblicato da Sensibili alle foglie che illustra i meccanismi della propaganda contemporanea mettendoli in relazione con l’ideologia capitalistica, con il mercato e con il mondo del lavoro.

Partesana spiega, innanzitutto, che cos’è la propaganda:

La propaganda fa parte di ogni conflitto, non deve essere elegante, ma efficace, ed è rivolta principalmente contro la propria parte. Serve a eliminare il dissenso, a mettere d’accordo uomini e donne che per ogni altra ragione avrebbero interessi contrapposti e giustizie diverse; era una forma retorica e oggi è uno strumento autoritario, atto a convincere i sottomessi a combattere di buona voglia, o almeno senza il rischio di troppo fuoco amico dietro alle spalle; non opera alcuna distinzione ma considera l’intera società come un unico corpo, in pericolo e sull’orlo della catastrofe,

ci dice nell’incipit di questo breve e densissimo saggio che si concentra su meccanismi e strategie senza produrre esempi, i quali, peraltro, sono sotto i nostri occhi quotidianamente.

La propaganda “pensa per slogan e ragiona per immagini” per cui è strettamente connessa alla società dello spettacolo e, inoltre, ha la sua forza nell’interazione poiché “la ripetizione è uno dei criteri di verità”.

Per raggiungere i propri fini, la propaganda ha tutto l’interesse a creare un eterno presente:

Nella propaganda non esiste propriamente il tempo. Occasionalmente si potrà fare riferimento a qualche evento remoto o a qualche data simbolica, così come si sfruttano i centenari di nascita e di morte degli artisti per qualche ristampa o convegno, ma sempre con la noncuranza di chi sa bene che in fondo la cosa è priva di importanza. Per la propaganda il tempo è il presente eterno e indistinto dell’urgenza e dello schieramento. E sotto il “così è sempre stato” si nasconde, naturalmente, il “e così dovrà essere”.

Pensando ai fatti di quest’estate, agli attentati che hanno caratterizzato le ultime settimane, compiuti da individui isolati, frettolosamente etichettati come aderenti all’Isis per convenienza e semplificazione, le teorie esposte da Partesana illuminano il lettore sui meccanismi propagandistici che contribuiscono a far emergere gli incendi che covano sotto la cenere del disagio e dell’esclusione:

il soggetto ideale della propaganda è un uomo solo, rinchiuso in una stanza vuota e senza memoria: disposto a uccidere altri e se stesso per uno spiraglio di luce, quale che sia.

Le narrazioni propagandistiche si caratterizzano per un orizzonte limitato di personaggi:

Le figure della propaganda sono poche ben determinate: il nemico, l’eroe, l’indifeso, la spia e il traditore, la vittima innocente, il potente nascosto nell’ombra, il difensore coraggioso della verità e pochi altri. La messa in scena non richiede variazioni che possano disturbare l’identificazione e la povertà delle figure ricorda la morfologia della fiaba con la quale la propaganda ha in comune la tentazione della ripetizione all’infinito dei riti di maturità o di passaggio.

L’estensione della produzione dei contenuti e il conseguente ampliamento del bacino di chi li consuma ha consentito ai messaggi di dilagare ben oltre quelli che erano i normali fruitori del passato:

Non sono più il capitano d’industria, il medico o il professore di diritto a dover essere informati, ma potenzialmente l’intero corpo sociale, e così la propaganda produce oggi, insieme ai personaggi tipici dell’epopea eroica borghese, anche figure di odio o di venerazione aggiornate al tardo capitalismo; in esse si mostra l’ideologia come ancella della propaganda più chiaramente che nel rozzo risentimento per l’immigrato senza lavoro, lo zingaro lesto o chiunque competa per ricevere la “grazia” di un posto di lavoro e un salario.

A creare le condizioni ideali per la proliferazione di queste narrazioni propagandistiche è l’informazione sempre più scadente:

il numero delle fonti che forniscono notizie si è moltiplicato a dismisura negli ultimi anni. Pur se spesso si tratta di centri di diffusione di informazioni raccolte da altri, che non hanno potere di verifica e controllo, la tecnologia e il basso costo del lavoro rendono oggigiorno possibile l’esistenza di innumerevoli organi di informazione.

Questa parcellizzazione e l’impoverimento delle redazioni permettono al messaggio propagandistico di diventare una delle materie prime di un’informazione che in passato poteva recarsi sul posto a verificare e oggi è costretta al desk dove può solo riportare e rielaborare.

Nel mondo dell’informazione valgono le regole di scambio del mercato:

la propaganda, come la pubblicità, utilizza il successo come indice di qualità; idealizzando il mercato e mantenendo la finzione che gli uomini siano liberi nei loro gusti e nelle loro scelte, fa credere che la quantità di vendite ottenute da un certo prodotto sia la riprova della sua qualità.

partesana-libro.jpg Se un leader politico si impegna quotidianamente, per anni, in un gioco di provocazioni e dichiarazioni estreme otterrà una visibilità pressoché intoccabile dettata dalla facilità dalla rielaborazione dei contenuti di basso livello da lui prodotti, dal traffico generato dagli stessi e dallo scadimento del livello di chi li deve trasformare in notizie. È un circolo vizioso, ma funziona.

Per Partesana l’informazione odierna è una “gran confusione sena memoria” atta “a demoralizzare chi tentasse di comprendere i meccanismi dell’ingiustizia, mentre non è di alcun ostacolo a chi quella ingiustizia esercita”.

La propaganda deve essere violenta, deve “rottamare” e movimentare “ruspe”, fare baccano, fare casino, usare un linguaggio sopra le righe, provocare a oltranza. L’unica preoccupazione di questo tipo di comunicazione deve essere di superare in “clamore l’odierna chiacchiera della comunicazione”:

Come bambini male educati, anche la propaganda strilla per farsi ascoltare da genitori distratti; poiché non può a rigor di termini, contare sull’interesse personale per suscitare attenzione, e poiché il mondo offre quotidianamente spettacoli raccapriccianti a chiunque abbia la pazienza di aprire un giornale la mattina, la propaganda deve per forza di cose esercitarsi a essere verbalmente più violenta di una società nella quale la violenza è il normale ordine delle relazioni.

La questione è che questi bambini male educati sono coloro ai quali deleghiamo il nostro presente e il nostro futuro. Mettere fuori gioco la propaganda è una sfida quasi donchisciottesca, ben vengano libri di demistificazione come quello di Partesana, un testo davvero prezioso nella comprensione del nostro mondo.

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